La Commissione Europea questa settimana ha giudicato eccessivi gli squilibri macroeconomici della Spagna e ha indicato le riforme che il Paese dovrà attuare nei prossimi anni...…
Il programma di stabilità per il 2013 e il 2016, in uscita in questi giorni, indicherà i nuovi obiettivi fiscali e dovrà recepire le linee guida sulle riforme strutturali nel programma nazionale di riforme. Bruxelles ha aperto a una correzione più graduale dei conti pubblici, ma esprimerà un giudizio formale solo a maggio. A seconda di quanto flessibile sarà la Commissione sulla correzione degli squilibri di finanza pubblica, è possibile immaginare una più o meno debole ripresa del ciclo. Una correzione fiscale equilibrata e credibile è quella di cui il Paese ha bisogno nell’immediato, posto che le riforme strutturali devono comunque proseguire.
Nel corso del 2012 si sono avuti numerosi sviluppi positivi in Spagna: completamento delle riforme necessarie a gestire la ristrutturazione del sistema bancario spagnolo (unitamente alla richiesta formale di aiuti all’EFSF/ESM per far fronte alle esigenze di ricapitalizzazione); riforme della normativa vigente per imporre obiettivi più stringenti di bilancio ai Governi locali; istituzione di un’Autorità fiscale indipendente; pagamento dei debiti della PA tramite un fondo statale FFP con dotazione di 30 miliardi di euro (a fronte di un totale di 65 miliardi); riforma del mercato del lavoro. Le misure adottate nel corso del 2012 e l’annuncio del piano BCE in estate hanno innescato un ritorno di capitali stranieri in Spagna, come evidente dal miglioramento dei saldi TARGET II tra settembre e febbraio e il miglioramento del saldo finanziario, al netto della Banca di Spagna. Il flusso finanziario dall’estero è tornato in positivo a fine 2012, per la prima volta dall’inizio del 2011. Tuttavia, data l’elevata posizione debitoria netta sull’estero, il processo di deleveraging interno, sia delle famiglie che del settore pubblico, deve proseguire. Questa settimana, del resto, la Commissione Europea, nell’ambito del semestre europeo, ha pubblicato la valutazione Paese sugli squilibri macroeconomici e nel caso della Spagna, gli squilibri sono giudicati ancora eccessivi. Il giudizio della Commissione ha una valenza significativa, dal momento che le nuove regole sul coordinamento delle politiche economiche incluse nel cosiddetto Six Pack prevedono che ora vengano inviate specifiche raccomandazioni al Paese, che dovrà recepirle, se vorrà evitare l’applicazione di una sanzione (inizialmente, un deposito fruttifero pari allo 0,1% del PIL).
La fase di correzione degli squilibri ha generato un aumento della disoccupazione preoccupante e non escludiamo che si possa toccare il 27% per fine estate. Gli effetti sul ciclo sono stati limitati nel 2012 dal momento che in media annua il PIL è calato di solo 1,6%. Tuttavia, a fine 2012, la recessione si è aggravata per effetto delle misure fiscali varate a settembre scorso e che hanno pesato sulla parte finale dell’anno. Nei primi mesi del 2013 è probabile che il PIL si contragga anche più che a fine 2012 (0,6% t/t) dal momento che la restrizione fiscale potrebbe continuare a penalizzare la dinamica della domanda interna ed in particolare la spesa per consumi. Continuiamo a prevedere un calo del PIL di -1,6% nel 2013 dopo il -1,4% del 2012. Il Paese dovrebbe tornare a crescere nel 2014 di appena 0,4% a meno di ricadute recessive più severe per effetto della restrizione fiscale e di un contesto internazionale più debole di quanto generalmente assunto. Il processo di deleveraging interno determinerà una contrazione della domanda domestica più severa di quella del PIL 2013: -4,7% ed ancora di 0,4% nel 2014.
L’unico motore di crescita nel biennio in corso dovrebbero essere le esportazioni (+4,4% nel 2013 e +5,0% nel 2014) trainate dalla ripresa della domanda globale e dal recupero di competitività degli ultimi anni. Le importazioni faranno peggio dell’export (-3,6% nel 2013 e +2,7% nel 2014) per effetto del calo di domanda interna. La chiusura del deficit di parte corrente dovrebbe quindi proseguire sull’orizzonte di previsione, grazie al miglioramento della bilancia commerciale che è tornata in lieve surplus già nel 2011. Come abbiamo evidenziato in questo Weekly il miglioramento del saldo di parte corrente è solo in parte dovuto a recuperi di competitività strutturali piuttosto che al calo della domanda interna. Per consolidare il miglioramento di bilancia commerciale è fondamentale che prosegua la svalutazione interna del costo del lavoro iniziata a fine 2008. A riguardo, i salari negoziati hanno frenato il passo sensibilmente nel corso del 2012, a seguito della riforma di inizio 2012. I dati fino a gennaio non mostravano un adeguamento dei salari all’aumento dell’inflazione verificatosi a settembre (al 3,5% da un precedente 2,7%) per effetto dell’aumento dell’IVA. È importante che questa tendenza sia confermata anche nei prossimi mesi. Rimane di importanza primaria, come sottolineato dalla Commissione nella valutazione del Paese sugli squilibri macro, che la riforma del lavoro di febbraio 2012, integrata con ulteriori misure a luglio1 e novembre2, sia ulteriormente modificata per favorire la contrattazione decentralizzata e una ristrutturazione delle agenzie per l’occupazione che favorisca la collaborazione sul tutto il territorio nazionale e migliori il processo di assorbimento della forza lavoro espulsa in particolare dal comparto delle costruzioni.
Andranno inoltre implementate riforme volte ad aumentare la flessibilità e la competitività del mercato dei prodotti e misure che favoriscono la crescita dimensionale delle imprese. Il tessuto industriale spagnolo, come quello italiano, è dominato da imprese di piccola e media dimensione che tipicamente sono meno presenti sui mercati internazionali ed in media tendono ad essere meno produttive di quelle di larga dimensione. Si veda il rapporto EFIGE3 (European Firms in a Global Economy) del luglio 2012.
Ma se le riforme strutturali sono imprescindibili per un rilancio della crescita potenziale, tipicamente l’effetto di tali misure nel breve non è immediato. Il nodo per la Spagna rimane la posizione di finanza pubblica, e soprattutto quanto veloce sarà il rientro del deficit verso il 3%. Il deficit 2012 ha chiuso al 7% dall’8,9% del 2011 (al netto delle misure a sostegno delle banche che pesano per uno 0,5% di PIL sul 2011 e per 3,2% sul deficit 2012). Eurostat pubblicherà i dati definitivi il prossimo 22 aprile. Il risultato 2012 è solo di sette decimi al di sopra del target concordato con la Commissione a luglio 2012. Il calo del deficit è dovuto a un miglioramento di 1,3 punti di PIL del saldo delle amministrazioni centrali, dal -5,1% al -3,8% del PIL e di un calo di 1,6 punti del deficit delle Regioni all’1,7% del PIL. La sicurezza sociale, invece, ha chiuso con un deficit dell’1,0% dal -0,07% del 2011. Il risultato sulle Regioni è positivo e suggerisce che il patto di stabilità interno, approvato a inizio 2012, ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi. Si noti che la spesa delle Regioni è costituita in larga misura da spesa per sanità e istruzione, che sono tipicamente inerziali. Il debito è salito all’84,1% del PIL dal 68,5% del 2011, per effetto dei contributi ai meccanismi di sostegno europei e dell’emersione del debito della Pubblica Amministrazione (PA) verso fornitori. Il debito è atteso salire fino al 95,8% del PIL nel 2014. Sulla dinamica del debito peseranno ancora i contributi ai fondi europei (7 miliardi di euro nel 2013 e 4,15 miliardi nel 2014) e il pagamento del debito verso fornitori per 2,7 miliardi di euro. Lo Stato ha instituito un fondo FPP per il pagamento dei debiti verso fornitori con una dotazione di 30 miliardi di euro (3,0% del PIL) a fronte di debiti complessivi della PA. per 65 miliardi di euro (6% del PIL). Il fondo è stato finanziato con emissioni governative. Fino ad ora sono stati utilizzati fondi per 27 miliardi di euro (9,3 miliardi di euro per gli Enti Locali e 17,5 miliardi per le Regioni). Il pagamento del debito della PA dovrebbe avere un effetto sull’economia tra 0,5% e 0,8 del PIL secondo le stime del Tesoro spagnolo.
Pensiamo che l’andamento dei conti pubblici sia ancora lontano dal garantire un ritorno al 3% nei tempi concordati (2014, come da Programma di Stabilità (PS) 2012-15), per effetto di un significativo deterioramento dei saldi tendenziali soltanto in parte corretto nel 2012. La Commissione, nelle sue stime di febbraio, proiettava il deficit al 6,7% nel 2013 e 7,2% nel 2014, dal momento che vengono a scadenza misure sulla tassazione del patrimonio e del reddito d’impresa. Si noti che le previsioni della Commissione vengono fatte a legislazione vigente dal momento che incorporano solo le misure effettivamente approvate, a partire da una stima dei saldi tendenziali.
Il Semestre europeo prevede che per metà aprile i Paesi Membri presentino il PS 20013-16 che dovrebbe indicare il sentiero di aggiustamento del deficit nei prossimi tre anni. È possibile che il PS, in uscita in questi giorni, sposti il raggiungimento del 3% in avanti al 2015. La revvisione sarà giustificata, molto probabilmente, da fattori attenuanti: protratta debolezza ciclica e severità della crisi finanziaria. La Commissione ha aperto ad una correzione più graduale da parte del Governo spagnolo del deficit eccessivo dal momento che la correzione strutturale nel 2012 (variazione del saldo primario corretto per il ciclo) è stata di quasi 3 punti di PIL (si veda la Tab.1). Quali saranno le concessioni che la Spagna riuscirà a spuntare con Bruxelles sono ancora da vedere. Nella valutazione Paese sulla procedura sugli squilibri macroeconomici è esplicitamente indicato che saranno necessari ulteriori sforzi strutturali, nonché misure per aumentare la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio periodo.
Il rispetto delle nuove regole fiscali e in particolare il Fiscal Compact prevede che i paesi membri non superino un deficit strutturale di 0,5% del PIL dal 2015 e che in condizioni eccezionali si possa arrivare ad un deficit dell’1,0% del PIL. La Commissione nelle stime di febbraio proiettava il deficit strutturale spagnolo a -5,5% del PIL nel 2014. Pensiamo che i rischi siano verso il basso dal momento che le stime della Commissione per la crescita 2014 (+0,8%) ci sembrano ottimistiche. Il rispetto del Fiscal Compact imporrebbe quindi una correzione strutturale di 4,5 punti di PIL tenendo conto delle condizioni attenuanti. Bruxelles vorrà, quindi, concordare prima del 2015 un piano di rientro più graduale onde evitare di imporre al Paese una correzione strutturale di tale entità. Ciò detto, per quanto ampi siano i margini di trattativa, un’ampia correzione fiscale nei prossimi tre anni sarà comunque necessaria. Le prospettive per il Paese rimangono, quindi, assai incerte ed il rischio di un mancato ritorno alla crescita nel 2014 non è affatto trascurabile anche perché a fronte di una politica fiscale ancora pesantemente restrittiva la politica monetaria rimane anche essa penalizzante. Una correzione fiscale equilibrata e credibile è quello di cui il Paese ha bisogno nell’immediato, posto che le riforme strutturali devono comunque proseguire.




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