MONDO 1

Sentiment del mercato

BUND (contratto giugno 2011, ticker Bloomberg RXM1, PC 121,80). Dal picco a 131,36 del 31 agosto 2010, il Bund ha invertito tendenza, con una correzione fino a un minimo a 120,92 il 9 febbraio 2011 (-8% circa dai massimi), per poi rimbalzare verso 123,15 e quindi muoversi nervosamente tra tali estremi. Lo storno degli ultimi 6-7 mesi è avvenuto….


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in corrispondenza del rally dell’azionario: ciò conferma l’impressione avanzata nel corso del 2010 di essere arrivati alla fine di un mercato toro generazionale (i tassi di interesse scendono da oltre 20 anni). Nonostante le rassicurazioni della Fed sull’assenza di rischi di inflazione core, la Bce ha iniziato a prendere atto delle tensioni inflazionistiche provocate dalla liquidità in eccesso (pur non riconoscendolo in modo esplicito). Siamo entrati in una fase di tassi reali negativi, in cui la liquidità eccessiva potrebbe creare più problemi di quanti ne contribuisca a risolvere. Un contesto in cui il mercato obbligazionario rimane particolarmente vulnerabile. Lo scoppio della “bolla” dell’obbligazionario forse non è prossimo, ma in termini di rischio-rendimento le scadenze medio-lunghe rimangono da evitare in ottica strategica e da valutare con prudenza esclusivamente in ottica tattica (al primo storno dell’azionario). Per le prossime settimane. La tenuta del supporto in area 120,00/75 potrebbe consentire un rimbalzo tecnico (favorito da un possibile storno dell’azionario): un segnale in tal senso si avrebbe però solo al superamento della resistenza in area 123,00/20, con obiettivo 125,00 ed estensioni verso 126, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite. La rottura di 120,00/75 (prematura) provocherebbe una prosecuzione della discesa a testare il supporto critico a ridosso di 118.

STRATEGIA esposizione: 200/200, alleggerita (25/200) a 124,175 (area 123,75-124,60). Possibili vendite (50/200) su salite in area 124,75-125,75 e quindi in area 126,75-127,75. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 119,25-120,25.


CAMBI: EURUSD – USDJPY – EURJPY
EurUsd (PC 1,3925): dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza, iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio 2010. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 il 07 giugno (-25,9% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno 2010 è iniziato un forte rally che ha portato il cambio a toccare un massimo il 04.11 a 1,4282. Sono quindi riprese le vendite con una discesa a testare il supporto psicologico a ridosso di quota 1,3000 (min. 1,2867 il 10.01.2011). È quindi iniziato un rally che ha riportato le quotazioni verso 1,4000 (max 1,4036 il 7 marzo). Per le prossime settimane. La dinamica degli ultimi 2 anni riflette un tentativo di stabilizzazione del cambio euro/dollaro, sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (quantitative easing 1 e 2); dall’altro, la fragilità dell’area euro per i problemi del debito sovrano dei Paesi periferici, accentuata dalla quotazione “eccessiva” dell’euro stesso. La risultante è una sorta di impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe molto deboli nel confronto con le altre divisi principali. Graficamente, finché il cambio si muove nell’ampio canale laterale tra 1,2500 ed 1,4500 mancano segnali direzionali in ottica strategica; in ottica tattica una resistenza intermedia è individuabile a 1,4280, mentre un primo supporto è individuabile in area 1,3700/50, sotto cui si avrebbe una veloce discesa verso 1,3300-1,3400, la cui rottura segnalerebbe nuovi tensioni contro l’euro, con obiettivo il forte supporto in area 1,2865-1,3000. La perforazione di tale supporto (prematuro) segnalerebbe la ripresa degli attacchi speculativi contro la moneta unica, il debito sovrano ed il settore bancario dei Paesi periferici. Le tensioni diventerebbero molto elevate al di sotto del supporto critico a 1,2500.
STRATEGIA esposizione: 100/200, invariata. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 1,3200- 1,3300; in area 1,3000-1,3100 e quindi in area 1,2800-1,2900.

UsdJpy (PC 82,15): dal massimo 2010 a ridosso di 95 ad inizio maggio 2010 è ripreso il trend ribassista dominante, con nuovi minimi per l’anno il 1° novembre a 80,21, ben al di sotto dei minimi del 27.11.2009 a 84,83 e in prossimità del minimo storico a 79,75 dell’aprile 1995. Il successivo rimbalzo si è esaurito a ridosso di 84,50 a metà dicembre. Le quotazioni si sono quindi mosse lateralmente nell’intervallo tra 81 e 84,50 Per le prossime settimane. Finché il cambio si muove all’interno del trading- range 80,20/81 – 84,50 mancano segnali direzionali. Il superamento di 84,50 consentirebbe un veloce rimbalzo verso 86-87, con estensioni a testare la forte resistenza in area 88-90. Solo al di sopra di 90 (prematuro) si avrebbe però un segnale d’acquisto più convincente per i mesi a venire. In ottica strategia un segnale rialzista si avrebbe comunque solo al superamento della resistenza critica a quota 95 (improbabile). La perforazione del supporto a 81 spingerebbe il cambio al test del minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75, dove dovrebbe esserci una reazione tecnica. Il supporto importante successivo è individuabile a 75,50. STRATEGIA esposizione: 300/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 84,75-85,25, in area 85,90-86,40 e quindi in area 87,75-88,25.

EurJpy (PC 114,40): dal massimo dell’11 gennaio 2010 a 134,38, il cross è sceso fino a un minimo a 105,44 il 24 agosto. Dal minimo è partito un rimbalzo con un massimo a 115,67 il 7 ottobre. Negli ultimi 6 mesi il cambio si è mosso lateralmente, al di sopra di 106,84 ed al di sotto di 116. Per le prossime settimane. Il quadro tecnico rimane laterale. Discese sotto 112 darebbero un segnale di debolezza, con obiettivo 109,60 e quindi i minimi a ridosso di 106,84, dove dovrebbero esserci ordini in acquisto. Il superamento di 116 darebbe un segnale di salita con obiettivo la resistenza in area 119,50-120, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite.
STRATEGIA esposizione: 150/200, alleggerita (25/200) a 115,735 (area 115,50-115,97). Possibili vendite (50/200) su salite in area 119,40-120,40. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 109,75- 110,25, in area 106,50-107,50 e quindi in area 100,00-101,00.


SENTIMENT DEL MERCATO

Dopo il raggiungimento degli obiettivi, il rally azionario iniziato a settembre sotto la spinta del secondo round di easing quantitativo varato dalla Fed è entrato prima in fase stallo e quindi, nelle ultime 2 settimane, ha dato segnali di esaurimento, a cominciare dall’area Euro. La discrasia tra l’apparente tranquillità sul fronte prezzi (negli Usa, perché l’Europa ha denotato maggiore debolezza) ed il nervosismo crescente dal lato volatilità implicita, col Vix in rialzo sopra 20-21 e per di più decisamente erratico contribuisce a deteriorare ulteriormente le prospettive di rischio-rendimento: un ulteriore campanello d’allarme scatterebbe poi col Vix sopra 23,25-25.
Esaurito l’effetto positivo della rotazione settoriale e del rientro di capitali dagli emergenti, l’azionario Usa galleggia solo grazie all’imponente massa di liquidità garantita dalla Fed, che vuole ignorare qualsiasi segnale di tensione inflazionistica che dalle componenti alimentari ed energetiche potrebbe scaricarsi sull’inflazione core. Il paradosso è che proprio la liquidità in eccesso ha contribuito in modo determinante alla speculazione sulle materie prime: tensioni che dovranno, prima o poi, costringere la Fed a prendere atto che la politica monetaria ultra-espansiva rischia di creare più problemi di quanti contribuisce a risolverne. La Bce sembra essersene resa conto e si prepara a stringere, anche se molto lentamente, i cordoni del credito. Il crescente sfasamento tra le politiche monetarie della Fed e della Bce rischia di alterare i rapporti di cambio euro/dollaro, con possibili tensioni future. Un dollaro troppo debole potrebbe ostacolare la già debole ripresa economica in Europa, facendo riemergere le tensioni finanziarie sui Paesi periferici dell’area e sulle banche più esposte. Ciò avrebbe conseguenze negative anche per gli Usa, la cui crescita non è priva di criticità, dall’incapacità di creare occupazione alle perduranti difficoltà del settore immobiliare, per non parlare della finanza pubblica sostenuta in modo crescente dalla stessa Fed in un intreccio economia-finanza-politica poco rassicurante.
Nessun Paese può illudersi di uscire dalla crisi da solo, ricorrendo a meri artifici finanziari, con un mix iniquo di tassi reali negativi e svalutazione del cambio.
Il carry trade sul dollaro ha contribuito ad inflazionare gli asset finanziari e le materie prime: nel momento in cui l’indebitamento sul dollaro si riducesse – un primo segnale si avrebbe con discese dell’EurUsd sotto 1,3700/50 – molto probabilmente si sgonfierebbero sia la Borsa Usa che i metalli preziosi ed altre materie prime cresciute in modo esorbitante proprio a partire dal varo della seconda fase di easing quantitativo nel settembre 2010. Sull’azionario Usa Una correzione del 10% dai livelli correnti sembra possibile.

Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

Autore: Maurizio Milano

Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella


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