Dopo mesi di discussioni, stasera i mercati si concentreranno sulla decisione sul tasso del FOMC. Negli ultimi tre mesi le probabilità di un rialzo del tasso sono oscillate continuamente, al momento Bloomberg prevede una probabilità intorno al 32% di un intervento al rialzo..…
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di Yann Quelenn – Swiss Quote
Se ci sarà un rialzo del tasso, le conseguenze dovrebbero essere considerevoli, soprattutto per i mercati emergenti, che probabilmente soffriranno. Questi paesi terranno le dita incrociate, perché i prezzi delle materie prime aumenteranno e gran parte delle operazioni commerciali nel mondo è denominata in dollari americani. Per quanto riguarda i titoli azionari, riteniamo che un intervento sul tasso spingerebbe al rialzo le borse globali e metterebbe fine all’era del denaro a basso costo. Ciò nonostante, crediamo che per il momento questo scenario non si verificherà, l’attuale sentiment degli investitori sembra lasciar intendere che vi sono timori che le borse globali siano sopravvalutate.
Comunque andranno le cose, la storia non finisce qui. A nostro avviso, le prossime riunioni del FOMC, a ottobre e dicembre, forniranno il momento iniziale e ideale per un intervento sul tasso. Detto questo, iniziamo a mettere in discussione l’abilità della Fed di adempiere al suo mandato, ovvero raggiungere la stabilità dei prezzi e assicurare la piena occupazione. E, come vediamo di giorno in giorno, è proprio la fiducia che permette alle banche centrali di raggiungere i loro obiettivi.
La BNS mantiene invariata la sua politica (di Peter Rosenstreich)
La valutazione sulla politica monetaria della BNS del 17 settembre è piuttosto noiosa, ma ha fornito ulteriori conferme sul fatto che il CHF dovrebbe indebolirsi ulteriormente.
Come previsto, la BNS ha mantenuto invariato il tasso obiettivo per il Libor 3 mesi fra il -0,25% e il -1,25%. Il tasso d’interesse sui depositi a vista presso la BNS rimane al -0,75%. Secondo la BNS, il franco svizzero “è significativamente sopravvalutato, nonostante un leggero indebolimento” la banca “rimane attiva, se necessario, sul mercato dei cambi”. In pratica, la BNS ha ribadito la linea ufficiale. L’inflazione è stata abbassata dello 0,2%, al -1,2%, soprattutto per effetto del calo dei prezzi del petrolio, mentre la crescita si è leggermente ripresa, anche se il contesto rimane difficile per molte aziende a causa dell’apprezzamento del CHF.
Forse l’aspetto più interessante della valutazione sulla politica monetaria è il passaggio seguente: “i tassi d’interesse negativi in Svizzera e la volontà della BNS di intervenire, qualora necessario, sul mercato dei cambi rendono gli investimenti in franchi svizzeri meno attraenti; questi due fattori sono utili per alleggerire la pressione sul franco”. Ciò dà chiaramente una benedizione ufficiale agli operatori del forex per vendere CHF. Inoltre, ricordando ai mercati i tassi d’interesse negativi, la banca potrebbe voler segnalare che, se il franco continuerà ad essere sopravvalutato, sono prevedibili nuovi tagli dei tassi. La BNS è consapevole che la debolezza del CHF comporta dei rischi, osserva, infatti, che “gli sviluppi economici in Cina” e la “turbolenza sui mercati finanziari internazionali” potrebbero avere un impatto sulla politica monetaria globale. Riteniamo che la BNS sia troppo ottimista sulle prospettive di crescita (la recessione è stata sfiorata) e che sottovaluti i cambiamenti strutturali generati da un caro-franco infinito. Thomas Jordan (BNS) di recente ha detto che i tassi non hanno raggiunto “il fondo assoluto”, quindi c’è la possibilità di tagliare di nuovo, se necessario (e potenzialmente applicare i tagli a tutti i depositi a vista). Rimaniamo prudenti in vista di potenziali interventi della BCE sui tassi d’interesse e di una reazione preventiva della BNS.
L’assenza di nuovi interventi di politica monetaria ha suscitato un rally di sollievo del CHF. L’USD/CHF è sceso a 0,9674, mentre l’EUR/CHF è crollato a 1,09472, ma non sono stati danneggiati livelli tecnici significativi. Prevediamo un’inversione di questa reazione d’impulso e un’ulteriore debolezza del CHF. Nonostante un solido avanzo delle partite correnti e consistenti riserve in oro, gli operatori non vedono più nel CHF l’investimento rifugio per eccellenza (ora questo onore va all’USD e al JPY), e piuttosto la valuta di finanziamento preferenziale.
Fonte: BONDWorld.it
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