GAM: L’annuncio della Fed alla fine della riunione del FOMC del 16 marzo 2022 ha sorpreso per l’approccio aggressivo, con le proiezioni aggiornate per il tasso sui Fed Funds che lasciano intendere un “all in” nella lotta contro l’inflazione.
A cura di Robert Tipp, Managing Director, Chief Investment Strategist, and Head of Global Bonds di PGIM Fixed Income
Nelle sue dichiarazioni la Fed non si è soffermata sulle incertezze che circondano le prospettive economiche, salvo rilevare l’incertezza creata dalla guerra in Ucraina. La dichiarazione relativamente concisa della Fed si è piuttosto concentrata sul recente rafforzamento delle condizioni economiche, comprese quelle riguardanti l’occupazione e l’inflazione attualmente elevata. Ponendo l’accento su questi aspetti, i funzionari della Fed hanno intensificato con grande determinazione i loro piani per i rialzi dei tassi e hanno dato segnali di un probabile avvio delle Quantitative Tightening (QT) – ossia l’inversione dell’effetto dei programmi di allentamento quantitativo – per questa primavera, forse già durante la prossima riunione di maggio (maggiori dettagli potranno emergere dalla pubblicazione dei verbali di questa riunione tra poche settimane).
L’atteggiamento ora più aggressivo della Fed prospetta un totale di sette rialzi dei tassi quest’anno, seguiti da altri quattro l’anno prossimo, portando il tasso sui Fed Funds all’1,9% entro la fine del 2022 e al 2,8% entro la fine del 2023. La traiettoria ora su un livello superiore presuppone che il tasso sui Fed Funds rimanga fino al 2024 al 2,8%, cioè sopra la stima della Fed del 2,4% per il tasso neutrale di lungo periodo. Durante questo arco temporale, la crescita dovrebbe passare dal 2,8% di quest’anno a un più moderato 2,0% entro il 2024, mentre l’inflazione, allo stesso modo, rimarrebbe elevata al 4,3% quest’anno, ma con un rallentamento al 2,3% entro la fine del 2024. Nel corso di questi anni di aggiustamento, il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere intorno a un favorevole 3,5%-3,6% alla fine di ogni anno.
Alla conferenza stampa è stato chiesto a Powell quali effetti potrebbero avere i piani di una politica monetaria più severa, della Fed sul mercato del lavoro: in particolare, il tasso di disoccupazione potrebbe scendere ancora per poi rimanere a un livello basso pari al 3,5% fino al prossimo anno, come indicano le proiezioni della Fed? La risposta? Powell ha evidenziato l’attuale forte squilibrio tra la domanda e l’offerta di lavoro, dove le offerte di lavoro superano il numero dei disoccupati con un ampio e storico margine. Un inasprimento delle condizioni finanziarie, indotto dalla Fed, dovrebbe ridurre l’eccesso di domanda di lavoro e gli aumenti salariali associati, senza influire sulle attuali condizioni di occupazione e sul tasso di disoccupazione.
Coerentemente con le prospettive favorevoli della Fed per il tasso di disoccupazione in un contesto di politica significativamente più rigida da parte dell’istituto centrale, Powell ha fatto notare all’inizio della conferenza che la probabilità di una recessione è, a suo parere, bassa. E infatti mantenere la piena occupazione su base sostenuta richiede la stabilità dei prezzi. La Fed si è quindi avviata in una direzione volta a indurre condizioni finanziarie più “normali”, per usare le parole di Powell; condizioni finanziarie che potrebbero, partendo da qui, aiutare a sostenere l’espansione economica.
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