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Torna a salire l’inflazione ad aprile in Italia come in Europa

Torna a salire l’inflazione ad aprile (in Italia come in Europa), ma in gran parte per fattori temporanei.…


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Dopo essere aumentata per quattro mesi di fila tra novembre e febbraio, ed essere poi scesa a marzo, l’inflazione è tornata a salire ad aprile, a 1,8% secondo l’indice nazionale e a 2% in base all’IAPC. In entrambi i casi si tratta di un massimo da oltre quattro anni.

Nel mese i prezzi al consumo sono saliti di tre decimi secondo il NIC e di 0,8% m/m in base all’indice armonizzato (che tiene conto delle variazioni temporanee di prezzo e risente perciò del rientro definitivo dei saldi invernali su abbigliamento e calzature).

I dati sull’indice nazionale sono stati superiori alle attese di consenso ma in linea con la nostra previsione. Anche più ampia è stata, rispetto alle attese, la sorpresa verso l’alto sull’indice armonizzato.  Il rialzo di aprile è comune agli altri Paesi europei, tuttavia da notare che l’inflazione italiana è tornata ad essere superiore alla media dei Paesi dell’eurozona (2% contro 1,9%). È la prima volta che ciò accade da un anno e mezzo.

L’aumento è dovuto interamente al contributo (due decimi ciascuno) da due componenti: servizi ricettivi e di ristorazione (+1,9% m/m) e trasporti (+1,7% m/m).

I rincari riguardano: o 1) alberghi, motel, pensioni e simili (+8,6% m/m, +4,1% a/a), villaggi vacanza, campeggi, ostelli della gioventù e simili (+5,8% m/m, +3,7% a/a) e pacchetti vacanza internazionali (+1,3% m/m, +7,3% a/a, mentre i pacchetti vacanza nazionali calano di -7,9% per via del rientro definitivo dei prezzi dei pacchetti “montagna”); o 2) i servizi di trasporto soprattutto aereo (+31,6% m/m, +36,9% a/a), ma anche (in minor misura) marittimo e ferroviario, che hanno salire i prezzi della componente trasporti nonostante il calo dei carburanti (benzina -0,6% m/m).

Tali rincari sono evidentemente di natura stagionale: su di essi ha inciso la distribuzione delle festività del mese, con la Pasqua caduta in aprile (e non in marzo come lo scorso anno), seguita a breve distanza dal ponte determinatosi in concomitanza con la festa della Liberazione.

 Viceversa, ben cinque capitoli di spesa hanno fatto segnare un calo dei listini: o 1) alimentari e bevande (-0,4% m/m: prosegue per il secondo mese la correzione dopo il balzo dei prezzi dovuto al maltempo registrato in gennaio e febbraio: significativo il -5,9% dei vegetali freschi); o 2) cultura e tempo libero (-0,3% m/m); o 3) abbigliamento e scarpe (-0,2% m/m); o 4) bevande alcoliche e tabacco (-0,1% m/m); o 5) servizi sanitari e spese per la salute (-0,1% m/m), soprattutto per via della flessione dei prezzi dei prodotti farmaceutici (-0,7% m/m).

L’aumento tendenziale dell’inflazione è dovuto quasi interamente (tre decimi qui quattro totali) alle spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (in decisa accelerazione da 0,2% a 3%); in effetti, il mese di aprile 2017 ha visto un aumento del prezzo dell’energia elettrica (+2,2%), che si confronta con la flessione di -4% registrata ad aprile 2016; è vero d’altra parte che il prezzo del gas naturale è diminuito di 0,8%, ma tale ribasso si confronta con il calo di -7,8% registrato nello stesso mese dell’anno scorso. Il restante contributo all’aumento annuo dell’inflazione (un decimo) viene dai trasporti, in accelerazione a 5,6% da 4,6% a/a di marzo. Restano appena due le divisioni di spesa che registrano una tendenza deflattiva: comunicazioni (-1,6% da -2,3% a/a di marzo) e istruzione (-0,9% a/a, invariato rispetto al mese precedente).

L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) è salita per il terzo mese consecutivo, da 0,7% a 1% a/a (per trovare un valore più elevato occorre risalire a novembre del 2013); nel mese, i prezzi core sono aumentati di ben cinque decimi. Al netto della sola energia, l’inflazione annua è invariata a 1,2% a/a (+0,3% m/m).

L’inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto (rilevante per il suo impatto sull’inflazione percepita dalle famiglie), dopo aver toccato un massimo da oltre quattro anni a 3,2% a/a a febbraio, è scesa per il secondo mese ad aprile, a 2,2% dopo il 2,7% di marzo (-0,3% m/m); anche più accentuata la frenata del cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona), a 1,8% ad aprile dal 2,3% di marzo e dal 3,1% a/a di febbraio (la flessione su base congiunturale è di -0,4% m/m).

In sintesi, sul dato hanno inciso effetti temporanei, destinati a rientrare già a maggio:

o 1) come detto, il rialzo è dovuto in buona parte alla distorsione dovuta alle festività (Pasqua caduta ad aprile, seguita a breve distanza dal ponte della Liberazione);

o 2) il confronto annuo è distorto verso l’alto dalla componente energetica (specie per quanto riguarda le spese per la casa), visto che ad aprile del 2016 si era avuto un deciso ribasso delle tariffe per luce e gas (come effetto ritardato del punto di minimo toccato a inizio del 2016 per le quotazioni internazionali dell’energia).

In tal senso, l’inflazione è destinata a nostro avviso a tornare a calare già dal mese prossimo, stimiamo a 1,5% sul NIC e a 1,7% sull’armonizzato. Nei mesi successivi, nel nostro scenario il CPI dovrebbe muoversi in un range piuttosto ristretto (1,5-1,8% sull’indice nazionale). Per la media del 2017 stimiamo un’inflazione a 1,6% sul NIC e a 1,7% in base all’IAPC.

Sarà importante soprattutto osservare la dinamica di fondo dei prezzi. L’inflazione core a nostro avviso dovrebbe aver superato il punto di minimo, ma difficilmente si attesterà stabilmente al di sopra dell’1% fatto segnare ad aprile (la nostra stima per la media del 2017 è anzi 0,9%). Il persistere su livelli più che moderati dell’inflazione di fondo (non solo in Italia ma anche nel resto dell’eurozona) suggerisce che non c’è fretta di rimuovere lo stimolo monetario per la BCE. 

Fonte : BondWorld.it


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