BUSSOLA -

Svalutazione fiscale: evidenze dall’esperienza europea

Alcuni colleghi hanno manifestato il proprio interesse verso la pubblicazione di settembre del Fiscal Monitor dell’IMF ….


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Aletti Gestielle SGR – Laura Cavallaro -Ufficio Studi


(http://www.imf.org/external/pubs/ft/fm/2011/02/pdf/fm1102.pdf) ed, in particolare, verso la cosiddetta “Svalutazione fiscale” ed i suoi effetti. Abbiamo così provato ad analizzare le evidenze recenti in Eurozona, cercando di capire cosa dobbiamo aspettarci per l’Italia alla luce dell’aumento dell’aliquota IVA ordinaria entrato in vigore il 17 settembre.

Innanzitutto, la definizione teorica: viene definita “Svalutazione fiscale” un trasferimento della tassazione dei beni dal Paese di origine al Paese di consumo, ad esempio sostituendo parte dei contributi per la sicurezza sociale pagati dal datore di lavoro con un aumento dell’aliquota IVA.

Questo tipo di riforma viene chiamata “Svalutazione fiscale”, in quanto produce gli stessi effetti di una svalutazione del tasso di cambio (non disponibile in un’Unione Monetaria). Infatti, le importazioni vengono in tal modo tassate, al contrario delle esportazioni che risultano favorite, portando quindi un miglioramento del Current Account del Paese e la sua competitività internazionale.

Certamente la politica fiscale non è il modo migliore per risolvere i problemi strutturali di un Paese, ma può offrire miglioramenti significativi, sia pure temporanei, sulla via delle riforme più strutturali del mercato del lavoro necessarie per sostenere la competitività nel lungo periodo.

Presupposto fondamentale per il funzionamento della Svalutazione fiscale è la rigidità sia dei salari nominali che del tasso di cambio. Infatti, con un tasso di cambio flessibile l’aumento dell’export e la riduzione dell’import porterebbero ad un apprezzamento della valuta nazionale vanificando l’effetto positivo sulla competitività. Inoltre, se i salari nominali fossero flessibili, a fronte dell’aumento dell’IVA che riduce il potere d’acquisto reale dei salari, i sindacati ne chiederebbero un aumento, vanificando anche in questo caso gli effetti positivi sulla competitività del Paese della riduzione dei costi del lavoro.

Per simulare gli effetti di una Svalutazione fiscale la ECB utilizza il proprio modello EAGLE. Ipotizzando un’elasticità del Net Trade di 2.5 nel caso del Portogallo, ne deriva un miglioramento nel trade balance nel secondo anno dall’aumento dell’IVA dello 0.2% del PIL. L’effetto però scompare dopo quattro anni dall’aumento. Contemporaneamente, l’occupazione registra un aumento dello 0.3% nei primi due anni.

Abbiamo provato a verificare se questa relazione risulta verificata nei recenti casi di aumenti dell’IVA nei Paesi dell’Area Euro. I più calzanti sono i casi di Spagna e Portogallo:

– Spagna: vi è stato un aumento dell’aliquota ordinaria da 16% a 18% il 1 luglio 2010. Si è di conseguenza registrato un miglioramento del Net Trade di 3069.6 mln euro a luglio 2011 rispetto a giugno 2010, pari all’1.1% del GDP nominale di Q2. Non vi è stato, però, l’atteso miglioramento dell’occupazione. Infatti, il numero totale degli occupati è sceso di 173.8K in Q2 2011 rispetto a Q2 2010. Probabilmente questo è imputabile alla mancata completa rigidità dei salari nel Paese, dove sono in corso di implementazione consistenti riforme del mercato del lavoro e, fino all’anno scorso era in vigore un meccanismo di indicizzazione dei salari paragonabile alla scala mobile italiana;

– Portogallo: vi è stato un aumento dell’aliquota ordinaria da 21% a 23% il 1° gennaio 2011, preceduto da un aumento dal 20% al 21% il 1° luglio 2010. Si è di conseguenza registrato un miglioramento del Net Trade di 1192 mln euro a luglio 2011 rispetto a giugno 2010, pari al 2.8% del GDP nominale di Q2 2011. Non vi è però stato l’atteso miglioramento dell’occupazione nemmeno in questo caso. Infatti, il numero totale degli occupati è sceso di 106K in Q2 2011 rispetto a Q2 2010. Anche in Portogallo sono in corso di implementazione riforme del mercato del lavoro che potrebbero avere rallentato il miglioramento previsto nel mercato del lavoro;

– Irlanda, dove l’IVA è stata ridotta il 1° gennaio 2010 al 21% da 21.5%, mentre quella ridotta è stata aumentata al 13.5% da 9% il 1° luglio 2011. In questo caso si registra un miglioramento di 550 mln euro di Net Export a luglio 2011 rispetto a dicembre 2009, con l’effetto del taglio IVA che compensa ampiamente la modesta riduzione di gennaio 2010.

Più controversi sono i casi di:

– Grecia, dove le aliquote IVA hanno subito vari aumenti: a marzo 2005, al 19% da 18% per l’aliquota ordinaria, a marzo 2010 al 21%, a luglio 2010 al 23%, mentre a novembre dello stesso anno sono state alzate solo le aliquote ridotte. Complice la pesante recessione che ha colpito il Paese, in tale caso nemmeno il Net Trade risulta in miglioramento, anzi è peggiorato di 384 mln di euro a luglio 2011 rispetto a febbraio 2005. Per quanto riguarda le statistiche sull’occupazione, si registra un calo degli occupati di 214.1K a giugno 2011 rispetto a febbraio 2005;

– Finlandia, dove non è migliorato nemmeno il Net Trade. L’IVA è stata aumentata al 23% da 22% per quanto riguarda l’aliquota ordinaria e quella ridotta è stata aumentata al 9% dall’8% il 1° luglio 2010. Contemporaneamente, il Net Trade ha registrato un deterioramento di 405 mln euro a luglio 2011 rispetto a giugno 2010.

In conclusione di quest’analisi, risulta difficile constatare nella realtà tutte le condizioni richieste nell’articolo dell’IMF per la verifica delle tesi esposte e non tutti i casi di aumenti IVA visti recentemente hanno quindi portato ai risultati illustrati. Di conseguenza, risulta difficile aspettarsi consistenti miglioramenti nel Net Export italiano nei prossimi due anni alla luce del recente aumento dell’IVA soprattutto se dovessero continuare a mancare riforme strutturali significative sul mercato del lavoro.


Disclaimer: La source dei dati è Bloomberg e/o Datastream. Il presente documento è destinato esclusivamente al soggetto destinatario ed ha quale unico scopo quello di illustrare dati e/o pensieri ritenuti degni di nota. Pertanto tale documento ha finalità esclusivamente informative, e non può essere in alcun modo inteso o interpretato quale offerta, invito, consiglio, suggerimento o indicazione di investimento. In nessun caso il presente documento può essere diffuso al pubblico senza preventiva autorizzazione da parte della SGR. Inoltre, anche se la SGR intraprende ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni da fonti ritenute affidabili, non assicura in alcun modo che le informazioni, i dati, le notizie, o le opinioni contenute nel materiale siano esatte, affidabili o complete. Inoltre, la SGR non può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne viene fatto.

Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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