L’USD è stato venduto perché i dati economici USA più deboli e i verbali accomodanti del FOMC hanno raffreddato le attese di un rialzo del tasso della Fed a giugno. I rendimenti dei titoli del Tesoro USA seguono l’andamento al ribasso del biglietto verde;…
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quelli dei decennali si attestano al 2,08% rispetto al 2,15% del giorno precedente. Ciò nonostante, i verbali accomodanti della riunione del FOMC sono davvero marginali rispetto al catalizzatore principale sul forex, ovvero i negoziati sul salvataggio fra UE e Grecia. Ormai manca poco tempo e le parti sono ancora su posizioni molto distanti. Durante la seduta asiatica, i volumi sono stati scarsi, perché molti partecipanti celebrano il Nuovo Anno. Il Nikkei ha guadagnato lo 0,36%, mentre l’ASX ha ceduto lo 0,19%. L’EUR/USD ha compiuto un rally fino a 1,1401 in scia ai verbali accomodanti della Fed, ma poi non è riuscito a raccogliere altra domanda ed è entrato in un pattern di consolidamento. Un accordo dell’ultimo minuto potrebbe fare da catalizzatore per spingere la correzione dell’EUR/USD fino a 1,1520 (livello che corrisponde al 23% del ritracciamento di Fibonacci). L’USD/JPY è scivolato a 118,44 in scia alle notizie dalla Fed, ma poi è salito gradualmente perché scadenze per un valore pari a 2,517 mld USD a quota 119,00 hanno frenato il progresso. I solidi dati commerciali giapponesi di gennaio e i dati settimanali sui flussi diffusi dal Ministero delle Finanze hanno avuto un impatto marginale. L’AUD/USD ha avuto un andamento tranquillo con volumi ridotti dovuti alle festività, prima che il declassamento del rating deciso da S&P, basato sugli effetti negativi della debole domanda globale sul budget federale australiano, facesse scendere la coppia a 0,7787. Il greggio WTI ha formato un pattern engulfing ribassista, dopo aver raggiunto un massimo pari a 54,15 USD, circostanza che fa presagire rischi al ribasso.
I verbali del FOMC di gennaio sono stati più accomodanti di quanto previsto dal mercato. Secondo i membri della Fed, alzare il tasso precocemente frenerebbe la ripresa dell’economia americana ed eliminare il riferimento all’essere “paziente” avrebbe un impatto sull’orientamento futuro dei tassi. Il fattore inaspettato è la rinnovata preoccupazione dei membri per i rischi al ribasso sull’inflazione. Il recente calo dell’inflazione primario fa diminuire le probabilità di un rialzo del tasso a giugno. Noi continuiamo a prevedere che a giugno la Fed premerà il grillo, ma se gli USA continueranno a importare la politica accomodante mondiale, aumenteranno i rischi al ribasso per l’inflazione. I mercati si concentreranno sull’audizione della prossima settimana al Congresso della presidente Yellen per ottenere dei chiarimenti.
Stando alle ultime notizie, la Grecia richiederà una proroga dei prestiti di sei mesi. La novità positiva ha fatto salire i listini azionari europei, e nel contempo sono scesi gli spread dei titoli periferici. Nelle prossime 48 ore saremo prudenti, visto che i dettagli sulla richiesta sono tutt’altro che trasparenti. Come previsto, la BCE ha aumentato la liquidità d’emergenza per le banche greche di 3,3 miliardi, portandola a 68,3 miliardi di euro. Questo capitale supplementare dovrebbe contribuire a gestire i livelli di deflussi dai depositi per qualche settimana. Il tempo a disposizione potrebbe però diminuire rapidamente, se i depositanti saranno presi dal panico. L’entità limitata dell’incremento indica che la BCE vuole spingere la Grecia a concordare un’estensione del piano di salvataggio. Se le banche greche utilizzeranno il capitale aggiuntivo e le BCE si rifiuterà di accordare altri incrementi, è probabile che la Grecia sarà costretta a innescare controlli sui capitali e limitare i pagamenti interni.
Fonte: BONDWorld.it
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