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Sotto la lente: Il tapering e il dollaro Usa

Dopo aver cercato di rimandare quanto più possibile la riduzione del programma di acquisti il FOMC, durante il meeting della scorsa ottava, ha varato con una mossa a sorpresa, stando alle tempistiche, il tapering….

Sotto la lente: Il tapering e il dollaro Usa
Ha preso quindi il via la riduzione degli stimoli da parte della Banca Centrale americana con un primo taglio di 10 miliardi agli
85 miliardi mensili stanziati nel dicembre 2012.
Tutto questo è stato possibile grazie al rafforzamento della congiuntura statunitense nell’ultimo mese che ha portato la FED ad avviare tale processo prima del previsto. Tra i segnali più incoraggianti le non farm payrolls di novembre che hanno evidenziato un saldo positivo di 203 mila unità con il tasso di disoccupazione sceso al 7%, livello più basso degli ultimi 5 anni, avvicinandosi al target indicato dalla FED del 6,5%. Altri dati favorevoli sono arrivati sia dal mercato del lavoro che dal PIL, rivisto a novembre in rialzo al 3,6% annualizzato, dal +2,8% della precedente stima, e al 4,1% nel terzo trimestre, contro una stima degli analisti che si assestava al 3,6%.
Nonostante la portata dell’intervento poteva inevitabilmente avere significative ripercussioni sugli equilibri del mercato dei cambi, questa decisione, seppur di lieve entità, è stata accompagnata da una strategia comunicativa che sostanzialmente ha portato ad un nulla di fatto. La Banca Centrale americana, infatti, continuerà a monitorare
le informazioni sugli sviluppi economici e finanziari e proseguirà gli acquisti di asset, usando come appropriato anche gli altri strumenti a disposizione, fino a che le prospettive del mercato del lavoro non migliorino in modo sostanziale in un contesto di stabilità dei prezzi.
Se le informazioni sosterranno le attese, la Banca Centrale americana porrà un ulteriore fremo agli acquisti di asset nelle prossime riunioni. Ma l’entità della riduzione degli stimoli non è pianificata in anticipo e le decisioni della FED resteranno ancorati ai dati che giungeranno dal mercato del lavoro e dall’inflazione. E’ alle porte intanto il
momento dell’avvicendamento tra Ben Bernanke e Yanet Yellen alla guida della FED, che avverrà alla fine di gennaio 2014. Un cambio che tuttavia sarà segnato da una forte continuità in termini di politica monetaria accomodante.
Sul fronte dei cambi, il tasso di cambio Eur/Usd viene rilevato a quota 1,37 a ridosso dei massimi degli ultimi due anni. Nonostante il quadro sia piuttosto incerto, è indubbio che la svalutazione competitiva del dollaro statunitense possa progressivamente venir meno in assenza di ulteriori mosse da parte della BCE, come ad esempio nuove misure di stimolo sul fronte della liquidità (LTRO).
Gli attuali livelli pertanto suggerirebbero di incominciare a guardare con interesse le proposte in valuta estera anche in ottica di diversificazione di portafoglio oltre che valutaria.

Fonte: RBS

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