UBP: banche centrali verso nuovo regime, tassi più alti ma anche liquidità per scongiurare nuove crisi bancarie
A cura di Norman Villamin, Chief Investment Officer Wealth Management di UBP
La politica monetaria sta entrando in un nuovo regime: i tassi di riferimento saliranno ulteriormente per combattere l’inflazione ma presto si avvicineranno al livello terminale, mentre le iniezioni di liquidità saranno utilizzate per limitare le tensioni nel settore bancario.
La lotta all’inflazione e tassi di riferimento in marginale aumento non sono in conflitto con maggiori iniezioni di liquidità nelle banche; lo stress della liquidità deriva dai deflussi di depositi da alcuni istituti, in particolare negli Stati Uniti. Le iniezioni di liquidità negli Stati Uniti e nell’Eurozona sono solo misure temporanee, con le banche centrali che dichiarano di non considerarle come un nuovo QE nonostante la rinnovata espansione dei bilanci.
I tassi di riferimento nei Paesi sviluppati dovrebbero raggiungere il livello terminale intorno al 3° trimestre del 2023, a livelli leggermente più bassi e prima di quanto previsto in precedenza ed è probabile che segua una lunga pausa. Si prevedono ulteriori aggiustamenti nell’economia reale, ma le incertezze sulle banche e i rischi di una profonda recessione guidata da una contrazione del credito costringeranno le banche centrali a orientarsi verso una politica di mitigazione del rischio nel 2° trimestre 2023. Una pausa nei rialzi dei tassi lascerà la politica monetaria nel campo restrittivo nelle principali regioni, poiché la domanda finale si è dimostrata resistente e ancora troppo forte nel 1° trimestre del 2023.
Contrariamente alle aspettative dei mercati monetari e nell’ipotesi che non si verifichino nuovi shock importanti per le banche e il credito, le banche centrali dovrebbero prendere tempo prima di allentare la politica nel 2024, a meno che non si verifichi una profonda recessione. I tagli dei tassi prezzati dai mercati monetari delle principali regioni sembrano troppo aggressivi.
Dopo le lezioni tratte dalla crisi finanziaria globale del 2008, questo periodo di stress per le banche dovrebbe portare a una maggiore regolamentazione e a un consolidamento delle banche di medie dimensioni negli Stati Uniti e a proseguire e portare a termine le riforme bancarie nell’Eurozona.
Con l’aumento dei vincoli dell’offerta di credito, la Fed è pronta a fare una pausa sui tassi di riferimento; la prossima riunione di maggio arriverà troppo presto per vedere gli effetti della stretta creditizia da parte delle banche e il Fomc potrebbe decidere per un ultimo rialzo dei tassi di riferimento (a 5%-5,25%). Nel secondo semestre 2023, la politica della Fed sembra destinata a essere più flessibile, passando a un approccio più equilibrato di gestione del rischio.
La Bce ha aumentato i tassi di riferimento di 50 punti base a marzo, viste le preoccupazioni che permangono sull’inflazione; la stabilità dei prezzi continua a essere un problema, mentre le banche devono affrontare una regolamentazione severa e il settore sembra solido, secondo la comunicazione della banca centrale. La BCE ha dichiarato che se il settore finanziario si stabilizzerà, potrebbe procedere a ulteriori rialzi con il tasso terminale visto vicino al 3,75%, quindi dopo uno o due ulteriori rialzi dei tassi, potrebbe prendersi una pausa per il resto dell’anno.
Fonte: BONDWorld.it
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