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Politica fiscale USA – Un colosso con i piedi di argilla

Lo scenario fiscale degli Stati Uniti è sempre più incerto e costituisce uno dei principali rischi per le previsioni sul periodo 2013-15. La presenza delle elezioni a novembre 2012 congela per l’anno in corso gran parte delle politiche vigenti, rimandando qualsiasi decisione al 2013. Dal 2013 in poi un elemento cruciale sarà la possibile divisione politica ….


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fra Casa Bianca e Congresso. Lo scenario a politiche vigenti è insostenibile: la mancanza di indicazioni per un piano di rientro rende possibili sentieri molto diversi dopo il 2013. Le proposte democratiche e repubblicane non risolvono l’insostenibilità dei conti federali e aumentano l’incertezza dello scenario. Il CBO (Congressional Budget Office) ha pubblicato l’aggiornamento semestrale dello scenario economico e fiscale per il prossimo decennio (2012-22). Il quadro è anche più desolante rispetto a quanto visto negli anni scorsi e soprattutto riflette una crescente incertezza sui trend dei conti federali. Come accade ormai da diverso tempo, il CBO elabora due scenari: uno scenario “base”, a legislazione vigente, ritenuto meno probabile; e uno scenario “alternativo” che incorpora l’estensione di un ampio numero di misure formalmente temporanee, ma ormai in vigore da quasi un decennio, quindi ritenuto più probabile. Il deficit atteso nel 2012 è ancora superiore a 1 trilione (1,079 trilioni). Se nei prossimi giorni il Congresso estenderà alcune misure in scadenza (taglio payroll tax, estensione fondi sussidi di disoccupazione), il deficit 2012 salirebbe di 101 miliardi di dollari a 1,18 trilioni.
A legislazione vigente il deficit si chiude in tempi relativamente rapidi, tornando intorno all’1,5% dal 2015 in poi. Tuttavia, a politiche vigenti, la chiusura del deficit è molto più contenuta. Per il 2013, il CBO prevede una crescita debolissima (1,1%), poiché ipotizza l’arrivo di uno shock fiscale derivante dalla scadenza di misure sulle imposte insieme alla riduzione di spesa incorporata nell’accordo di agosto 2011: il deficit a legislazione vigente passerebbe da 7% del PIL del 2012 a 3,7% del 2013. La previsione vede un tasso di disoccupazione in aumento a fine anno per via dell’attesa stretta fiscale. Inoltre, il rapporto segnala che nel 2016 saranno esauriti i fondi del Social Security Disability Fund e dal 2022 quelli della Medicare Hospital Insurance. I tempi per decisioni difficili si stanno avvicinando, ma la campagna elettorale in corso non dà indicazioni promettenti su questo punto. S&P ha segnalato a inizio febbraio che in assenza di un piano credibile di rientro dei deficit dopo le elezioni presidenziali, il debito USA potrebbe essere nuovamente declassato su un orizzonte compreso fra 6 e 24 mesi.

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1. Il 2012: incertezza a singhiozzo, come (e peggio che) nel 2011
L’anno fiscale 2012 è in corso ormai da più di 4 mesi e gli Stati Uniti, come ormai succede da diversi anni, sono ancora senza un budget approvato. L’esercizio provvisorio è gestito attraverso autorizzazioni temporanee di spesa (appropriation bills) per le voci di spesa discrezionale, mentre per le spese programmatiche le uscite non richiedono voti in Congresso. Nel 2012, come negli anni precedenti, i conflitti in Congresso riguardano l’estensione di diverse misure in scadenza, poi regolarmente rinnovate. Da un anno a questa parte le difficoltà a raggiungere un consenso politico si sono fatte più aspre e l’estensione delle misure in scadenza è stata attuata per tempi sempre più limitati, portando a maggior frequenza e intensità di scontri. Per questo, dopo un accordo dell’ultima ora a dicembre, le estensioni di 1) taglio della payroll tax, 2) sussidi di disoccupazione di emergenza e 3) blocco della riduzione delle tariffe dei medici che collaborano con Medicare, scadono a fine febbraio. E’ in dirittura di arrivo una legge di estensione di queste misure con un costo di 101 miliardi nel 2012 e di 40 miliardi nel 2013. Inoltre non sono stati affrontati altri aggiustamenti che possono essere attuati anche retroattivamente (primo fra tutti, l’indicizzazione dell’Alternative Minimum Tax), rendendo artificialmente più contenuto il totale delle misure da rinnovare nei prossimi mesi.
Il CBO prevede, a legislazione invariata, un deficit di 1,079 trilioni di dollari (7% del PIL), a politiche invariate, un deficit di 1,13 trilioni pari al 7,3% del PIL (v. figura 1 pagina precedente). Il deficit primario rimane ampio, a 5,5% del PIL. Il debito detenuto dal pubblico sale a 72,5% del PIL. La stima del CBO a politiche invariate sembra eccessivamente ottimistica, ed esclude alcune misure che molto probabilmente verranno estese. Secondo la stima del Committee for a Responsible Federal Budget (CFRB), estendere fino a fine 2012 tutte le misure in scadenza costerebbe (al netto degli interessi) 285 miliardi di dollari, con un aggravio sull’anno fiscale di 228 miliardi di dollari (1,4% del PIL). Gli effetti sul deficit totale sarebbero pari a 308 miliardi di dollari, includendo il costo degli interessi, pari a 1,9% del PIL (v. tabella 1). Gran parte delle misure è dal lato delle imposte; inoltre, alcune (AMT, blocco taglio tariffe medici, estensione payroll tax) saranno attuate quasi di sicuro. Il grado di restrizione fiscale sull’anno in corso dipende dalla copertura finanziaria, su cui i Repubblicani potrebbero insistere per limitare aggravi sul deficit e sul debito. L’incertezza sull’estensione delle misure e l’eventuale compensazione almeno parziale dei costi aggiuntivi frenano le aspettative di crescita, anche in presenza dei recenti miglioramenti congiunturali.
In conclusione, per il 2012 manteniamo l’opinione che gran parte delle misure in scadenza venga estesa, a parte l’ammortamento accelerato e che solo una parte dell’aggravio sul deficit del 2012 venga coperto con altre misure di segno opposto. Il deficit per l’a.f. 2012 dovrebbe essere di poco superiore a 1,1 trilioni di dollari. Segnaliamo però nuovi rischi in arrivo a fine estate sul fronte del debito. A gennaio 2012 il limite del debito è stato nuovamente alzato, questa volta in sordina grazie a una serie di misure bizantine incluse nell’accordo di agosto 2011. Tuttavia, è possibile che il nuovo limite possa diventare vincolante intorno a novembre 2012, mettendo nuove pressioni sul quadro politico proprio a ridosso delle elezioni presidenziali.

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2. Dal 2013 in poi: scenario a legislazione invariata (base)
L’incertezza sullo scenario fiscale cresce enormemente su orizzonti medio-lunghi. Come appare evidente dalle figure 1 e 2, il quadro a legislazione invariata è relativamente rassicurante, grazie ad ampie correzioni previste dalla legislazione sia sulle entrate, sia sulle uscite. Il rialzo “automatico” delle aliquote sui livelli pre-2001 contribuirebbe per circa 2,7% del PIL ogni anno fra il 2014 e il 2022. La correzione delle spese prevista dall’accordo di agosto 2011 contribuirebbe a una riduzione del deficit annua di 55 miliardi di dollari, 0,7% del PIL. Le entrate continuerebbero ad aumentare fino a stabilizzarsi intorno al 21% del PIL entro il 2022. Dal lato delle uscite, si avrebbe una convergenza su livelli compresi fra il 21,5 e il 22,5% del PIL, restando marginalmente al di sopra della media storica di 21% vista negli ultimi 40 anni. Le spese programmatiche aumenterebbero del 6% all’anno (14,3% del PIL nel 2022, dal 13,3% nel 2013), le spese discrezionali continuerebbero a scendere, dall’8,4% del 2012 al 5,6% del 2022, con un calo del 6,7% nel 2013 seguito da aumenti inferiori al 2% all’anno in media nel decennio considerato. La media delle spese discrezionali fra il 1972 e il 2011 è stata pari all’8,7% del PIL.
Con questo sentiero di entrate e uscite e un costo degli interessi contenuto (al massimo 2,5% del PIL dal 2020 in poi), il deficit scenderebbe velocemente all’1,5% del PIL entro il 2015, restando fra 1 e 1,4% negli anni successivi. In media, fra il 2013 e il 2022 il deficit sarebbe pari all’1,5% del PIL, con un saldo primario circa azzerato. Il debito detenuto dal pubblico toccherebbe un massimo di 75,1% del PIL nel 2013, per poi scendere successivamente fino a 62% del PIL nel 2022.
In questo scenario, la preoccupazione principale sarebbe l’enorme shock fiscale restrittivo in atto fra il 2013 e il 2015, che porterebbe a un drastico rallentamento della crescita. Un secondo punto da rilevare è che il sentiero di spese ed entrate non è credibile: infatti, lo scenario “base” non è lo scenario centrale del CBO. Dal lato delle imposte, la mancata indicizzazione dell’AMT gonfia in misura crescente le imposte sul reddito delle famiglie. Dal lato delle spese, la progressiva riduzione della spesa discrezionale si scontrerebbe con la necessità di mantenere in atto servizi essenziali. Infine, i tetti imposti alla spesa dal Budget Control Act priverebbe il governo federale di qualsiasi spazio di manovra per interventi contro-ciclici.

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3. Dal 2013 in poi: lo scenario a politiche invariate (“alternativo”)
Lo scenario base, descritto nella sezione precedente non è lo scenario più probabile. Per avere un quadro del sentiero di entrate e uscite nel prossimo decennio occorre incorporare ipotesi su politiche in atto o annunciate, diverse rispetto alla legislazione vigente. Il quadro che si ottiene è molto diverso rispetto allo scenario base. Le principali politiche divergenti rispetto alla legislazione vigente sono le seguenti.

Spesa
a) Operazioni militari all’estero. La legislazione prevede spese per 1,4 trilioni di dollari per le operazioni in Iraq e Afghanistan e possibili altri interventi. Il CBO ipotizza, in base agli annunci fatti finora, che la riduzione delle truppe all’estero sia in atto fino al 2015, risparmiando circa 880 miliardi di dollari nel periodo 2013-22.
b) Altre spese discrezionali. Le spese al netto della difesa sono vincolate oggi dal Budget Control Act di agosto 2011, che prevede una drastica riduzione di 110 miliardi nel 2013 (-6,7% rispetto al 2012) seguita da aumenti medi del 2% annuo. Sono possibili altri sentieri per questa componente della spesa: una crescita pari a quella del PIL nominale porterebbe a un aggravio di 3 trilioni sul decennio; una crescita pari al tasso di inflazione costerebbe 1,4 trilioni nel decennio. Un blocco totale delle autorizzazioni di spesa farebbe invece risparmiare 930 miliardi di dollari. Invece, l’eliminazione dei vincoli di spesa imposti dal Budget Control Act porterebbe a una spesa complessivamente più elevata di 845 miliardi di dollari nel periodo 2013-22.
c) Tariffe pagate da Medicare ai medici. A partire da marzo, le tariffe dei medici convenzionati con Medicare sarebbero soggette a vincoli (definiti sulla base di una regola di “tasso di crescita sostenibile”) previsti dalla legge e modificati “temporaneamente” ogni anno da diverso tempo. In base alla legge, le tariffe dovrebbero essere ridotte del 27% a marzo e subire ulteriori riduzioni negli anni successivi. Ipotizzando di stabilizzare le tariffe sui livelli 2012 implicherebbe un aggravio di 9 miliardi nel 2012 e 316 miliardi nel 2013-22.

Entrate
La legge prevede che tutte le misure estese nel 2010 vengano a scadere nel 2013. Queste misure riguardano le aliquote delle imposte sul reddito delle persone fisiche, le detrazioni per figli a carico, l’imposta di successione, l’inclusione di crescenti classi di reddito nel gruppo soggetto all’Alternative Minimum Tax. Inoltre, sarebbe anche eliminata la riduzione dell’aliquota della payroll tax, per ora estesa fino a febbraio 2012. Il costo di estendere ciascuna di queste misure è indicato nel grafico qui sotto. Se tutte le misure in vigore oggi venissero estese sul decennio, l’aggravio per il deficit sarebbe pari a 5,4 trilioni di dollari. Se venisse esteso il taglio della payroll tax ancora per i restanti 8 mesi dell’a.f. 2012, si aggiungerebbe un costo di 75 miliardi di dollari.

a) Estensione della riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle imposte di successione e donazione. Queste misure sono in atto dal 2001 e sono state regolarmente estese da amministrazioni diverse negli ultimi dieci anni. In caso di ulteriore estensione fra il 2013 e il 2022, la riduzione di entrate sarebbe pari a 2,8 trilioni di dollari.
b) Indicizzazione della soglia di reddito soggetta all’Alternative Minimum Tax (AMT). L’AMT era prevista per ridurre il rischio di elusione fiscale da parte di contribuenti con redditi elevati; tuttavia, la soglia inclusa nella legge istitutiva non è indicizzata e per mantenere contenuta la percentuale di individui che ricade sotto questo tipo di tassazione ogni anno viene approvata una correzione ad hoc, che non modifica il sentiero successivo delle entrate. Rendendo automatica l’indicizzazione ridurrebbe le entrate di 840 miliardi nel decennio.
c) Attuando a) e b) congiuntamente, per via dell’interazione delle due classi di misure, il deficit aumenterebbe di 4,6 trilioni di dollari nel periodo 2013-22 ; le entrate sarebbero a regime pari al 18% del PIL.
d) Estensione di altre misure. Includendo un’estensione di tutte le misure in scadenza nel decennio comporterebbe un aggravio complessivo dal lato delle entrate di 5,4 trilioni di dollari (che salgono a 5,475 trilioni se si include l’estensione del taglio della payroll tax nell’a.f. 2012).
Lo scenario “alternativo” del CBO prevede le seguenti ipotesi: a) estensione di tutte le misure temporanee sulle imposte per il decennio (con l’esclusione del taglio della payroll tax); b) indicizzazione dell’AMT; c) stabilizzazione delle tariffe Medicare sui livelli attuali; d) eliminazione dei vincoli sulla spesa discrezionale derivanti dal Budget Control Act. Il risultato è un deficit medio nel decennio pari al 5,4% del PIL e un sentiero esplosivo del debito detenuto dal pubblico che arriverebbe al 94% del PIL (senza stabilizzarsi) nel 2022. L’estensione delle misure elencate sopra avrebbe un crescente impatto sul servizio del debito che contribuisce all’insostenibilità del quadro. Il costo degli interessi sul decennio sarebbe più elevato di 833 miliardi rispetto allo scenario a legislazione vigente. Come appare dalle figg. 1 e 2, la differenza fra i due scenari è ampia, il deficit in media è più ampio di 3,9pp del PIL nello scenario alternativo sul periodo 2013-22. Lo scenario alternativo del CBO è condiviso da altri previsori bipartisan (v. per esempio Committee for a Responsible Budget).

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4. Conclusioni
Il 2012 è un anno elettorale: prevediamo che gran parte delle misure in scadenza vengano estese per un altro anno, con copertura parziale sull’anno in corso (distribuita invece nel periodo 2014-22). Dal 2013 in poi le scelte di politica fiscale sono drammaticamente difficili. A legislazione vigente, il sentiero del deficit è benigno. Tuttavia, questo sentiero è incompatibile con le politiche vigenti e con le piattaforme elettorali di tutti i candidati. Inoltre, è possibile che da gennaio 2013 ci sia una situazione di Governo diviso, nel caso in cui Obama sia riconfermato ed entrambi i rami del Congresso passino a una maggioranza repubblicana (al momento ipotesi centrale). In uno scontro frontale fra Congresso e Presidente potrebbe essere difficile modificare la legislazione vigente, con la conseguenza di avere dal 2013 in poi una restrizione fiscale di dimensioni enormi dal lato della spesa, con implicazioni negative sullo scenario di crescita, a fronte però del mantenimento di imposte sui livelli attuali (quindi ancora con un debito esplosivo). Alternativamente, in uno scenario in cui Congresso e Presidente sono Repubblicani, lo scenario dipende da chi sarà il nuovo Presidente. Le linee principali dei programmi dei candidati Repubblicani e del presidente Obama sono rilevanti (su questo tema rimandiamo a focus ad hoc) e in totale conflitto fra loro.
L’incertezza sulla politica fiscale dal 2013 in poi regna sovrana e rappresenterà l’elemento principale di rischio per le previsioni macroeconomiche sull’orizzonte 2013-15. In assenza di indicazioni di un piano coerente su entrate e uscite, il 2013 potrebbe ricalcare il 2012 con estensioni di alcune misure (AMT, taglio delle aliquote). Tuttavia, ci aspettiamo una più massiccia restrizione fiscale complessiva a partire dall’anno prossimo, con misure (automatiche e non) che potrebbero complessivamente aggirarsi fra l’1 e il 2% del PIL (con rischi di restrizione più ampia).
Un elemento positivo dovrebbe essere la minore stretta da parte degli Stati che dovrebbero imporre misure meno profonde per soddisfare i loro vincoli di bilancio in pareggio. Debito/PIL: l’unico scenario sostenibile è quello che non si realizzerà
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Fonte: Intesa San Paolo Spa


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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