Attualmente, con specifico riferimento alle PMI, l’offerta di credito bancario è principalmente limitata al breve termine ed è regolata per la quasi totalità a condizioni di tasso variabile. La bassa quotazione dell’Euribor (ad oggi prossima allo zero) consente infatti alle banche di proporsi con tassi relativamente…
A cura di Giampiero Meschino, founding partner di CrescItalia, società di consulenza strategica e finanziaria specializzata in PMI
accessibili, nonostante gli stessi siano determinati applicando spread estremamente elevati (per effetto del contenuto standing delle banche italiane riconosciuto dal mercato), impensabili e improponibili nel periodo ante crisi.
L’offerta di linee di credito a medio termine a condizioni di tasso fisso è invece pressoché assente, nonostante i livelli dello stesso siano ai minimi storici e i mercati finanziari sembrano non aspettarsi rialzi dei tassi di interesse a medio termine.
Alla luce di queste dinamiche, l’impellente necessità delle imprese di accedere al credito può portarle a sottovalutare non solo i costi da sostenere per ottenere questo finanziamento ma anche e soprattutto quelli che l’azienda dovrà affrontare per il rimborso negli anni a venire; probabilmente anche perché i deboli segnali di ripresa dell’economia italiana fanno credere che il momento di risalita dei tassi, che immancabilmente caratterizzerà il rilancio dell’economia, sia ancora lontano.
Tuttavia è necessario ricordare che la politica di rialzo dei tassi è regolata a livello europeo e potrebbe quindi di fatto anticipare la fase di crescita italiana. Le rate d’interesse dei finanziamenti già concessi a tasso variabile potrebbero così subire aumenti disallineati rispetto a quelli dell’economia reale italiana con aggravi importanti per i conti economici delle nostre imprese.
A fronte di questo rischio, oggi gli istituti di credito si limitano ad offrire al massimo contratti assicurativi o addirittura derivati che in teoria possono mitigare l’impatto di un eventuale rialzo dei tassi, ma le cui coperture sono generalmente limitate e i costi delle stesse piuttosto rilevanti.
In quest’ottica, la speranza per le aziende potrebbe essere quella di rinegoziare in futuro con le banche la riduzione degli spread sui finanziamenti in essere, ma risulta assai complicato realizzare questa opzione. Quindi un’oculata politica finanziaria consiglierebbe alle imprese di guardare da subito a forme di indebitamento a medio termine che offrano condizioni di tasso fisso, considerando anche che i livelli dei tassi attualmente sono ai minimi storici.
I possibili benefici dei mini-bond per le imprese
In questo quadro, i mini bond possono rappresentare uno strumento efficace.
Offrono infatti alle aziende l’opportunità di ottenere finanziamenti a tasso fisso e soprattutto con scadenze che in alcuni casi arrivano a 7 anni. L’emissione di mini-bond non ha inoltre ripercussioni dirette sugli affidamenti in essere concessi dalla banca all’impresa, non comporta alcuna segnalazione in Centrale Rischi e non prevede garanzie aziendali o personali.
L’assunzione di un debito obbligazionario può anche generare effetti favorevoli sul rating dell’impresa e, in ultima analisi, non concorre a saturare la sua capacità di accesso al credito. Senza contare effetti indotti di crescita culturale e di avvicinamento ai mercati finanziari non bancari.
Alla luce di queste considerazioni si stanno affacciando sul mercato numerose iniziative di fondi di mini-bond che, ancorché apparentemente simili tra loro, presentano tuttavia caratteristiche differenti che consentono ampie possibilità di scelta sia dal lato emittenti sia dal lato sottoscrittori.
Per quest’ultimi è importante che venga approfondito accuratamente l’effettivo profilo di indipendenza del gestore ed i singoli dettagli. Ad esempio, ci sono fondi di investimento in mini bond che offrono garanzie parziali per le emissioni in portafoglio: un aspetto di particolare attrattiva per i sottoscrittori dei fondi.
Fonte: BONDWorld.it
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