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Ritorna in positivo l’inflazione

I prezzi al consumo sono calati di un decimo a novembre in base all’indice NIC (come a ottobre) e di due decimi secondo l’armonizzato Ue (dopo il +0,2% m/m registrato il mese precedente).…


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


L’inflazione annua è tornata sopra lo zero (come già a settembre), a +0,1% su entrambi gli indici (dopo che a ottobre si era registrato un -0,2% sull’indice nazionale e un -0,1% sull’armonizzato). Per trovare un valore più elevato occorre risalire a gennaio di quest’anno.

I dati sono risultati lievemente superiori alle aspettative sul NIC e in linea con le attese sull’IPCA.

Nel mese (in base all’indice nazionale), il maggior contributo al calo dei prezzi (-0,13%) è arrivato dai servizi ricettivi e di ristorazione, che hanno fatto segnare una flessione dei listini di -1,1% (tuttavia inferiore alla stagionalità tipica del mese e in particolare al -2,3% m/m registrato a novembre 2015). Un contributo di -0,05% è venuto poi dai trasporti, che hanno visto i prezzi scendere di -0,4% m/m principalmente sulla scia dei servizi di trasporto aereo, marittimo e ferroviario (e nonostante un rialzo dei prezzi dei carburanti: benzina +0,4%). Un apporto pari a -0,02% è ascrivibile alle spese per tempo libero e cultura e alle comunicazioni, dove i prezzi sono calati rispettivamente di -0,3% e -0,7% m/m (da notare il -3,4% degli apparecchi per la telefonia mobile). Anche i listini delle spese per la salute hanno fatto segnare una lieve diminuzione (-0,1% m/m), con un contributo all’indice generale limitato a -0,01%.

Viceversa, si nota un significativo aumento dei prezzi (principalmente stagionale) di alimentari e bevande (+0,5% m/m, per via soprattutto del +4,9% dei vegetali freschi e del +2,8% della frutta fresca), con un contributo positivo sull’indice generale pari a poco meno di un decimo. Rincari più moderati si registrano per: abbigliamento e scarpe; abitazione, acqua, elettricità e combustibili; istruzione; altri beni e servizi (ciascuno di questi capitoli ha fatto segnare un rincaro di un decimo, con contributi limitati sull’indice generale).

Scendono a 3 (erano 4 il mese scorso) le componenti che mostrano una tendenza annua deflattiva: comunicazioni (-2,5% da -1% a/a di ottobre), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,9% a/a, invariato rispetto al mese precedente) e istruzione (-0,9% da -1% a/a di ottobre). I servizi ricettivi e di ristorazione rimbalzano a +0,9% da -0,3% a/a precedente (su cui pesava il confronto con l’ottobre 2015 ovvero il mese di chiusura di Expo). Da notare anche che da due mesi i trasporti sono tornati in positivo (mostrando un’accelerazione a +0,7% a novembre dal +0,2% di ottobre), dopo aver registrato significative flessioni dei prezzi nei due anni precedenti (-2,3% a/a in media tra novembre 2014 e settembre 2016). L’unico capitolo di spesa per il quale si nota un incremento annuo dei prezzi superiore all’1% è quello delle bevande alcooliche e tabacco (+1,9%, da +2% a/a di ottobre).

L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) è risalita a +0,4% da +0,2% a/a, che rappresentava un minimo storico. Nel mese i prezzi core sono calati comunque più dell’indice generale, di -0,3% m/m (-0,1% m/m al netto della sola energia). In aumento anche l’inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto (+0,4% m/m, +0,6% a/a: per trovare un valore più elevato occorre risalire a quasi tre anni fa).

In sintesi, l’inflazione è tornata in positivo (come già a settembre), dopo il momentaneo passaggio in negativo di ottobre che era verosimilmente condizionato dal confronto annuo con il mese di chiusura di Expo 2015. La risalita è dovuta principalmente al venir meno dell’effetto statistico sull’energia (visibile in particolare nell’evoluzione recente della componente trasporti).

In prospettiva, la risalita in corso è attesa continuare nei prossimi mesi, ma sarà molto lenta (e verosimilmente irregolare su base mensile): stimiamo un CPI in media nel 2017 pari a 0,7% (dopo il -0,1% stimato per quest’anno).

I rischi su tale stima restano a nostro avviso verso il basso:

1) dal lato dell’offerta, le quotazioni internazionali delle materie prime sono rimbalzate rispetto ai minimi toccati quasi un anno fa ma non sembrano avere spazi di significativi ulteriori apprezzamenti, e il costo del lavoro appare ampiamente sotto controllo visto che le paghe orarie sono ai minimi storici (0,6% a/a a ottobre); d’altro canto, permangono pressioni deflattive a monte della catena produttiva (il PPI è rimasto in territorio negativo a 0,6% a/a a ottobre);

2) la domanda per consumi non appare sufficientemente robusta da esercitare pressioni al rialzo sui listini, anzi vi sono segni di frenata della spinta propulsiva sulla spesa delle famiglie, che ha rappresentato sino alla prima parte del 2016 il principale motore di ripresa ma che ha mostrato di recente segnali di affaticamento (le vendite al dettaglio sono calate di -1,4% a/a a settembre).

Fonte : BondWorld.it


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