Nel quinto anniversario del crack di Lehman Brothers, il mondo finanziario sta per assistere al cambiamento di una nuova era. Al termine del meeting del 17 e 18 settembre si saprà infatti con quali modalità verrà attuata l’exit strategy, ovvero l’entità del…
tapering che condurrà al progressivo ridimensionamento del programma di acquisti da 85 miliardi di dollari al mese che la Federal Reserve ha stanziato nel tempo per stimolare l’economia a stelle e strisce e scongiurare un nuovo collasso del sistema finanziario americano.
Le tappe che porteranno all’azzeramento del budget mensile per la metà del 2014 dovranno necessariamente scandire una progressiva riduzione, attesa per questa fase in un taglio di circa 15 miliardi di dollari, al fine di scongiurare il rischio che un brusco calo al sostegno dei Treasury risulti destabilizzante per i mercati. Il tutto si inserisce in un quadro macroeconomico non ancora pronto e totalmente risanato, come confermato da una serie di dati piuttosto scoraggianti provenienti dagli Stati Uniti che hanno alimentato l’incertezza sulle decisioni che la FED dovrà prendere. Con l’economia che stenta a ripartire e le aspettative di tassi di interesse su livelli accomodanti ancora per diverso tempo, la rotazione dal mercato obbligazionario a quello azionario ha portato il rendimento del T-Note decennale a circa il 3%, a livelli poco coerenti con le attese del mercato.
Sul fronte valutario, il tapering annunciato prima dell’estate ha sostenuto il deprezzamento del dollaro nei confronti delle principali valute e nelle ultime ore, il ritiro della candidatura alla presidenza della Federal Reserve da parte del consulente economico di Obama, Lawrence Summers, che ha dato il via libera alla futura nomina della Yellen, attuale vicepresidente, è stato accolto con entusiasmo dai mercati che vedono così più lontano il rischio di una rimozione rapida delle misure di stimolo all’economia.
Guardando al rapporto contro l’euro, il dollaro si è riportato sull’area dei massimi da fine febbraio ma solamente il break di area 1,35/1,37 potrebbe proiettare il livello del cambio ai valori di fine 2011 oltre 1,40. L’area di resistenza che a finora arginato ogni tentativo di accelerazione ribassista del biglietto verde sembra tuttavia solida, motivo per cui, anche in un’ottica di progressiva riduzione del tapering, l’attuale livello potrebbe essere utilizzato per accumulare posizioni ribassiste sul cambio. In riferimento ad un portafoglio obbligazionario sufficientemente diversificato, la componente valutaria, sebbene ridotta rispetto al passato per l’alta volatilità che si è registrata nell’ultimo bimestre soprattutto sul comparto delle valute high yield, merita di essere ben rappresentata. Le divise “core” in tal senso consentono di apportare un miglioramento in un contesto che vede i rendimenti di mercato ancora su livelli molto bassi.
In tale ottica, grazie al facciale del 4% che fornisce un discreto cuscinetto di protezione da andamenti avversi del tasso di cambio, ad una scadenza di breve termine che consentirebbe di anticipare la definitiva cancellazione del programma di stimoli, e alla frequenza trimestrale delle cedole, si segnala la Royal Four% ( Isin XS0502707853), obbligazione a tasso fisso del 4% in dollari americani con scadenza 7 maggio 2015. In base ai correnti 103,97 dollari esposti in lettera, il bond promette oggi un teorico rendimento a scadenza, a parità di tasso di cambio, del 1,534% annuo lordo.
Al fine di chiarire le effettive relazioni che intercorrono tra il movimento del tasso di cambio (Eur/Usd) e lo yield-to-maturity del bond, abbiamo effettuato alcune simulazioni. In particolare, in caso di un progressivo apprezzamento del cambio Eur/Usd nell’ordine del 10%, il rendimento teorico a scadenza girerebbe addirittura in negativo, con una perdita su base annua del 4,15%. Analogamente, nello scenario maggiormente positivo per l’investitore, un movimento correttivo del cambio di pari entità, che vedrebbe pertanto il dollaro americano apprezzarsi contro l’euro, farebbe crescere il rendimento potenziale lordo all’8,33% annuo lordo. E’ opportuno sottolineare, nell’ottica dei rischi, come l’investimento nella Royal Four% esponga di fatto a un grado di rischio più alto rispetto ad un’analoga obbligazione a tasso fisso, per la presenza del fattore valutario che in caso di deprezzamento del dollaro dai valori correnti porterebbe a una progressiva riduzione del rendimento atteso.
Fonte: RBS
Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




