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Schroders – Le tensioni geopolitiche ridisegnano i portafogli degli italiani

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Gli investitori globali stanno rimodellando i propri portafogli in un contesto in cui incertezza geopolitica e concentrazione dei mercati portano a riconsiderare le allocazioni tradizionali e rafforzano il ruolo della gestione attiva. È quanto emerge dalla Global Investor Insights Survey (GIIS) di Schroders.

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Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer, Schroders


  • Due le principali preoccupazioni geopolitiche per gli investitori: l’incertezza sulla politica estera e sulla leadership globale degli Stati Uniti (81% Italia e 67% a livello globale) e il conflitto in Medio Oriente (secondo il 66% degli italiani e il 69% degli investitori globali)
  • L’85% degli investitori globali ritiene che la gestione attiva possa contribuire al raggiungimento dei propri obiettivi di investimento. In Italia la percentuale sale al 94%
  • La metà degli investitori globali (50%) valuta oggi congiuntamente le opportunità offerte dai mercati azionari pubblici e privati, anziché considerarli separatamente. In Italia la percentuale si ferma al 40%
  • Condotta dopo lo scoppio della guerra in Iran tra aprile e maggio del 2026, questa edizione della survey annuale di Schroders ha coinvolto oltre 1.000 investitori istituzionali, wealth manager e altri intermediari a livello globale, per un totale di 72.000 miliardi di dollari di asset in gestione

I risultati della ricerca – che ha coinvolto oltre 1.000 investitori istituzionali, wealth manager e altri intermediari a livello globale, con asset in gestione complessivi pari a 72.000 miliardi di dollari – mostrano che l’89% degli investitori italiani (vs l’85% a livello globale) si attende una maggiore volatilità dei mercati nei prossimi 12 mesi. Di conseguenza, gli investitori stanno costruendo portafogli più resilienti e maggiormente diversificati.

L’indagine, condotta dopo lo scoppio della guerra in Iran, tra aprile e maggio del 2026, evidenzia che l’incertezza legata alla politica estera e al ruolo di leadership globale degli Stati Uniti (81% Italia vs 67% a livello globale) e il conflitto in Medio Oriente (66% Italia vs 69% a livello globale) rappresentano le principali preoccupazioni geopolitiche. Anche lo shock sui prezzi delle materie prime e dell’energia (74% Italia vs 53% a livello globale), un rallentamento economico o una recessione (60% Italia vs 50% a livello globale) e un’ulteriore escalation geopolitica (36% Italia vs 52% a livello globale) sono considerati tra gli eventi potenzialmente più impattanti per i portafogli nei prossimi mesi.

Di conseguenza, la diversificazione (89% Italia vs 84% a livello globale) e la protezione dai ribassi/preservazione del capitale (79% Italia vs 83% a livello globale) emergono come le priorità principali nella costruzione dei portafogli, mentre quasi la metà degli investitori (45% Italia vs 47% a livello globale) dichiara di aumentare la diversificazione geografica al di fuori degli Stati Uniti.

Quali sono i principali obiettivi di portafoglio nell’attuale contesto?

In un contesto di investimento sempre più incerto, gli investitori mostrano una forte convinzione nel ruolo della gestione attiva: il 94% degli investitori italiani (l’85% a livello globale) ritiene che possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di investimento nei prossimi 12-18 mesi, aiutando a cogliere opportunità di extra-rendimento, garantendo flessibilità nell’affrontare l’incertezza e gestendo il rischio di concentrazione nei mercati azionari. È significativo che circa un terzo degli investitori (30% Italia vs 38% a livello globale) affermi di aumentare l’esposizione alla gestione attiva proprio per ridurre il rischio di concentrazione degli indici.

Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer, Schroders, dichiara:

“In un mondo sempre più volatile, gli investitori stanno ripensando i propri portafogli mettendo al centro diversificazione e resilienza, mentre gestiscono al contempo il rischio geopolitico. È significativo che, in questo contesto, ben l’85% degli investitori a livello globale esprima fiducia nella capacità dei gestori attivi di contribuire al raggiungimento di tali obiettivi nei prossimi 12-18 mesi.

Negli ultimi anni siamo passati da un mondo globalizzato soggetto a shock deflazionistici, a un mondo geopoliticamente frammentato, in cui la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento può contribuire a generare shock inflazionistici. La capacità di essere selettivi, gestire il rischio e reagire dinamicamente a condizioni di mercato in rapida evoluzione rappresenta il nostro vantaggio competitivo, in qualità di gestori attivi, nell’affrontare queste acque più agitate”.

Gli ETF attivi guadagnano slancio mentre gli investitori cercano flessibilità ed efficienza

Gli ETF attivi stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei portafogli, in quanto considerati strumenti utili per favorire la diversificazione (49%), migliorare la gestione del rischio (40% Italia vs 33% a livello globale) e implementare posizionamenti satellite o tattici (30% Italia vs 42% a livello globale).

Il principale elemento di attrattività è rappresentato dai costi inferiori rispetto ai fondi attivi tradizionali, indicati dalla grande maggioranza degli investitori (72% Italia vs 70% a livello globale). Tra gli altri vantaggi figurano la liquidità infragiornaliera e la flessibilità di negoziazione (51%), una maggiore trasparenza del portafoglio (43% Italia vs 41% a livello globale) e una migliore liquidità sul mercato secondario (42% Italia vs 43% a livello globale).

Alla domanda su dove l’expertise della gestione attiva sia maggiormente valorizzata all’interno della struttura ETF, gli investitori indicano le azioni dei mercati emergenti (55% Italia vs 35% a livello globale), le strategie tematiche o settoriali (43% Italia vs 34% a livello globale) e le azioni small e mid cap (38% Italia vs 37% a livello globale) come le aree con le maggiori opportunità.

Un approccio olistico alle azioni quotate e private

L’indagine suggerisce inoltre che gli investitori stanno adottando un approccio più olistico alle allocazioni azionarie tra mercati pubblici e privati. Circa la metà degli investitori (40% Italia vs 50% a livello globale) dichiara infatti di valutare oggi le opportunità offerte da public equity e private equity congiuntamente, anziché attraverso modelli di allocazione separati.

Gli investitori stanno sempre più associando le strategie azionarie a specifici obiettivi di portafoglio, piuttosto che considerare le azioni come un unico blocco omogeneo. Le strategie azionarie attive basate sui fondamentali (67% Italia vs 71% a livello globale), le strategie small e mid cap (63% Italia vs 65% a livello globale), le operazioni di buyout large cap (41% vs 62% a livello globale) e il private equity small-mid cap (41% Italia vs 59% a livello globale) sono considerate fondamentali per sostenere la crescita di lungo termine. Al contrario, le strategie azionarie focalizzate su dividendi o reddito (56% Italia vs 74% a livello globale), gli approcci long/short o market neutral (31% Italia vs 33% a livello globale) e le strategie multi-asset (47% in Italia e 31% a livello globale) vengono identificate come strumenti per la generazione di reddito. Nel private equity, in particolare, il 47% degli investitori italiani e il 61% a livello globale individua nelle strategie di growth capital e venture capital importanti opportunità di crescita del capitale nel lungo periodo.

È inoltre significativo che il 57% degli investitori italiani (vs il 60% a livello globale) che utilizzano strategie azionarie regionali o geografiche indichi l’incertezza macroeconomica e geopolitica come una delle principali sfide nei processi di allocazione.

Considerando l’intero spettro, le cinque asset class preferite dagli investitori per generare income corretto per il rischio nei prossimi 12-18 mesi risultano molto ravvicinate tra loro: esposizioni diversificate ai titoli di Stato (51% Italia vs 38% a livello globale), strategie azionarie orientate al reddito (49% Italia vs 43% a livello globale), high yield (35% Italia vs 32% a livello globale), obbligazioni societarie quotate (31% vs 35% a livello globale) e credito cartolarizzato/asset-backed (24% Italia vs 32% a livello globale). Questo evidenzia come gli investitori stiano adottando un approccio sempre più multi-asset e olistico alla generazione di income, andando oltre una focalizzazione esclusiva sul reddito fisso.

Il credito evolve tra mercati pubblici e privati

Anche le allocazioni al credito stanno evolvendo, con gli investitori alla ricerca di una combinazione più ampia di flussi di cassa, diversificazione, resilienza e opportunità di rendimento sia nei mercati pubblici sia in quelli privati.

Nel credito quotato, oltre la metà degli investitori (50% Italia vs 55% a livello globale) individua nelle obbligazioni corporate investment grade una fonte affidabile di rendimento reale. Inoltre, il 44% degli investitori italiani e il 61% a livello globale identifica le obbligazioni high yield come generatori di alpha, insieme al 43% degli intervistati in Italia e il 62% a livello globale che attribuisce lo stesso ruolo al credito distressed/special situations e a un ulteriore 41% in Italia rispetto al 61% a livello globale che lo riconosce al debito dei mercati emergenti.

Il private credit continua ad attrarre interesse, con i portafogli che ricercano fonti diversificate di reddito e rendimento potenziale. Tra gli investitori attivi in queste asset class, il direct lending è considerato in egual misura una fonte di alpha (38% Italia vs 44% a livello globale) e di income affidabile (33% Italia vs 44% a livello globale), mentre il private credit investment grade è percepito come in grado di offrire un rendimento stabile e prevedibile (48%). Anche la resilienza del capitale emerge come un obiettivo importante per le allocazioni nel credito privato: il 31% degli investitori italiani (vs 39% a livello globale) la indica come un fattore chiave per gli investimenti nel debito immobiliare, mentre il 28% (vs 39% a livello globale) la considera determinante nelle esposizioni al debito infrastrutturale.

Johanna Kyrklund conclude:

“Gli investitori stanno adattando i portafogli a un contesto di mercato più complesso e frammentato. La diversificazione tra aree geografiche, asset class, stili e veicoli d’investimento diventa sempre più importante per gestire il rischio e costruire portafogli resilienti. Un approccio olistico agli asset pubblici e privati sta inoltre ridefinendo la costruzione di portafoglio, con obiettivi di investimento valutati secondo una prospettiva di Total Portfolio Approach che stanno assumendo maggiore rilevanza rispetto ai benchmark tradizionali”.

Fonte: InvestmentWorld.it


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