T. Rowe Price: Finora il boom dell’intelligenza artificiale si è tradotto soprattutto in spesa. Miliardi di dollari stanno confluendo in data center, semiconduttori e capacità di calcolo.
A cura di Tony Wang, Portfolio Manager, T. Rowe Price
Ma ci stiamo avvicinando alla domanda più rilevante: chi riuscirà effettivamente a monetizzare tutto questo?
L’AI potrebbe rappresentare la più grande rivoluzione della produttività della nostra epoca, ma ciò non significa che tutti coloro che la stanno finanziando ne trarranno profitto. Gli investimenti sono concreti; gli utili, invece, devono ancora tenere il passo.
Meta: miliardi di utenti possono trasformarsi in miliardi di transazioni AI?
Meta sta già beneficiando dell’AI, in particolare nel business pubblicitario. Ma l’opportunità più significativa potrebbe essere quella successiva.
Meta conta miliardi di utenti. Se gli agenti AI dovessero cambiare il modo in cui le persone acquistano, scoprono nuovi prodotti e interagiscono con le aziende, il gruppo potrebbe trovarsi in una posizione di forza. Resta da capire se Muse (agente personale di AI) sarà in grado di trasformare questa platea in un business completamente nuovo.
A fronte di un capex pianificato compreso tra 130 e 145 miliardi di dollari, gli investitori vorranno capire quanta parte di queste risorse contribuisca a rafforzare un business pubblicitario già profittevole e quanta sia invece destinata a opportunità legate all’AI ancora tutte da dimostrare.
Il punto non è soltanto se Muse possa competere con ChatGPT, ma se Meta riuscirà a convertire miliardi di connessioni social in miliardi di transazioni abilitate dall’AI.
IBM: l’AI potrebbe rivelarsi al tempo stesso un’opportunità e un rischio
IBM si trova di fronte a una sfida diversa. Per anni le aziende hanno rinviato l’aggiornamento dei propri sistemi tecnologici obsoleti perché il processo risultava semplicemente troppo costoso o complesso. L’AI potrebbe cambiare questo scenario, aprendo opportunità per IBM in ambiti come Red Hat, l’automazione e la consulenza.
C’è però un rovescio della medaglia: gli stessi strumenti di AI che rendono più agevoli questi aggiornamenti potrebbero anche rendere i progetti di consulenza tradizionali più rapidi ed economici.
IBM dovrà quindi dimostrare che il nuovo business generato dall’AI è in grado di compensare ampiamente le attività che potrebbe sostituire. Il gruppo potrebbe essere tra i principali beneficiari della modernizzazione trainata dall’AI, ma rischia anche di cannibalizzare il proprio modello di business.
I prossimi vincitori dell’AI potrebbero non essere quelli più ovvi
Finora il boom dell’AI ha premiato le società che vendono chip, memorie, apparecchiature di rete ed energia. La domanda è stata enorme. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: ogni dollaro di ricavi incassato da questi fornitori è un dollaro di spesa sostenuto dai loro clienti. Prima o poi, quei clienti dovranno dimostrare che questi investimenti stanno generando ritorni. Altrimenti, per quanto tempo la spesa potrà proseguire a questo ritmo?
Siamo molto bravi a misurare quanta AI viene costruita. Lo siamo molto meno nel misurare quanto stiano effettivamente guadagnando le aziende che la utilizzano. Ed è proprio questo che rende Meta e IBM due casi da monitorare con attenzione. Meta mostra come l’AI possa accrescere ulteriormente il valore di un business già di successo. IBM ci aiuterà a capire se l’AI può dare nuova linfa ai modelli di business più maturi o se finirà invece per destabilizzarli.
Gli investitori dovrebbero focalizzarsi su un altro aspetto: dal loro punto di vista, non conta più soltanto chi investe di più nell’AI, ma chi è in grado di trasformare quella spesa in profitti concreti. La prima fase dell’AI è stata all’insegna del controllo delle infrastrutture. La prossima riguarderà il controllo del cliente e la capacità di catturarne i profitti.
Fonte: InvestmentWorld.it
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