PIMCO : Venerdì scorso la Corte Suprema degli Stati Uniti ha invalidato i dazi che il presidente Donald Trump aveva imposto ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977.
A cura di Tiffany Wilding, Economista di PIMCO e Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO
La maggior parte dei dazi previsti dall’amministrazione per il 2025 saranno quindi revocati e gli importatori dovrebbero alla fine ricevere dei rimborsi.
Nel corso del tempo, tuttavia, le aliquote torneranno probabilmente ai livelli precedenti alla sentenza; l’amministrazione Trump sta perseguendo altre vie giuridicamente più sostenibili per ricostruire il regime tariffario. Non prevediamo che questi sviluppi sui dazi abbiano un impatto netto diretto significativo sull’economia statunitense.
La sentenza della Corte, approvata con 6 voti a favore e 3 contrari, ha importanti implicazioni per la volatilità della politica statunitense, anche se i dazi più elevati sono destinati a rimanere. Nel breve termine, l’incertezza sulla politica commerciale dovrebbe rimanere elevata, in attesa che vengano definiti i dettagli del nuovo regime commerciale. Alla fine, la sentenza dovrebbe contribuire ad alleviare l’imprevedibilità politica che ha ritardato le decisioni sugli investimenti e le assunzioni nel 2025. La capacità di Trump di minacciare in modo rapido e flessibile l’imposizione di dazi prima dei negoziati di politica estera per motivi di ampia portata è ora più limitata. Anche l’attuazione di dazi più sostenibili dal punto di vista giuridico è più complessa dal punto di vista procedurale. Questi vincoli procedurali dovrebbero alla fine andare a vantaggio sia dell’economia statunitense che di quella globale.
I dazi dopo la sentenza della Corte Suprema
La Corte Suprema ha sostanzialmente confermato la separazione dei poteri delineata dalla Costituzione, secondo cui la Casa Bianca dà esecuzione alle leggi, ma è il Congresso che le crea, e ha ribadito che il potere di bilancio, in particolare il potere di imposizione fiscale, compete al Congresso.
Invalidando i poteri di emergenza in materia di dazi doganali, la Corte Suprema ha promosso una ricalibrazione della politica commerciale e dell’autorità esecutiva degli Stati Uniti. Nello specifico, la sentenza ha invalidato i dazi reciproci imposti da Trump a circa 65 Paesi, i dazi sui beni non conformi all’USMCA provenienti dal Canada e dal Messico (l’USMCA è l’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada) e i dazi aggiuntivi sulla Cina (oltre ai dazi della Sezione 301 imposti nel 2018-2019).
Complessivamente, questi dazi IEEPA rappresentano oltre il 60% di tutti i dazi sulle importazioni statunitensi e costituiscono circa 8 punti percentuali dell’aliquota tariffaria effettiva media stimata al 13% nel 2025.
I dazi rimanenti includono quelli applicati ai sensi della Sezione 232 della legge sul commercio e comprendono un dazio del 25% sull’acciaio, del 10% sull’alluminio, del 25% sulle automobili e sui ricambi auto (con molte eccezioni, tra cui le automobili e i ricambi auto giapponesi e USMCA), del 25% sul rame, del 25% sul legname e del 50% su alcuni semiconduttori. Rimangono in vigore anche i dazi della Sezione 301 sulla Cina dal 2018 al 2019 (si tratta di un’imposta del 20% su tutte le importazioni dalla Cina).
La rapida risposta dell’amministrazione Trump: nuovi dazi
Nonostante la sentenza, i livelli dei dazi non dovrebbero cambiare molto. Esistono da sempre mezzi giuridicamente più solidi, ma anche più macchinosi, per applicare i dazi sia a livello di Paesi che di prodotti. L’amministrazione ha dichiarato che sta lavorando rapidamente per ricostruire ciò che la sentenza della corte ha annullato, applicando nel frattempo un nuovo dazio globale temporaneo.
Nello specifico, al momento della stesura di questo commento, il presidente Trump ha annunciato un dazio globale del 15% in base alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, indicando al contempo l’imminente introduzione di dazi a livello di singoli Paesi ai sensi della Sezione 301 e il mantenimento dei dazi esistenti su specifiche categorie di prodotti in base alla Sezione 232. Il dazio ai sensi della Sezione 122 sarà inizialmente applicato al 10%, ma riteniamo che alla fine salirà al 15%.
Il nuovo dazio del 15% ai sensi della Sezione 122 è un dazio ‘globale’, sebbene con alcune rilevanti esclusioni relative agli accordi di libero scambio esistenti e ad alcune categorie di prodotti già esentate dai dazi imposti in base all’IEEPA. Poiché può essere applicato solo per cinque mesi salvo rinnovo da parte del Congresso (eventualità ritenuta improbabile), lo consideriamo una soluzione temporanea, mentre l’amministrazione accelera l’iter per l’introduzione di dazi ai sensi della Sezione 301 e di ulteriori misure previste dalla Sezione 232. Permangono inoltre dubbi circa la legittimità dei dazi adottati ai sensi della Sezione 122, che rientra in una legge del 1974 concepita per far fronte a ‘gravi e persistenti disavanzi della bilancia dei pagamenti’ e a una ‘imminente e significativa svalutazione del dollaro’. Ciò detto, è probabile che eventuali contenziosi non vengano definiti prima della scadenza di tali dazi nel mese di luglio.
I dazi ai sensi della Sezione 301 richiedono l’avvio di un’indagine per poter procedere. L’amministrazione aveva già predisposto le basi per tali misure. Per esempio, riteniamo che sosterrà che le imposte sui servizi digitali adottate da molti Paesi, tra cui quelli europei e il Giappone, penalizzino in modo ingiusto le aziende tecnologiche statunitensi. Separatamente, è probabile che l’amministrazione affermi che diversi Paesi del Sud-Est asiatico, che fungono da intermediari nel commercio dalla Cina verso gli Stati Uniti, consentano in modo scorretto ai produttori cinesi di accedere al mercato statunitense beneficiando di condizioni tariffarie più favorevoli.
Rimborso delle entrate già riscosse ai sensi dei dazi imposti in base all’IEEPA
La sentenza richiede, almeno in teoria, che il Tesoro rimborsi i dazi IEEPA già riscossi: i dati del Tesoro suggeriscono che gli Stati Uniti hanno riscosso circa 175 miliardi di dollari, pari a circa lo 0,5% del PIL. Il rimborso rappresenterebbe un ingente trasferimento una tantum al settore delle imprese.
In pratica, il processo di rimborso rischia di essere complicato e ritardato. Lo U.S. Trade Representative ha affermato che il governo attenderà che i tribunali si pronuncino sulla questione dei rimborsi prima di iniziare a elaborarli e che, anche dopo l’avvio della procedura, ci vorrà probabilmente molto tempo.
Inoltre, i contratti commerciali tra importatori nazionali ed esportatori esteri possono essere complessi. L’entità che ha effettivamente pagato il dazio potrebbe non essere quella che ha sostenuto il costo economico del dazio, rendendo necessarie cause legali e ulteriori sentenze dei tribunali per risolvere la questione dei danni.
Stato degli accordi commerciali
Lo U.S. Trade Representative ha affermato che gli accordi commerciali stipulati sotto l’egida dei dazi IEEPA rimangono in vigore, anche se tali dazi IEEPA non lo sono più. La maggior parte di questi Paesi è rimasta in silenzio, ad eccezione di alcuni, tra cui l’Unione Europea, che ha fatto sapere per il momento di non voler procedere con una votazione in parlamento. In futuro, la mancanza di flessibilità dell’IEEPA potrebbe ridurre il potere negoziale degli Stati Uniti nelle trattative commerciali, in particolare in vista dell’incontro previsto tra il presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping, nonché in vista della revisione obbligatoria dell’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA).
Ripercussioni economiche
Gli effetti economici diretti della sentenza della Corte Suprema e della risposta dell’amministrazione Trump saranno probabilmente minimi. Con i nuovi dazi e le esenzioni, stimiamo che l’aliquota tariffaria effettiva media sia leggermente inferiore a quella precedente alla decisione dell’IEEPA: 11% contro 13%. La nostra visione di lungo periodo, tuttavia, è che le aliquote tariffarie si attesteranno intorno al 13% una volta introdotti altri dazi permanenti.
A seconda dei dettagli, potrebbero esserci vincitori e vinti a livello di singole aziende e singoli Paesi. I rimborsi potrebbero fornire un marginale sollievo temporaneo al settore corporate (a seconda di chi potrà beneficiarne), mentre diversi Paesi godranno di un sollievo temporaneo durante i mesi in cui saranno imposti i dazi ai sensi della Sezione 122. Per esempio, prima della sentenza di venerdì, Cina, Brasile, Giappone, area euro, Corea, Vietnam e altri Paesi erano soggetti a dazi “reciproci” negoziati compresi tra il 20% e il 40% sul commercio non coperto dai dazi su specifici prodotti previsti dalla Sezione 232. Questi dazi scenderanno al 15% fino all’introduzione di eventuali dazi permanenti più ampi ai sensi della Sezione 301.
Dubitiamo che le imprese trasferiranno ai consumatori il sollievo temporaneo attraverso adeguamenti al ribasso dei prezzi. Diversi studi suggeriscono che le reazioni dei prezzi alle variazioni dell’IVA e dei dazi tendono ad essere asimmetriche, poiché storicamente i prezzi si sono mostrati più rigidi in risposta agli shock negativi dell’IVA/dei dazi. Inoltre, con l’aspettativa di dazi permanenti in arrivo, le imprese saranno probabilmente riluttanti ad adeguare i prezzi fino a quando l’amministrazione non passerà al nuovo regime tariffario.
Conclusioni sui dazi statunitensi
Prevediamo che l’amministrazione agirà rapidamente per ripristinare l’aliquota tariffaria del 13% circa che esisteva prima della sentenza della Corte Suprema e che le implicazioni economiche dirette delle varie azioni saranno limitate. L’aumento a breve termine dell’incertezza della politica commerciale potrebbe lasciare il posto a una maggiore stabilità man mano che il quadro dei dazi diventerà più chiaro.
Eliminando uno strumento chiave che l’amministrazione Trump aveva utilizzato per imporre e minacciare rapidamente l’applicazione di dazi, la decisione della Corte costringe l’amministrazione a implementare i dazi attraverso mezzi più macchinosi e limitati, ma giuridicamente più solidi. Nel tempo, ciò dovrebbe ridurre la volatilità della politica commerciale e aumentare la fiducia delle imprese e delle famiglie nel prendere decisioni finanziarie future. In altre parole, la politica commerciale via tweet sta volgendo al termine.
Fonte: InvestmentWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




