Secondo Christopher Probyn, capo economista di State Street Global Advisors, la Federal Reserve si trova ora nella stessa situazione di molti investitori: sono in attesa di determinare la reale gravità del rallentamento economico della Cina, e se avrà ha il potenziale per spingere l’economia globale verso la recessione nel 2016.
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Chris Probyn, Chief Economist di State Street Global Advisors
Alla fine è successo. La FED ha alzato i tassi di interesse per la prima volta durante questa lunga ripresa. In realtà non era necessario. Non ci sono segni di inflazione salariale, né di inflazione. Ma da tempo la FED diceva di voler uscire da una situazione con tassi a zero o inferiori. Riteniamo che sia corretto. Avere interessi a zero è appropriato quando l’economia è in crisi e il tasso di disoccupazione è prossimo al 10%. Ma non altrettanto quando l’economia sta crescendo a un ritmo costante e il tasso di disoccupazione è intorno al 5%. È importante ricordare che mentre pensiamo che questo sia il primo di diversi movimenti da parte della FED (non sappiamo ancora esattamente quanti), non è necessario che il tutto avvenga rapidamente. Non solo non ci sono segnali di inflazione salariale, ma ci sono anche alcune problematiche legate al rapporto tra utilizzo delle risorse e inflazione. Alcuni si chiedono se questa relazione sia forte come un tempo e se quindi la Fed si debba davvero preoccupare del livello del tasso di disoccupazione. Ma nel 2016 chiaramente la Fed sarà in grado di procedere gradualmente. Non vogliono alzare i tassi di interesse troppo in fretta, quindi probabilmente quanto prima inizia il rialzo tanto più può essere lento. A seconda dei movimenti la Fed può valutare l’effetto sull’economia, considerare il feedback e seguire l’andamento dei dati.
Che cosa significa questo per i mercati?
Prima di tutto periodi di volatilità, perché i mercati devono affrontare le previsioni su quando avverranno i rialzi successivi. Per le azioni i tassi di interesse in crescita sono di solito un fattore leggermente negativo. Bisogna però considerare che la Fed alzerà nuovamente i tassi se riterrà che l’economia sia abbastanza resiliente da sostenere l’aumento stesso e, se l’economia è resiliente, allora la crescita degli utili dovrebbe essere accettabile. Per quanto riguarda le obbligazioni, non crediamo che questa mossa abbia un impatto particolarmente negativo, perché i tassi oltreoceano sono così bassi che dovrebbero ancorare il tratto a lungo termine della curva dei treasury e probabilmente questa politica restrittiva sarà associata a un mero appiattimento piuttosto che a un selloff sui mercati obbligazionari. Per quanto riguarda il dollaro, ci aspettiamo più forza o una spinta aggiuntiva, in particolare rispetto ai mercati emergenti. A mano a mano che i tassi Usa salgono, questo potrebbe accentuare i deflussi di capitale che abbiamo già visto sui mercati emergenti, con un indebolimento dei tassi di cambio e un calo dei prezzi delle loro asset class. Ma prima di tutto e soprattutto, per noi il principale effetto sarà un periodo di volatilità.
Fonte:BONDWorld.it
Da seguire:
Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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