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Trade Balance US di gennaio

Il dato del Trade balance di gennaio segna un allargamento più consistente delle attese del deficit commerciale US, a –46.431 bln da –40.264 bln di dicembre (rivisto oggi da -340.583 bln originariamente rilevato), a causa di un’accelerazione delle esportazioni più forte delle attese, associata ad una notevole accelerazione anche delle importazioni. Il dato odierno rappresenta il trade deficit più largo da agosto 2010 e riflette il rincaro delle materie prime che, con l’importante eccezione dell’oil che ha visto l’impennata nel mese di febbraio, era già partito a gennaio. …


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Aletti Gestielle SGR – Laura Cavallaro -Ufficio Studi


In termini reali vi è stato invece un allargamento meno consistente. Infatti, il trade deficit in termini reali si è allargato a -49.512 bln dal rivisto –46.046 bln USD di dicembre.

Il dato del trade balance reale di gennaio è di 4.24 bln USD più ampio rispetto alla media di Q4. In generale, a febbraio e marzo ci aspettiamo un continuo allargamento del trade deficit reale in linea con la ripresa dell’economia americana, che dovrebbe essere in parte compensato dal riaccumulo di scorte in atto dopo il forte decumulo di Q4. Per il momento conferiamo quindi le nostre attese di un nuovo allargamento del trade deficit in Q1 dopo l’inatteso restringimento di Q4, per un GDP di Q1 che continuiamo a prevedere fra 3.5% e 4.0%.

L’accelerazione registrata oggi nella crescita delle importazioni (5.2% mom da 2.6% mom di dicembre) riflette solo marginalmente il rialzo del prezzo del greggio (che a gennaio è stato peraltro modesto). È invece aumentata in maniera consistente la quantità di petrolio importata (9.376 mln di barili al giorno contro i 9.115 di dicembre). Infatti, al netto della componente petrolio, le importazioni di beni salgono del 5.1% mom. Oggi le importazioni di petrolio sono in rialzo del 7.1% mom, più forte di quanto implicato dal rialzo del prezzo del petrolio ed in linea con il contemporaneo rialzo nel numero di barili importati nel mese, a 290.666 mln dai 282.577 mln importati a dicembre. Il petrolio importato a dicembre è stato mediamente pagato 84.34 USD al barile da 79.78 USD di dicembre. Le importazioni di beni nel loro complesso sono salite del 5.9% mom, mentre quelle di servizi sono salite dell’1.2% mom. Le importazioni risultano in rialzo nel settore dei beni capitale (5.3% mom), nonostante il forte calo della voce di Civilian Aircrafts (-34.2% mom da 87.5% mom). In rialzo invece i Semiconduttori (8.1% mom da 0.6% mom), Computer Accessories (5.5% mom da -2.6% mom) e Telecom Equipment (5.5% mom da -5.5% mom). In rialzo consistente le importazioni di auto (14.0% mom da 0.8% mom di dicembre). Su base tendenziale le importazioni sono in forte accelerazione oggi, in crescita del 19.3% y/y dal +12.8% yoy di dicembre. Si tratta della crescita tendenziale più forte da agosto ed ha beneficiato di un forte effetto confronto favorevole (infatti a gennaio 2010 le importazioni erano scese dello 0.6% mom).

Il rialzo delle esportazioni (+2.7% mom da 1.9% mom di dicembre) riflette l’accelerazione delle esportazioni di beni (+3.4% m/m da 2.6% mom) nonostante il calo delle esportazioni di beni capitale (-1.0% mom da 3.8% mom), trainate al ribasso dalle esportazioni di Civilian Aircrafts (-33.5% m/m dopo il 6.1% mom di dicembre). In rialzo invece le altre componenti delle esportazioni di beni capitale: Computer Accessories (4.0% mom da -3.5% mom), Semiconduttori (10.5% mom da 1.5% mom) e Telecom Equipment (9.1% mom da 3.2% mom). Su base tendenziale le esportazioni registrano oggi un’accelerazione, a 15.9% da 13.9% yoy di dicembre, anche in questo caso crescita tendenziale più alta da agosto 2010 ed, anche in questo caso, beneficiando di un effetto confronto favorevole (a gennaio 2010 le esportazioni erano salite dell’1% mom).

Il trade deficit con la Cina (non aggiustato per le stagionalità) ha registrato oggi un allargamento consistente, a -23.271 bln da -20.682 bln di dicembre. Questo allargamento è imputabile probabilmente ad un’accelerazione delle importazioni prima della chiusura in corrispondenza del capodanno cinese a inizio febbraio. In allargamento anche il deficit verso Paesi OPEC (a -9.945 da -8.308 bln), in linea con il rialzo registrato nel valore delle importazioni di petrolio.


Disclaimer: La source dei dati è Bloomberg e/o Datastream. Il presente documento è destinato esclusivamente al soggetto destinatario ed ha quale unico scopo quello di illustrare dati e/o pensieri ritenuti degni di nota. Pertanto tale documento ha finalità esclusivamente informative, e non può essere in alcun modo inteso o interpretato quale offerta, invito, consiglio, suggerimento o indicazione di investimento. In nessun caso il presente documento può essere diffuso al pubblico senza preventiva autorizzazione da parte della SGR. Inoltre, anche se la SGR intraprende ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni da fonti ritenute affidabili, non assicura in alcun modo che le informazioni, i dati, le notizie, o le opinioni contenute nel materiale siano esatte, affidabili o complete. Inoltre, la SGR non può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne viene fatto.

Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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