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Stati Uniti: aggiornamento sullo scenario macroeconomico

– La revisione dei dati storici del PIL ha determinato una dinamica ciclica molto più negativa di quanto visto in precedenza. Le revisioni determinano un sentiero più debole per la crescita del 1° semestre 2011: di conseguenza le previsioni per la crescita annua vengono riviste verso il basso. Le ampie correzioni registrate dalle indagini di famiglie e imprese riflettono in parte un crollo di fiducia nella gestione della politica economica, culminato con il downgrade di S&P. I dati effettivi più recenti sono stati misti, con un mercato del lavoro debole, ma segnali discreti dai consumi. Rivediamo verso il basso la crescita, senza però includere nello scenario centrale un double dip…..


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L’espansione dovrebbe proseguire, ma a un ritmo compreso fra il 2 e il 2,5% nel 2011-12. La crescita è prevista a 1,7% nel 2011 e 2,3% nel 2012, ipotizzando un’estensione del taglio della payroll tax.

– L’accordo siglato con il Budget Control Act of 2011 è totalmente inadeguato al controllo strutturale dei conti pubblici americani. La restrizione fiscale attesa nel prossimo decennio non sarà sufficiente a stabilizzare il debito/PIL, ma frenerà comunque la crescita, soprattutto a partire dal 2014. Nel breve l’accordo non implica una restrizione addizionale significativa rispetto a quanto già atteso nel 2012 e qualche misura di stimolo verrà probabilmente adottata sotto forma di sgravi di imposta. La vera restrizione fiscale dovrebbe entrare in vigore dal 2013 in poi.

– La politica monetaria aumenterà ancora lo stimolo monetario con nuove misure espansive, di entità più modesta rispetto a quelle adottate nel 2009-10. L’employment report di agosto rende un intervento di allungamento della vita del portafoglio della Fed lo scenario centrale per la riunione di settembre.

Le indagini e i mercati segnalano ampio pessimismo sulla crescita. I dati effettivi correnti, dopo le revisioni verso il basso del PIL passato, sono meno negativi e non danno per ora indicazioni di rischi concreti di double dip. Le indicazioni dal credito, dal mercato del lavoro (nonostante l’employment report di agosto), dai consumi e dagli ordini sono in linea con un’accelerazione della crescita nel 2° semestre, dopo una quasi-stagnazione nella prima metà dell’anno. E’ possibile che l’ampia correzione delle indagini rifletta anche gli effetti degli eventi di agosto sulla fiducia (scontro in Congresso sul debito e declassamento del rating).

Le linee principali dello scenario di previsione sono le seguenti:

1. Consumi in crescita moderata, del 2,2% medio nel 2° semestre e vicino al 2,5% nel 2012, nell’ipotesi di estensione del taglio della payroll tax. Il reddito da lavoro crescerà a un ritmo contenuto, tale da permettere il mantenimento del tasso di risparmio sui livelli attuali dopo due anni di trend verso l’alto. Sulla base della legislazione corrente, a inizio 2012 dovrebbe risalire la payroll tax, la riduzione attuata a inizio 2011 era della durata di un anno. Nel nostro scenario centrale incorporiamo un’estensione del taglio per tutto il 2012, con un effetto di sostegno al reddito disponibile di circa 100 miliardi di dollari. La discussione su questa misura potrebbe rimanere aperta per gran parte del 4° trimestre. L’effetto di questa ipotesi sulla crescita del 2012 è significativo e pari a circa 0,4pp sul PIL del 2012. Il dibattito politico sul sentiero di spesa e entrate sarà caldo di nuovo in autunno (vedi Focus sul Budget Control Act più sotto), pertanto l’incertezza sull’estensione della misura potrebbe durare fino a ridosso della scadenza, cioè fine anno. Nel caso in cui si chiarisse in tempi brevi che la misura non verrà estesa di sicuro, rivedremo le nostre previsioni 2012. Al momento, alla luce dell’andamento dei dati, lo scenario di estensione sembra il più probabile, soprattutto in un anno elettorale.

12092011 12. Tasso di disoccupazione persistentemente elevato, con una disoccupazione di lungo termine strutturale, in parte contenuta dal trend di partecipazione verso il basso dovuto all’invecchiamento della popolazione e al pool di disoccupati scoraggiati. Una crescita media di occupati intorno a 120-150 mila nel settore privato determinerebbe un calo del tasso di disoccupazione molto lento, non sotto l’8,5% a fine 2012. Questo elemento rappresenta la principale giustificazione per ulteriore stimolo monetario e per un contenimento della restrizione fiscale nel 2012.

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3. Investimenti fissi in aumento moderato (7,5% nel 2011, 6,2% nel 2012), sostenuti da una politica monetaria straordinariamente espansiva, da condizioni finanziarie favorevoli sul mercato del credito e da un dollaro debole, ma frenati dall’incertezza sulla politica fiscale. Le banche continuano ad allentare le condizioni del credito alle imprese e il trend dei prestiti industriali e commerciali appare in linea con l’andamento dei cicli precedenti. Le costruzioni restano stagnanti nel settore residenziale e in calo (più contenuto) nel settore commerciale.

4. Le esportazioni nette dovrebbero contribuire negativamente alla crescita nella seconda metà del 2011, in parte come conseguenza del terremoto giapponese. Nel 2012 il contributo dovrebbe essere non rilevante per la crescita complessiva.

5. La spesa pubblica resterà un freno, sia a livello federale, sia a livello statale e locale. A livello federale si sommerà il modesto contributo negativo derivante dall’accordo di agosto (circa -26 miliardi di dollari sul prossimo anno fiscale), alla fine dei programmi ARRA soprattutto trasferimenti a Stati ed enti locali. Perciò Stati ed enti locali dovrebbero proseguire sul sentiero ampiamente restrittivo in atto dal 2009, più marcato nel 2011-12 per via della fine dei contributi federali. L’eventuale attuazione di tagli “automatici” in caso di mancato accordo in Congresso graverebbe essenzialmente dal 2013 in poi. Il deficit si chiuderà nel 2012 in seguito al rientro di gran parte dell’aumento degli ammortizzatori sociali e delle misure del pacchetto ARRA. Il CBO ad aprile prevedeva un deficit di 1,4 tln nell’a.f. 2011 (8,8% del PIL), con un contributo di 332 miliardi da parte degli ammortizzatori ciclici; il deficit corretto per il ciclo è stimato a 1,07 tln nel 2011 (pari al 6,7% del PIL). Nell’a.f. 2012, il deficit depurato dagli effetti ciclici dovrebbe toccare i 930 miliardi (4,9% del PIL). La nostra previsione per il 2012 è un deficit federale pari a 1,1 tln di dollari nel caso in cui venga estesa la riduzione della payroll tax, da 1,3 tln di dollari stimato per l’anno fiscale 2011, che si chiuderà a fine settembre.
Sul fronte della politica fiscale, i conflitti resteranno profondi. Il presidente Obama ha presentato un programma di stimolo fiscale di 447 miliardi di dollari, di cui 253 miliardi in tagli di imposte e 194 miliardi in aumento di spesa. La parte relativa alle spese è concentrata su spese infrastrutturali, sussidi ai governi locali e estensione dei sussidi di disoccupazione di emergenza. Dal lato delle imposte il grosso del piano (240 miliardi) verrebbe dall’estensione ed espansione del taglio della payroll tax per i dipendenti (dimezzandola a 3,1% da 6,2% del salario) e dall’introduzione di un taglio anche per le imprese (contributo al 3,1% dal 6,2% sui primi 5 milioni di dollari di salari); per i nuovi assunti, le imprese non pagherebbero affatto la payroll tax. A queste misure si aggiungono proposte per offrire sgravi fiscali a imprese che assumono individui disoccupati da più di 6 mesi.
Alcuni esponenti repubblicani hanno già bocciato la proposta. Riteniamo che la componente di spesa sia difficilmente attuabile, ma misure di riduzione delle imposte potrebbero essere introdotte.
Nel nostro scenario centrale ipotizziamo per ora interventi vicini a 100 miliardi di dollari nel 2012, con un effetto sul PIL di stimolo di circa 0,4pp. E’ possibile che la manovra effettiva possa essere un po’ più ampia (più vicina a 150 miliardi di dollari) ma i dettagli di eventuali nuove misure saranno ampiamente dibattuti in Congresso nell’autunno e un accordo si troverà probabilmente, come sempre in questo ciclo politico, all’ultimo momento.
Per quanto riguarda la politica monetaria, lo scenario centrale è che la Fed annunci un programma di allungamento della vita del portafoglio titoli da attuare attraverso vendite di titoli sul tratto breve contro acquisti sui tratti più lunghi, privilegiando i tratti 4-6 e 8-30 anni. L’effetto sulle variabili reali di nuovi interventi sarebbe probabilmente irrisorio. Un nuovo programma QE3, a meno di drammatico deterioramento dei dati, è per ora molto improbabile per via del trend verso l’alto dell’inflazione core. Bernanke l’8 settembre ha confermato che il FOMC alla prossima riunione tornerà a discutere sugli strumenti disponibili per sostenere la crescita, già analizzati nella riunione di agosto. La Fed “è pronta ad adottare questi strumenti come appropriato per promuovere una crescita più forte in un contesto di stabilità dei prezzi”: per questo prevediamo che a settembre la Fed annunci un programma di allungamento della vita del suo portafoglio.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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