Aspettando la RBA (di Arnaud Masset)…..
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È risaputo che l’Australia è una delle economie mondiali più esposte nei confronti della Cina, poiché circa il 35% (dato aggiornato al 15 giugno) delle esportazioni di merci australiane è diretto verso la seconda economia mondiale. Nei verbali dell’ultima riunione, la RBA si era detta piuttosto certa che i rischi al ribasso per le prospettive della crescita cinese si erano lievemente ridotti. Tuttavia, allora la PBoC non aveva ancora svalutato lo yuan, Pechino sosteneva il calo dei prezzi delle azioni e un decollo dei tassi a settembre da parte delle Federal Reserve sembrava cosa fatta.
Il contesto ora è molto diverso, l’incertezza sui mercati globali ha raggiunti picchi da record. Non prevediamo, comunque, un taglio del tasso alla riunione di domani della RBA perché riteniamo che gli effetti dei recenti subbugli sui mercati globali derivanti dalle preoccupazioni per la crescita cinese siano ancora poco chiari. Tuttavia, il testo ed eventuali commenti sugli effetti dei recenti sviluppi saranno monitorati scrupolosamente per capire se la RBA tornerà ad assumere un’impostazione accomodante.
La Fed continua a sostenere un rialzo del tasso entro la fine dell’anno (di Yann Quelenn)
Dopo la riunione dei banchieri centrali tenutasi a Jackson Hole la scorsa settimana, gli operatori hanno monitorato con attenzione i commenti dei funzionari della Fed. Stando alle loro parole, la volatilità dei mercati azionari e le turbolenze in Cina non cambiano le loro previsioni sull’economia americana; i banchieri continuano a notare un miglioramento nel mercato del lavoro. Inoltre, la Fed ha confermato che ci sarà un rialzo del tasso non appena vi sarà la ragionevole certezza che il tasso d’inflazione salirà di nuovo al 2%.
La scorsa settimana, l’argomento più importante non sono stati i commenti di alcuni funzionari della Fed sul fatto che la politica monetaria USA gioca un ruolo chiave nel garantire la stabilità economica del paese. Si è parlato soprattutto delle vendite della Cina di titoli del Tesoro USA, avvenute dopo la svalutazione della divisa cinese. Infine, gli USA devono riacquistare i loro titoli di Stato e un quarto allentamento quantitativo (QE4) potrebbe costituire un valido aiuto.
Dopo parecchi anni di allentamento quantitativo, gli USA non si trovano ancora su un percorso di ripresa certo. Inoltre, la maggiore economia al mondo è troppo sensibile ai subbugli regionali, come ciò che è avvenuto in Cina. A settembre non ci sarà un rialzo del tasso e rimaniamo ribassisti sul dollaro perché riteniamo che la Fed ora si trovi in una posizione difficile; crediamo che, in prospettiva, il rialzo del tasso sarà sostituito da un nuovo allentamento quantitativo.
La Fed è in trappola? (di Peter Rosenstreich)
Chi controlla davvero la situazione? Stando ai lanci d’agenzia, i funzionari della Federal Reserve sembrano rimanere fedeli alla strategia del rialzo del tasso entro la fine dell’anno nonostante la volatilità del mercato. A Jackson Hole, nello stato del Wyoming, il vice presidente della Fed Stanley Fischer ha dichiarato che “ci sono buone ragioni per credere che l’inflazione salirà, poiché le forze che la fanno rimanere bassa – in particolare i prezzi del petrolio e delle importazioni – si stanno riducendo ulteriormente”. Anche se Fischer non ha confermato un rialzo del tasso alla riunione del 17 settembre, pare che la recente instabilità dei mercati finanziari non abbia scoraggiato i membri del FOMC. Tuttavia, a giudicare dai futures sui fondi federali (Fed Funds) e dai rendimenti dei titoli USA, i mercati credono sempre meno a un rialzo del tasso entro la fine dell’anno. Il tasso implicito dei futures sui Fed Funds per il 17 settembre indica una probabilità del 38% di un rialzo del tasso e per il 16 dicembre una probabilità del 59%. Gran parte dell’incertezza è dovuta alla recente volatilità sui mercati finanziari. La reazione dei mercati ai commenti di Fisher è stata un aumento dell’avversione al rischio: il Composite di Shanghai ha ceduto lo 0,82% (con un calo mensile del 12%) e i futures sui listini azionari USA puntano a un avvio in ribasso. Chiaramente la Fed vorrebbe procedere a un rialzo del tasso, però anche una semplice insinuazione a riguardo genera turbolenze sul mercato e quindi fa scendere le probabilità di una politica più restrittiva. Considerando questo ciclo azione-reazione, è improbabile che la Fed riesca ad aumentare il tasso senza generare forte scompiglio sul mercato. Ad un certo punto, o la Fed deciderà di affrontare la volatilità generata dal rialzo oppure dovrà fare i conti con i tassi allo zero anche nel 2016.
Dati svizzeri positivi, vendere CHF (di Peter Rosenstreich)
A sorpresa, in Svizzera l’indice predittivo KoF di agosto è salito a 100,7 punti dai 100,4 precedenti (previsione: 100,3). Tuttavia, negli ultimi cinque anni il barometro KoF è stato volatile e non ha fornito indicazioni solide sulla crescita del PIL svizzero. Ecco perché, alla luce di altri indicatori economici, rimaniamo negativi sulle prospettive della Svizzera e, quindi, ribassisti sul CHF. Le prospettive su crescita e inflazione sono deboli e la BNS manterrà una politica accomodante, incoraggiando gli operatori ad utilizzare il CHF come valuta di finanziamento per le operazioni di carry trade. Nel fine-settimana, il presidente della BNS Jordan ha ribadito l’impegno della banca centrale a mantenere una politica accomodante e difendere il CHF dall’apprezzamento. Jordan ha detto che “per un certo periodo dovremo vivere con tassi negativi” e poi ha ripetuto, in linea con la retorica della BNS, che il CHF è sopravvalutato e che la banca è disposta a intervenire sul mercato dei cambi. Anche se, dopo la brusca rimozione della base minima di cambio per l’EUR/CHF, c’è qualche perplessità sulla credibilità dei commenti della BNS, i mercati stanno lentamente ricostruendo una nuova posizione “put BNS”.
Fonte: BONDWorld.it
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