Schroders : La situazione in Iran nell’ultimo mese ha visto più passi indietro che in avanti. Sebbene continuiamo a intravedere un percorso di risoluzione, esso è sempre più opaco.
A cura di James Bilson, Global Unconstrained Fixed Income Strategist, Schroders
La direzione dei rendimenti obbligazionari globali (ricordiamo che i rendimenti si muovono inversamente rispetto ai prezzi) ha seguito estremamente da vicino i mercati dell’energia e al momento vediamo pochi motivi per cui questa relazione debba interrompersi. Le oscillazioni dei prezzi del petrolio e del gas rimarranno quindi, con ogni probabilità, il principale motore dei rendimenti globali nel breve termine.
Ciò si riflette nelle probabilità che assegniamo ai nostri scenari. Alla luce delle dinamiche dell’inflazione globale, attribuiamo ora un peso pari a zero ai due scenari più accomodanti (“troppo freddo” e “al punto giusto”). Tutto sommato, ci aspettiamo ancora che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi d’interesse – come previsto dal nostro scenario “in surriscaldamento” – ma vediamo ora una maggiore probabilità di rialzi dei tassi (“eccessivo surriscaldamento”), sebbene le nostre aspettative riguardo a questo esito siano inferiori rispetto a quelle del mercato.
In termini relativi
L’economia statunitense continua a registrare buone performance. Aspetto ancora più importante per le prospettive della politica monetaria degli Stati Uniti, la debolezza che avevamo riscontrato nel mercato del lavoro è ora chiaramente alle nostre spalle. A differenza di molte altre banche centrali, il mandato della Fed include la “piena occupazione”; di conseguenza questo miglioramento rimuove una delle ragioni chiave che la Fed ha per tagliare i tassi di interesse da questo momento in avanti.
Il testimone della crescita è ora passato alla comunità imprenditoriale. Il significativo miglioramento nel settore manifatturiero è in parte legato all’impennata degli investimenti tecnologici – connessi alla rivoluzione dell’IA – tuttavia, stiamo assistendo a un’estensione di questo miglioramento ad altri settori. Non si tratta di un tema nuovo, ma ha preso slancio negli ultimi mesi.
Nel frattempo, la compressione dei redditi reali dovuta alla maggiore inflazione viene parzialmente compensata dagli stimoli fiscali (il “One Big Beautiful Bill” del Presidente Trump), sebbene vi siano vincitori e vinti in questo processo e si stiano iniziando a vedere segnali di stress tra le famiglie a basso reddito.
L’insieme di tutti questi fattori implica che continuiamo a considerare i Treasury statunitensi meno attraenti rispetto ad altri titoli omologhi.
Dove trovare opportunità
Continuiamo a vedere opportunità per un’esposizione lunga sui mercati dei tassi canadesi e australiani.
Per quanto riguarda il Canada, la nostra tesi rimane invariata. L’economia era debole prima della guerra in Medio Oriente e riteniamo che i rialzi dei tassi prezzati dalle obbligazioni nei prossimi 12 mesi siano incoerenti con questo quadro. Gli ultimi dati sul mercato del lavoro, con perdite nette di posti di lavoro a marzo e indicatori anticipatori deboli, non fanno che rafforzare questa visione.
L’esito del Bilancio Federale australiano di maggio (2026-27) ha contribuito a consolidare la nostra convinzione sui titoli di Stato australiani, con una politica fiscale complessiva che è passata da stimolante a neutrale. La Reserve Bank of Australia (RBA) ha già inasprito la politica monetaria tre volte e, sebbene un altro rialzo rimanga probabile, la fine del ciclo sta ora entrando nel mirino. Questo è sempre un momento cruciale per i mercati obbligazionari.
Altrove, rimaniamo neutrali sulla duration (rischio di tasso di interesse) nell’eurozona. A meno che non si assista a un forte calo dei prezzi dell’energia, ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea aumenti i tassi di interesse a giugno. Tuttavia, con quasi tre rialzi già prezzati per il resto dell’anno, vediamo poca asimmetria in offerta: i bond registreranno un rally se i prezzi dell’energia scenderanno, ma con una banca centrale attenta ai rischi di inflazione, subiranno un sell-off più marcato in caso contrario.
Manteniamo una visione neutrale anche sulla duration del Regno Unito, data l’elevata sensibilità del mercato alle dinamiche energetiche globali e l’aumento dell’incertezza politica nelle ultime settimane. Per ora riteniamo prudente rimanere alla finestra e attendere che si presenti un’opportunità più chiara.
Dal punto di vista dell’asset allocation, la nostra visione è ampiamente invariata rispetto al mese scorso. Rimaniamo cauti sul credito societario a causa di valutazioni poco attraenti, ma continuiamo a vedere opportunità all’interno del debito dei mercati emergenti e dei mercati periferici dell’eurozona (ad esempio la Grecia).
Fonte: InvestmentWorld.it
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