Swissquote: La Cina continua a pesare sui mercati mondiali

I mercati azionari mondiali avevano archiviato la settimana scorsa con una nota positiva, nel giro di due giorni le azioni della Cina continentale avevano recuperato più del 10% delle perdite……


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Tuttavia, questa settimana le cose stanno andando diversamente, le borse di tutto il mondo si stanno muovendo di nuovo in territorio negativo. Wall Street ha chiuso il primo giorno della settimana in rosso, con l’S&P 500 a -0,84%, il Dow Jones a -0,69 e il Nasdaq a -1,07%. Purtroppo potremmo non aver ancora raggiunto il fondo, i mercati regionali asiatici sono ancora in forte calo, trascinati al ribasso dai deboli dati cinesi. Ad agosto, il PMI manifatturiero ufficiale della Cina è sceso a 49,7 punti, in linea con le attese, rispetto ai 50 punti del mese precedente. Inoltre, il PMI manifatturiero definitivo di Caixin riferito ad agosto si è attestato a 47,3 punti, rispetto ai 47,1 previsti – un risultato inferiore alla soglia dei 50 punti indica una contrazione. Il Composite di Shanghai è arretrato dell’1,06%, quello di Shenzhen ha ceduto il 4,61%. I listini regionali seguono l’andamento cinese: il Nikkei giapponese è crollato del 3,84% e il Topix del 3,83%. A Hong Kong, l’Hang Seng ha ceduto lo 0,76% mentre il Kospi sudcoreano è sceso dell’1,40% sulla scia del dato riferito alle esportazioni, scese al ritmo maggiore degli ultimi sei anni. Nel mese di agosto, le esportazioni sono calate del 14,7% a/a rispetto al 5,9%, e le importazioni del 18,3% a/a rispetto al 15% previsto. Nel complesso, la bilancia commerciale di agosto si è attestata a 4.347 milioni di USD rispetto ai 6.077 milioni di USD delle previsioni medie.

Come da attese, la banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia, RBA) ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al minimo storico del 2%. Nel comunicato che ha accompagnato la decisione, la RBA ha dichiarato che “la politica monetaria deve essere accomodante” perché l’economia dovrebbe continuare ad espandersi a un ritmo contenuto. Secondo il governatore Stevens, “il dollaro australiano si sta adattando al calo significativo dei prezzi delle principali materie prime”. La RBA sembra soddisfatta dell’attuale livello dell’AUD, soprattutto perché, dall’ultima riunione d’inizio agosto, la valuta ha ceduto più del 4% contro l’USD. L’AUD/USD ha reagito negativamente alla decisione e da allora è in graduale calo. A margine, segnaliamo che è strano che il governatore Stevens non abbia accennato ai recenti sviluppi in Cina, ciò significa che la RBA sta aspettando che si calmino le acque per valutare gli effetti di un rallentamento persistente in Cina.

In Europa, i futures sui listini azionari puntano a un avvio in ribasso sui mercati regionali. I futures sul DAX sono in calo dell’1,63%, quelli sul CAC dell’1,55% e per l’SMI si stima un calo dell’1,04%. Il petrolio sta perdendo terreno, il greggio WTI retrocede del 2,89%, il suo omologo del Mare del Nord cede il 2,55%.

Sui mercati valutari, il dollaro USA è sotto pressione perché i partecipanti al mercato attendono ancora dati solidi dagli USA per riprendere il rally del dollaro. Un rilevamento convincente dalle buste paga non agricole di venerdì sarà cruciale per lasciare sul tavolo l’opzione di un rialzo a settembre, un risultato in linea con le attese non sarà sufficiente a garantire un decollo dei tassi a settembre. L’EUR/USD è risalito sopra 1,1262 (50% di Fibonacci sul rally di luglio-agosto) e avrà bisogno di nuovi stimoli per raggiungere la resistenza più vicina che giace a 1,1368 (38,2% di Fibonacci). Un dato debole riferito all’ISM manifatturiero nel pomeriggio potrebbe costituire quell’impulso. Sul lato discendente, si osserva un supporto a 1,1155 (61,8% di Fibonacci).

Oggi gli operatori monitoreranno la variazione nella disoccupazione in Germania; il PMI in Svizzera; il PMI manifatturiero in Francia; le approvazioni di mutui e il PMI manifatturiero di Markit nel Regno Unito; il tasso di disoccupazione nell’Eurozona; il PIL in Canada; il PMI manifatturiero di Markit in Brasile; la spesa nel settore costruzioni e l’indice ISM sul manifatturiero negli USA.

Fonte: BONDWorld.it


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