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Soltanto razioni di sussistenza ai paesi in difficoltà

Al di là della cortina fumogena data dal proliferare di ipotetici meccanismi di sostegno e di nuove regole fiscali, il Consiglio Europeo dell’8 e 9 dicembre ha confermato che l’unica strategia politicamente percorribile per gestire la crisi è quella di offrire ai paesi in difficoltà aiuti razionati, oltre che …


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condizionati, e che un ruolo attivo della BCE rimane imprescindibile. Uno scenario che non offre conforto riguardo ai tempi di ripresa della fiducia, ma che allo stesso tempo non giustifica ipotesi catastrofiche sugli sviluppi dei prossimi mesi.

Dall’inizio della crisi, le Autorità europee sembrano comportarsi come insetti bloccati dietro un vetro. Tra molte specie di insetti con ali atte al volo, le vespe ad esempio, la naturale reazione di fuga da un ambiente chiuso li porta a spostarsi verso la parte più luminosa; sicché, se una vespa ha la sfortuna di rimanere bloccata dietro una finestra, continuerà a sbattere con il capo contro il vetro.

Una possibile variante comportamentale è che l’insetto si posi sul vetro stesso, saggiandone la superficie con le antenne alla vana ricerca di un pertugio. Un comportamento normalmente valido in natura, purtroppo si rivela fallimentare negli ambienti modificati dall’uomo. Come la vespa dietro il vetro, da mesi Consiglio Europeo e BCE continuano a riproporre la stessa ricetta contro la crisi del debito, basata sull’aumento della disciplina fiscale e sulla realizzazione di programmi accelerati di austerità nei paesi sotto pressione. Poiché ogni volta tornano a sbattere contro il vetro – cioè scoprono che le loro mosse non hanno per nulla migliorato il clima di fiducia e, anzi, lo deteriorano sempre più – esplorano con le loro antenne la superficie del vetro – cioè introducono piccole varianti alla strategia senza però mai rimetterla davvero in discussione.

Neppure l’ultimo vertice europeo dell’8 e 9 dicembre ha smentito la regola. Prima del vertice abbiamo assistito all’usuale flagellazione penitenziale dei cattivi. L’Italia, ad esempio, ha presentato il terzo pacchetto correttivo del 2011, per compensare il peggioramento delle prospettive macroeconomiche e raggiungere ugualmente il pareggio del bilancio nel 2013. Il Consiglio ha responsabilmente apprezzato gli sforzi di espiazione e, confortato dai segnali di pentimento dei debitori, ha preso una serie di decisioni che ora descriveremo. Le possiamo dividere in due parti: misure per rafforzare la disciplina fiscale e misure per gestire la crisi.

Il rafforzamento della disciplina fiscale

La fobia del Governo tedesco e dell’Eurosistema per il problema dell’azzardo morale (in gran parte non giustificato, in quanto i problemi attuali hanno assunto una dimensione fiscale soltanto con la recessione del 2009) hanno condotto a un nuovo intervento sul regime di disciplina nell’Eurozona. Rispetto al quadro definito dai sei regolamenti già approvati nei mesi scorsi ed entrato in vigore il 13 dicembre, si preannunciano altre due ondate di riforma: la prima mediante regolamenti proposti dalla Commissione e la seconda mediante la ratifica di un trattato intergovernativo(1). Il regime in vigore già prevede l’applicazione di depositi cauzionali fruttiferi in caso di mancato rispetto delle regole fiscali di medio termine, a cui segue l’imposizione di un deposito infruttifero all’apertura di una procedura contro i disavanzi eccessivi (EDP) e, in caso di mancato rispetto delle raccomandazioni, l’applicazione di multe. Inoltre, il criterio sul debito era già stato reso più restrittivo, imponendo che l’eccesso rispetto al 60% sia ridotto di 1/20 annuo in media nell’arco di tre anni. Per un paese ad alto debito come l’Italia, il requisito impone di costruire un saldo primario attivo nell’ordine di 5-5,5 punti percentuali del PIL.

I regolamenti della Commissione Europea introdurranno le seguenti innovazioni:

Obbligo di inserire regole nazionali sull’equilibrio di bilancio, preferibilmente a livello costituzionale, monitorate da organismi indipendenti. Diversi paesi, fra i quali anche l’Italia, hanno già avviato processi legislativi in tal senso. Difetti di applicazione della regola potrebbero essere sottoposti all’attenzione della Corte Europea di Giustizia.

Utilizzo di previsioni indipendenti per la redazione dei budget nazionali.

Invio contestuale dei budget alla Commissione e al Parlamento nazionale. La Commissione può richiedere modifiche in caso di grave inadempienza delle regole comunitarie.

Sono previste procedure speciali di monitoraggio per i paesi soggetti alla procedura contro i disavanzi eccessivi e per i paesi assistiti da programmi EFSF ed ESM.

L’ulteriore stretta voluta dalla Germania come parte di un trattato intergovernativo (la strada dell’emendamento dal Trattato sull’UE appariva impraticabile) rafforza l’automaticità del processo decisionale nell’ambito del Patto di Stabilità e Crescita, oltre a rendere più stringente la regola di pareggio del bilancio. Nello specifico:

Gli Stati Membri si impegnano a scrivere in una legge costituzionale o equivalente una “regola aurea” che li obbliga a mantenere il saldo strutturale di bilancio in pareggio, e a prevedere un meccanismo correttivo automatico in caso di deviazione. Il saldo strutturale è dato dal saldo di bilancio corretto per il ciclo al netto delle misure una tantum e di altre misure temporanee. La difettosa trasposizione del Trattato potrebbe essere impugnata di fronte alla Corte Europea di Giustizia.

Gli Stati Membri soggetti a EDP saranno obbligati a sottoporre alla Commissione e al Consiglio un Programma di Cooperazione Economica (Economic Partnership Programme), con un elenco dettagliato di misure in grado di assicurare una durevole correzione dei disavanzi eccessivi.

Infine, viene introdotto un principio di maggioranza rovesciata per il vaglio politico delle raccomandazioni inviate dalla Commissione: si intendono automaticamente approvate se non respinte da un maggioranza qualificata del Consiglio.

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L’accordo, alla cui trasposizione si sono impegnati con variabile convinzione 26 paesi su 27 dell’Unione Europea, è stato applaudito dalla BCE: secondo Draghi rappresenta una buona base per un contratto fiscale nella regione, anche se dovrà essere integrato nei prossimi giorni.

Anche il presidente della Bundesbank, Weidmann, ha visto progressi nei risultati del summit( 2). Come è evidente, nulla di quanto è stato deciso rappresenta un passo verso l’integrazione fiscale. Semplicemente, vengono ristretti sempre di più i margini per un uso anticiclico della politica fiscale, in quanto lo spazio di manovra risulta limitato all’azione degli stabilizzatori automatici (ammesso che venga adeguatamente catturata dalle procedure di correzione degli effetti ciclici) e di eventuali misure una tantum. Quanto ampio è tale spazio? Durante la pesante recessione del 2009, la quota del disavanzo spiegata da fattori ciclici è risultata pari a circa 2 punti in Italia, Germania e Spagna e a 1,3 punti in Francia; il contributo delle misure una tantum, invece, è stato nullo o positivo in Italia, Germania e Francia, mentre ha aggiunto 0,7 punti al deficit totale in Spagna. In assenza di forte ripresa economica, peraltro, la regola è compatibile con una certa persistenza del deficit negli anni seguenti: la componente ciclica del deficit stimata dalla Commissione Europea per il 2011, secondo anno di ripresa, è infatti pari a oltre un punto percentuale per Italia e Francia e a oltre 2 punti per la Spagna. In generale, la regola non consentirà che un modestissimo uso attivo della politica fiscale nel caso di recessioni di bassa intensità.

Per l’Italia, però, l’applicazione della “regola aurea” condurrebbe a un obiettivo di deficit nel 2013 meno severo del pareggio di bilancio oggi richiesto, tenuto conto della probabile nuova contrazione del PIL reale che avverrà nel prossimo biennio del modesto recupero di prodotto verificatosi durante l’ultima fase di ripresa. Molto più stringente sarà il requisito di riduzione del rapporto debito/PIL di circa tre punti percentuali all’anno nell’arco del primo triennio di osservazione, che imporrà il mantenimento di un avanzo primario superiore a cinque punti di PIL.

I meccanismi di gestione della crisi

Ancora nel dicembre 2011, nonostante la numerosa evidenza contraria già accumulatasi, secondo il primo ministro della Germania “la soluzione della crisi non sta nel rendere più risorse disponibili”(3). Riguardo al meccanismo di gestione della crisi, gli sforzi del Governo tedesco e dei banchieri centrali sembrano piuttosto orientati a imporre limitazioni agli sforzi di risoluzione della crisi che ad agevolare il superamento delle difficoltà. Ad esempio, molti esponenti del Governo tedesco e banchieri centrali considerano l’art. 123 del Trattato sull’Unione Europea (4) in forma molto estensiva, considerando anche una massiccia attività di stimolo quantitativo imperniata su acquisti di titoli di stato come una violazione della norma, nonostante essa proibisca soltanto “l’acquisto diretto” presso gli enti pubblici e non l’acquisto indiretto presso altri intermediari finanziari.

Le novità introdotte nel meccanismo di gestione della crisi dal Consiglio Europeo, che ha confermato l’avvio dell’operatività EFSF secondo le modalità già note, sono di due tipi.

Primo, è stata anticipata al 2012 l’entrata in vigore dello European Stabilisation Mechanism, già prevista per il gennaio 2013. Gli Stati Membri dovranno iniziare a versarne il capitale, e l’avvio operativo è previsto quando un gruppo di Stati pari ad almeno il 90% del capitale avrà ratificato il relativo trattato (obiettivo: luglio 2012). Fino al giugno 2013, opererà in parallelo alla EFSF,fermo restando un tetto complessivo alla capacità di erogazione che attualmente è fissato in 500 miliardi di euro (5). I due vantaggi della ESM sono la seniority di cui godono le sue emissioni e la maggiore semplicità della struttura finanziaria, fondata su una base di capitale significativa (il rapporto fra capitale versato e capacità di erogazione sarà mantenuto almeno pari al 15%).

Secondo, gli Stati Membri dell’Unione Europea stanno considerando di fornire risorse aggiuntive al FMI per 200 miliardi di euro, di cui 150 erogati dall’Eurozona. Il meccanismo è quello dell’acquisto di DSP (diritti speciali di prelievo) da parte delle Banche centrali nazionali, in cambio di euro. Lo scopo sarebbe quello di mobilizzare il bilancio dell’Eurosistema per finanziare il FMI, e quindi coinvolgere il FMI nel finanziamento degli Stati europei in difficoltà. Anche questo progetto, però, incontra difficoltà: in primo luogo, la Bundesbank ha introdotto due vincoli: la partecipazione di paesi extra-europei e il conferimento delle risorse non in fondi dedicati all’Eurozona, ma al fondo generale. In secondo luogo, almeno due importanti azionisti del FMI, Canada e Giappone si sono mostrati chiaramente riluttanti a contribuire fino a quando gli europei non si dimostreranno più trasparenti su fabbisogno e strategie, oltre che più determinati ad impiegare proprie risorse per risolvere la crisi. La Russia ha proposto di contribuire 20 miliardi di dollari (di cui 10 soltanto, però rappresentano risorse aggiuntive), ma vuole un piano più chiaro da parte delle Autorità europee. Senza un rilevante contributo di paesi extra-europei, tutto il progetto della triangolazione rischia di evaporare.

Riguardo alla EFSF, questa ha condotto la prima operazione di collocamento di titoli a breve termine (3 mesi), raccogliendo 1,97 miliardi. La mossa è avvenuta subito dopo che il Consiglio Europeo ha annunciato un rapido sviluppo della leva finanziaria del fondo europeo, nonché la disponibilità della BCE ad operare come agente della EFSF nell’esecuzione delle sue operazioni di mercato, quando queste potranno essere avviate. Ricordiamo che le due modalità di intervento previste sono l’emissione di certificati di protezione parziale e la costituzione di Co-Investment Funds (CIFs) per gestire i programmi precauzionali e ordinari di sostegno. Nell’ambito di entrambi è prevista come modalità di intervento anche l’acquisto di titoli di stato all’emissione. Il problema fondamentale, ancora irrisolto, è però la possibilità per la EFSF di emettere abbastanza debito per raggiungere una scala di attività in grado di fare la differenza.

In conclusione, si farà soltanto il minimo indispensabile

La metafora della vespa che sbatte sul vetro, per quanto allettante e forse non lontana dal vero ancora fino a pochi mesi fa, offre un’interpretazione forse troppo naif della situazione attuale: la vespa della metafora non riesce a immaginare soluzioni alternative, mentre qui è probabile che le soluzioni alternative non le si voglia proprio adottare. Infatti, è plausibile che oggi tutti gli attori si rendano perfettamente conto che l’attuale strategia di gestione della crisi aumenta il costo macroeconomico sia per i paesi periferici, sia per l’Eurozona nel suo complesso, e che esistono alternative migliori. Ma forse l’obiettivo del Governo tedesco e della BCE è proprio quello di tenere tutti i paesi in difficoltà in una sorta di vita sospesa, con l’idea di obbligarli a realizzare un consolidamento fiscale accelerato. Ciò significa offrire il sostegno necessario ad evitare che la crisi divenga irrecuperabile, ma allo stesso tempo non essere indotti ad agire così aggressivamente da eliminare la pressione di mercato. Così, in assenza di alternative ragionevoli attivabili a brevissimo termine, la BCE continuerà a garantire condizioni di liquidità eccezionalmente accomodanti alle banche e a comprare titoli per volumi considerevoli; tuttavia, rinuncerà ai benefici che offrirebbe, in termini di miglioramento del clima di fiducia, l’annuncio formale di un programma di medio termine con obiettivi determinati. Se questa interpretazione benevola è corretta, la tensione può durare ancora diversi mesi, almeno fino al superamento della fase critica per il rifinanziamento del debito italiano (gennaio-aprile 2012), ma lo scenario è destinato a migliorare.

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1 La descrizione che segue è basata sulla presentazione del commissario Rehn del 12/12/2011, Reinforcing EU Economic Governance: the Six-Pack and the new Fiscal Compact.

2 Intervista alla Frankfurter Allgemeine Sonntagzeitung del 10/12. Le dichiarazioni del Presidente BCE sono state raccolte dalle agenzie di stampa all’uscita dal Consiglio Europeo il 9/12.

3 Dichiarazioni rese a Bruxelles il 9/12 dopo il vertice europeo.

4 “Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “banche centrali nazionali”), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.”

5 La dichiarazione finale del Consiglio accenna alla possibilità che il tetto possa essere rivisto nel marzo 2012, ma su tale questione il Governo tedesco ha già espresso la propria opposizione.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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