Schroders – Quando i rischi convergono: la tenuta della crescita alla prova dei rendimenti

Schroders : Negli ultimi anni ho spesso invitato a guardare oltre i titoli dei giornali e a concentrarsi sulle tendenze di medio periodo.

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A cura di Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer, Schroders


Politiche fiscali più espansive, il boom dell’intelligenza artificiale, l’aumento della spesa per la difesa e la crescente attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento, in un mondo caratterizzato da incertezza geopolitica, indicavano tutti una crescita nominale più sostenuta, un contesto favorevole per i mercati azionari. Dal punto di vista ciclico, ci troviamo ancora in una fase molto favorevole alla crescita. Tuttavia, i rischi stanno aumentando e ci sono alcuni indicatori che sto monitorando con particolare attenzione.

Innanzitutto, il conflitto in Iran si sta protraendo più a lungo di quanto chiunque avesse previsto. Non possiamo prevederne l’esito, ma sappiamo che le riserve disponibili sui mercati energetici, sotto forma di stoccaggi fluttuanti e riserve strategiche, sono state in gran parte esaurite. Dobbiamo quindi restare vigili di fronte alla possibilità che i prezzi dell’energia rimangano elevati a lungo, complicando a loro volta le prospettive per le banche centrali. È importante monitorare i prezzi del petrolio, ma anche quelli di benzina, diesel, carburante per aerei e gas.

Questo mi porta al punto successivo: le obbligazioni. Ho sempre sostenuto che i rendimenti obbligazionari avrebbero rappresentato il principale limite a questo mercato rialzista dell’azionario. In un contesto caratterizzato da shock inflazionistici, anziché deflazionistici, e da politiche fiscali espansive, i mercati azionari possono continuare a beneficiare di una crescita nominale più elevata, a condizione che gli investitori obbligazionari siano disposti a finanziare il debito.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una significativa volatilità dei rendimenti obbligazionari e, con il boom dell’IA sempre più finanziato attraverso il debito, il buon funzionamento dei mercati obbligazionari assume un’importanza ancora maggiore. Il recente rialzo dei tassi negli Stati Uniti ha indicato che il presidente della Fed, Warsh, comprende l’importanza di preservare la credibilità della banca centrale, elemento che per il momento dovrebbe contribuire a mantenere sotto controllo i rendimenti.

Tuttavia, mi aspetto che queste preoccupazioni tornino in primo piano, considerando le nostre aspettative di crescita sostenuta e i rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente.

A che punto i rendimenti obbligazionari diventano un rischio importante per le azioni? A mio avviso, possiamo distinguere due fasi.

Attualmente siamo nella fase 1, in cui l’aumento dei rendimenti obbligazionari alza l’asticella per la performance azionaria. Da un lato, infatti, le obbligazioni rappresentano un’alternativa sempre più competitiva per generare rendimento; dall’altro, il livello dei rendimenti delle obbligazioni societarie determina un livello minimo di rendimento che le aziende devono superare. Questo vale in particolare per il settore dell’IA, dove le operazioni di finanziamento dei data center offrono oggi rendimenti del 10%.

I nostri modelli di valutazione azionaria / obbligazionario non sono ancora in fase di sviluppo e, nonostante enormi esigenze di capitale, i bilanci degli hyperscaler rimangono eccezionalmente solidi dal punto di vista creditizio. I nostri modelli di valutazione relativa tra azioni e obbligazioni non stanno ancora lanciando segnali d’allarme e, nonostante l’enorme fabbisogno di investimenti in conto capitale, i bilanci degli hyperscaler rimangono eccezionalmente solidi dal punto di vista creditizio. Per il momento, i nostri investitori azionari continuano a ritenere che la portata delle opportunità legate all’IA sia sottovalutata: l’adozione dell’intelligenza artificiale prosegue e i ricavi degli hyperscaler e dei principali laboratori di IA stanno aumentando rapidamente.

La fase 2 si verificherebbe qualora le obbligazioni subissero forti vendite a causa dei timori sulla sostenibilità del debito. Non siamo ancora a questo punto. Negli Stati Uniti, la solidità della crescita sta contribuendo a mantenere l’equilibrio, mentre i mercati obbligazionari stanno già esercitando una certa disciplina fiscale sui governi europei. L’aumento dei rendimenti obbligazionari registrato durante l’estate è stato determinato dalle aspettative sui tassi, piuttosto che dalla volatilità sul segmento a lunga scadenza della curva dei rendimenti.

Tuttavia, nel medio periodo, l’invecchiamento della popolazione implica che la spesa pubblica continuerà ad aumentare. Il fattore che potrebbe riportare queste preoccupazioni in primo piano potrebbe essere uno shock più significativo sui tassi, causato da un’inflazione superiore alle attese, oppure un rallentamento marcato della crescita, che metterebbe in evidenza le dinamiche sottostanti del debito.

Siamo quindi ancora nella fase 1,in cui l’impatto positivo di una crescita nominale più elevata sui mercati azionari continua a prevalere sui rischi per le obbligazioni. Continuiamo pertanto a preferire le azioni alle obbligazioni, anche se, con l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’asticella per giustificare questa preferenza si sta alzando.

Fonte: InvestmentWorld.it


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