USA FOMC

Stati Uniti: aggiornamento sul pacchetto fiscale

L’iter legislativo del compromesso fiscale siglato dal presidente Obama con i Repubblicani prosegue spedito, con l’approvazione in Senato e alla Camera e l’invio al presidente per la firma.

Nel 2011 il deficit/PIL sarà così in allargamento rispetto al 2010 e superiore al 9% del PIL. La decisione di offrire nuovo sostegno di…


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policy al ciclo avviene mentre arrivano segnali di accelerazione della domanda finale. Le vendite sorprendono verso l’alto e inducono una revisione della crescita per fine 2010 e per il 2011.
E’ stato approvato in Congresso il disegno di legge che estende i tagli fiscali di Bush e include altre misure espansive per il periodo 2011-12, con un costo totale stimato per il 2011-20 di 858 miliardi di dollari.. La legge è stata approvata a larga maggioranza dal Senato (81-19), con ampio supporto dei repubblicani. La Camera ha approvato lo stesso testo del Senato, nonostante il tentativo da parte dei democratici di modificare le aliquote sui redditi alti e per l’imposta di successione. La minaccia da parte dei repubblicani di bloccare con l’ostruzionismo l’approvazione di qualsiasi modifica ha indotto i democratici a cedere su tutti i fronti. La legge è passata con 277 voti favorevoli e 148 contrari. La legge va ora alla firma del presidente ed entrerà in vigore entro la prossima settimana.
Eventuali modifiche all’imposta di successione non avrebbero effetti rilevanti sulla struttura complessiva dell’intervento. Come già indicato in WEM del 10/12/2010, le misure sono prevalentemente concentrate dal lato delle imposte, e riguardano per la maggior parte estensione di aliquote vigenti, già in discussione da tempo; alcune misure sono invece inattese. Fra le misure in gran parte attese ci sono l’estensione per due anni dei tagli di imposta di Bush per tutte le classi di reddito; l’estensione per due anni anche di tutte le altre misure (per esempio, imposta sui capital gains al 15%, eliminazione della penalizzazione per dichiarazioni congiunte, sostegno per l’istruzione); l’indicizzazione dell’Alternative Minimum Tax. Tra le novità, c’è l’estensione dei sussidi di disoccupazione per un intero anno (la discussione finora verteva sull’estensione per tre mesi) fino a fine 2011; la riduzione dell’aliquota della tassa di successione al 35% per patrimoni al di sopra dei 5 milioni di dollari (questo potrebbe essere modificato nella versione finale, con scarsi effetti su consumi ed entrate); la riduzione di 2pp della “payroll tax” (imposta contributiva del 6,2% pagata sul reddito da lavoro dai dipendenti); defiscalizzazione del 100% della spesa per investimenti nel 2011-12 (la previsione era per il mantenimento dell’attuale 50%, l’estensione al 100% proposta dal presidente a settembre si era arenata in autunno). Viene lasciata scadere la misura definita “Making work pay credit”, che riduceva l’aliquota sul reddito dei lavoratori dipendenti (però questo viene più che compensato con la riduzione della payroll tax di 2pp).
Nella tabella qui sotto riportiamo una valutazione delle misure annunciate sulla base delle stime del CBO (vedi www.cbo.gov), aggiungendo una distinzione fra quanto è “nuovo” e quanto invece è un’estensione di misure in scadenza che si prevedeva sarebbero state in gran parte rinnovate. L’effetto delle misure sul deficit dello scenario base del CBO (a legislazione invariata) è enorme: un allargamento di 917 miliardi di dollari sul periodo a.f. 2011-13. Tenendo però conto delle misure che sono un’estensione di misure già in vigore e che con elevata probabilità sarebbero state estese, l’effetto netto sul deficit previsto è ben più contenuto, pari a circa 170 miliardi di dollari sul periodo 2011-13. Per questo stimiamo che l’effetto di stimolo sia relativamente contenuto rispetto al valore “facciale” del pacchetto.

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La valutazione degli effetti di stimolo del pacchetto è più difficile del normale: gran parte delle misure sono estensioni di misure esistenti, che però hanno rischiato fino all’ultimo di non venire rinnovate. La nostra stima (e quella di consenso) era che gran parte di queste misure sarebbe stata estesa, e per questo motivo l’effetto netto del pacchetto è ben inferiore al suo ammontare valutato rispetto alla legislazione vigente. Ma nel valutare gli effetti delle misure, una parte rilevante della stima dipende dalla percezione di famiglie e imprese riguardo alla probabilità di estensione. Per chiarezza di esposizione, presentiamo le stime degli effetti limitati a quello che riteniamo essere effettivamente “nuovo” stimolo (rispetto alle nostre previsioni precedenti) e applichiamo i moltiplicatori standard per le singole classi di misure. Sulla base di queste premesse, il risultato è un effetto sulla crescita del PIL molto modesto (circa 0,2pp nel 2011 e 0,1pp nel 2012, si veda tabella qui sotto). L’effetto complessivo potrebbe essere un po’ più ampio, per via della riduzione dell’incertezza: circa 0,4pp nel 2011 e 0,2pp nel 2012.

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La decisione di attuare misure con effetti devastanti sul deficit del prossimo biennio (secondo il CBO al 9,5% del PIL nel 2011, dal 9,1% dell’a.f. 2010, in calo contenuto al 6,9% del PIL nell’a.f. 2012) senza toccare in alcun modo il nodo della sostenibilità di lungo termine dei conti federali espone gli Stati Uniti a problemi fiscali crescenti dal 2012 in poi. Moody’s ha indicato che se il pacchetto verrà approvato nella sua forma iniziale, il peggioramento del debito e del deficit potrebbe determinare un outlook negativo per il debito americano. Un outlook negativo aumenta la probabilità che il rating del debito statunitense venga ridotto nei successivi 12-18 mesi dall’attuale AAA. Secondo Moody’s gli effetti negativi della manovra sui conti federali più che compensano gli effetti positivi sulla crescita.
Alla luce delle novità fiscali ma soprattutto delle indicazioni recenti dei consumi, rivediamo la crescita prevista nel 2011 al 3,1%, e nel 2012 al 2,9%. La revisione per il 2011 è influenzata in parte importante dalle informazioni sulle vendite al dettaglio di ottobre e novembre che sono state straordinariamente forti. Il segnale di accelerazione della dinamica dei consumi precede l’approvazione del pacchetto, ma potrebbe essere almeno in parte il risultato dell’aspettativa del passaggio di un accordo sulle imposte, oltre che la liberazione di domanda compressa negli ultimi due anni. Sulla base di queste indicazioni i consumi potrebbero crescere del 3,8% t/t ann. dopo +2,8% t/t ann. del 3° trimestre. Nel 2011, il trend dei consumi viene rivisto verso l’alto per l’effetto base di fine 2010 e per l’arrivo dello stimolo fiscale del pacchetto approvato in Congresso: nel 2011 i consumi dovrebbero crescere del 3,2%, una performance soddisfacente alla luce del rialzo strutturale del tasso di risparmio, rallentando a 2,8% nel 2012, quando la politica fiscale diventerà meno espansiva.


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