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ROBECO: come sarà il Jobs act di Macron

Macron è riuscito a fermare l’ondata populista, almeno per il momento…….

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A cura di Léon Cornelissen, Capo Economista di Robeco


La vittoria è stata piuttosto netta, ma va considerato che una quota potrebbe essere riconducibile a un voto anti-Le Pen piuttosto che un voto di supporto diretto alla piattaforma modernista di Macron.

Lo scenario più probabile è che il nuovo governo dia priorità alla riforma del lavoro, aprendo la strada alle contrattazioni in azienda piuttosto che a livello nazionale, permettendo anche un allentamento della rigida settimana lavorativa di 35 ore.

Inoltre, non sarebbe difficile per un Macron scettico nei confronti del Cremlino, mantenere rapporti distesi con la Germania. Un’idea interessante è il piano per l’istituzione di un budget e un ministro delle finanze europeo per le politiche di investimento e la stabilizzazione macroeconomica a livello continentale. Ma qualsiasi iniziativa probabilmente dovrà aspettare l’esito delle elezioni in Germania a settembre.

Parigi è stata da sempre in una certa misura resistente al cambiamento e la sua posizione economica si è indebolita rispetto alla Germania. Un chiaro esempio ne è la disoccupazione giovanile al 24% e quella complessiva al 10%, rispetto al 7% e 4% degli stessi dati in Germania. I suoi predecessori hanno cercato di riformare il Paese, ma senza successo. Dopo lo scossone politico attuale, il futuro sembra più roseo, con buone probabilità di sopravvivenza dell’euro.

Attualmente, l’Eurozona sta mostrando una ripresa del ciclo di business dopo due trimestri di crescita allo 0,5% e gli indicatori di fiducia che segnalano una crescita dello 0,7% per il secondo trimestre. Anche per l’Europa sembra giunto il momento di poter sognare una crescita al 2%. E l’ondata in arrivo sarà di sollievo per tutti, inclusi i paesi della periferia.

A cura di Lukas Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions

La vittoria di Macron verrà accolta da un sospiro di sollievo da parte dei mercati, con il Nikkei che ha guadagnato il 2% in scia alla notizia. Non ci aspettiamo effetti particolarmente positivi per l’azionario europeo, che dopo una buona stagione di trimestrali è più probabilmente prossimo a un rerating.

Detto ciò, sembra che i mercati finanziari abbiano già prezzato la vittoria di Macron la scorsa settimana. Questo spiega la reazione silenziosa dell’Euro fino a questo momento: sebbene la moneta unica abbia guadagnato 1,5 centesimi sul dollaro dopo il risultato della prima tornata elettorale, questa mattina il cambio è rimasto pressoché invariato.

E ciò che vale per l’euro, entro certi limiti, è assimilabile a ciò che accade ai bond francesi: lo spread rispetto al Bund è già calato di 75 punti base alla vigilia del primo turno, vicino ai 40 punti base. Considerando l’incertezza dettata dalle prossime elezioni parlamentari, uno spread di 35 punti base sembra ragionevole, indicando come buona parte della ripresa sia già alle nostre spalle.

Fonte: BondWorld.it


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