Schena Massimiliano Symphonia SGR

Symphonia SGR – La lotta all’inflazione

Symphonia SGR. La lotta all’inflazione: le misure della BCE e delle altre Banche Centrali nazionali


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


di Massimiliano Schena, Direttore Investimenti di Symphonia SGR


Riguardo al tema dell’inflazione che sta tenendo banco in questi mesi, mentre i governatori dell’Eurosistema invitano alla cautela, Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea conferma che farà di tutto per contrastare l’inflazione. Rispetto a queste diverse prese di posizione, per capire chi ha ragione bisogna prendere atto che l’attività economica si è dimostrata più resistente del previsto ai multipli shock dell’ultimo anno come la stretta monetaria e la crisi energetica. Inoltre, con gli effetti positivi della riapertura post-pandemica cinese che cominciano a manifestarsi, l’inflazione si sta rivelando più persistente del previsto. Il dato preliminare di febbraio è risultato superiore alle attese e, tema cruciale, l’inflazione a livello “core” non ha ancora superato il picco. Inoltre, la BCE è sicuramente rassicurata del fatto che gli spread dei titoli di Stato dei Paesi periferici non stanno soffrendo per la recente turbolenza di mercato.

La prossima settimana, si terrà la riunione della BCE e la Presidente Lagarde ha confermato l’indicazione dell’ultimo meeting nel quale era stato preannunciato un rialzo di 50 bp dei tassi di riferimento al meeting di marzo. Nell’attuale scenario macroeconomico, la BCE ha, quindi, pochi incentivi a ridurre il ritmo dei rialzi dei tassi da 50 a 25 bp ed il rischio è che i tassi possano salire di altri 50 bp anche a maggio.

Con queste premesse, il rischio di una spirale tra prezzi e salari, come suggerito da Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, è sempre presente, soprattutto se l’economia europea continua a resistere alle profezie di recessione.  Del resto, il processo inflazionistico europeo è più arretrato rispetto agli USA e le imminenti rinegoziazioni salariali potrebbero riflettere il forte rialzo dei prezzi dello scorso anno.

C’è da chiedersi, quindi, se la corsa dei rialzi sia stata effettivamente troppo veloce. In questo senso, teoricamente, la BCE si trova in una fase più arretrata della stretta monetaria rispetto agli USA, ma bisogna considerare alcuni elementi. In primo luogo, la BCE sembra riluttante a essere troppo restrittiva rispetto alla Fed, che potrebbe limitare nei prossimi mesi il ritmo dei rialzi. In secondo luogo, la BCE dovrà tenere conto dei potenziali problemi per la stabilità finanziaria, in particolare nel mercato immobiliare e nel debito pubblico dei Paesi periferici, anche perchè il TPI (lo scudo anti-spread) non è ancora stato testato. Infine, il massimo impatto negativo sull’economia della stretta monetaria degli ultimi mesi nell’Eurozona deve ancora manifestarsi.

Nella discussione tra i governatori delle banche centrali e Christine Lagarde tiene banco anche il tema dell’incertezza. Secondo numerosi governatori è elevata, secondo Lagarde no e sulla questione resta ancora un enorme punto interrogativo. Sul tema, verrebbe da chiedersi in che modo questo fattore potrebbe modificare l’andamento della politica monetaria. In questo senso, Il rapporto tra i fattori di rischio rimane orientato al ribasso per l’economia dell’Eurozona. A parte il venir meno di alcuni shock (in particolare la crisi energetica), la resistenza dell’economia potrebbe essere supportata da effetti post-pandemici temporanei (come lo smaltimento dei portafogli di ordinativi delle imprese). Inoltre, il massimo impatto negativo della stretta monetaria in atto da luglio deve con ogni probabilità ancora manifestarsi. Ancora, se il rischio di recessione USA a breve termine è significativamente ridotto, non è scomparso del tutto, soprattutto per il secondo semestre, con potenziali implicazioni negative in Europa. Infine, il rischio geopolitico può nuovamente aumentare con l’intensificazione delle operazioni sul campo in Ucraina o il deterioramento delle relazioni USA-Cina. Per questo, la BCE potrebbe diventare più cauta nel secondo semestre e giocarsi la carta della riduzione del ritmo di rialzi da 50 a 25 bp.

Fonte: BondWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.