PORTOGALLO_BANDIERA

Portogallo: un altro anno di scelte difficili

Nonostante il superamento dell’obiettivo 2011, per riportare il deficit al 3% del PIL nel 2013 dal 7,5% del 2011 il Portogallo necessiterà di manovre correttive per 9,5 miliardi di euro (2,8% di PIL all’anno) che andranno a cumularsi alla correzione di oltre 5 punti di PIL prevista dal Budget 2012. Uno sforzo di quest’entità dovrà essere ponderato con ….


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cautela, perché rischia di spingere il Paese in una spirale recessiva. D’altronde, in mancanza di misure aggiuntive, il deficit rischia di rimanere sopra il 6% del PIL e il debito potrebbe toccare il 130% del PIL nel 2014. È probabile che il Portogallo non possa tornare sul mercato nel 2013 a costi accettabili. Un nuovo programma di correzione economica UE-FMI sembra opportuno.

In un documento dello scorso 19 gennaio, il Governo portoghese stima il deficit 2011 al 4% del PIL dal 9,8% del 2010, un risultato che, a prima vista, è migliore del target di -5,9% concordato con Commissione UE e FMI nella seconda review. In realtà, in assenza di misure straordinarie per 3,5% punti di PIL (6 miliardi di euro), il deficit avrebbe chiuso al 7,5%. I proventi straordinari derivano dal trasferimento al settore statale dei fondi pensione delle banche. Il Governo, nel documento ufficiale citato, implicitamente assume che lo sforamento di spesa 2011 non impatti il tendenziale dal momento che mantiene invariata la stima di saldo primario strutturale 2011 al -2,6% del PIL. Corretto per il peggioramento dell’1,6% al netto delle misure una tantum, il saldo strutturale chiuderebbe in realtà al -4,2% del PIL.

Dato il vincolo del programma UE-FMI, le stime governative mantengono un obiettivo di deficit al 3% nel 2013, coerente con un miglioramento cumulato di 5,4 punti nel saldo primario. Lo sforzo implicito nel Budget 2012 è di 3,8 punti di PIL, che si somma alla correzione fiscale già attuata sul 2011–12 (7,5 punti di PIL). Il mancato rispetto dei target comprometterebbe l’equilibrio finanziario del programma di correzione economica UE-FMI, impedendo il via libera all’erogazione della terza tranche di aiuti, il cui esborso è previsto per fine marzo. Tuttavia, la correzione già implicita nel Budget 2012 potrebbe non essere sufficiente a riportare i saldi in linea con i target, se si tiene conto dell’impatto della minor crescita rispetto alle stime del Governo (in particolare nel 2013), della maggior spesa per interessie dell’effetto trascinamento sui saldi del peggior risultato nel 2011 (-1,6 punti di PIL). (Si vedano le tabelle in coda al testo).

Lo sforzo già in essere sembra appena sufficiente a portare il deficit primario al -0,6% del PIL nel 2013; pertanto il deficit nel 2013 sarebbe ancora del 4,6% del PIL, invece del 3%. Se si tiene anche conto dell’effetto sui saldi della minor crescita il deficit rimarrebbe al 5,9% nel 2013. Sarebbe, quindi, necessaria una correzione addizionale pari a 2,8 punti di PIL, che però rischia di spingere il Paese in una pericolosa spirale di contrazione economica e mancati obiettivi fiscali. A nostro giudizio, senza interventi il debito salirebbe al 125% del PIL nel 2013 e quasi al 130% del PIL nel 2014. Il FMI stimava che per riportare il debito su un sentiero di sostenibilità fosse necessario un saldo primario medio tra il 2013 ed il 2030 dell’1,2% di PIL, nell’ipotesi che la crescita fosse pari alla media 2010–11 (zero) e la spesa per interessi rimanesse ferma al livello del 2011 (4,3% del PIL). Il punto di partenza è quindi inferiore di circa 2 punti di PIL, stando alle nostre previsioni.

Un ulteriore problema è costituito dall’aspettativa che il Portogallo possa tornare ad emettere debito a medio e lungo termine nel 2013. Il declassamento a speculative grade del debito portoghese da parte di S&P rende tale prospettiva incerta anche di fronte a una favorevole evoluzione dei saldi fiscali. Quindi, un nuovo programma di aiuti potrebbe risultare quasi inevitabile anche se i conti andassero bene. D’altro canto, le nuove modalità operative dei fondi europei renderebbero possibile intervenire con modalità più flessibili rispetto a quelle oggi previste, tra le quali la sottoscrizione di debito sul mercato primario. Al momento, tuttavia, il governo portoghese è netto nel respingere qualsiasi ipotesi di estensione del programma (si vedano, ad esempio, le dichiarazioni di Passos Coelho del 17 febbraio).

Ulteriori rischi per la dinamica del debito potrebbero derivare da PPP, SOE e settore bancario. Le cosiddette Public Private Partnership (PPPs) costano secondo le stime della Commissione Europea circa un miliardo di euro all’anno, con un esborso destinato a salire nel tempo. Le autorità si sono impegnate a rendere pubblici i contratti di partnership, nominare un advisor esterno in grado di quantificare le possibili passività a cui lo Stato può andare incontro e rivedere i contratti esistenti. Il Governo però al momento non è ancora stato in grado di concludere un simile impegno, ora posticipato a marzo 2012. Accanto al problema delle PPP, incombono i conti delle imprese statali (State Owned Enterprises –SOEs), anch’esse gravate da un ampio debito, spesso garantito, esplicitamente o no, dallo Stato.

Accanto allo sforzo richiesto agli istituti di credito portoghesi da parte dell’EBA (6,95 miliardi), una ulteriore ricapitalizzazione dovrà essere compiuta per appianare le perdite conseguenti alla manovra straordinaria di rientro del deficit compiuta dal Governo nel 2011. Infatti, per rientrare negli obiettivi prefissati (deficit al 5,9% del PIL), il Governo ha deciso di trasferire parte dei fondi pensione bancari presso il sistema pensionistico statale. La manovra ha però dato origine a perdite per le banche portoghesi, nonché al cambiamento delle regole attuariali, con necessità di ulteriore ricapitalizzazione. Il FMI stima che l’apporto aggiuntivo di capitale potrà variare tra 0,7 e 2,5 miliardi di euro.

Note: 1 Saldi di bilancio escluse misure straordinarie nel 2011 e tenendo conto dell’impatto sulla dinamica sottostante dei saldi 2012-14 del peggioramento verificatosi nel 2011 (1,6 punti di PIL). 2 Saldi di bilancio come da 1 e tenendo conto del gap di crescita rispetto alle stime di Governo. 3 La stima nel 2012 tiene conto di 4,9 punti di PIL da ricapitalizzazione del sistema bancario e un effetto positivo di 2,4 punti di PIL dalle privatizzazioni. Nel 2013, il contributo della ricapitalizzazione pesa per solo 1,9% del PIL e le privatizzazioni contribuiscono solo per 0,6%. Fonte: IMF Second Review for Portugal, dic. 2011, Ministero delle Finanze portoghese ed elaborazioni

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1 Si ricorda che UE e FMI hanno accordato al Portogallo aiuti per 78 miliardi di euro per il 2011–14. Un terzo è finanziato dall’Unione Europea tramite l’EFSF, un terzo tramite prestito del FMI. Le restanti risorse dovrebbero essere erogate nel 2013 dall’ESM. Tra giugno e dicembre gli aiuti erogati sono stati pari a 31,1 miliardi di euro (IMF second review).
2 Si noti che le nostre stime per la crescita 2012–13 sono in linea con quelle del consenso Bloomberg. Assumiamo, inoltre, che rispetto alle stime del FMI di dicembre la spesa per interessi possa risultare più elevata solo di uno 0,1% di PIL (un’ipotesi piuttosto conservativa).

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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