UBP: il D-Day della Banca centrale europea

Le truppe del “nuovo euro” si avvicinano alle coste europee.  La Banca centrale europea sbarca e si appresta a liberare dal giogo dell’austerità la crescita dell’Eurozona e a spingere la regione verso una nuova età dell’oro per l’economia. E la Bce delinea anche il «proprio» personale piano Marshall!..


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Analisi a cura di Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée – UBP


Certo, le immagini sono un po’ forti, ma la concomitanza della data con l’anniversario dello sbarco in Normandia crea un parallelo interessante e delle buone ragioni per festeggiare questo giorno, che per le generazioni future sarà memorabile per più di un motivo. Sei anni e 10 mesi dopo il primo intervento non convenzionale, la Bce scrive infatti una nuova pagina della storia monetaria europea.

La Bce ha annunciato ieri un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. I tassi di riferimento raggiungono così il loro minimo storico (il corridoio dei tassi resta simmetrico) e si avvicinano ancora di più ai tassi della Federal Reserve e delle altre banche centrali; quelli della Banca di Inghilterra restano sempre allo 0,5%.

Per combattere i rischi di deflazione e rilanciare il credito, la BCE tira fuori le armi: è previsto un nuovo LTRO, definita da Draghi TLTRO, cioè Targeted Longer Term Rifinancing Operation (400 miliardi di euro allocati in due tranche, con scadenza nel 2018), con una contropartita dei prestiti al settore privato (immobiliare escluso); la Bce intende anche  comprare asset-backed securities (ABS) e iniziare a un’operazione per rilanciare questo mercato. In più, l’Istituto di Francoforte pone fine alle operazioni di sterilizzazione del Securities Markets Program (SMP).

Dopo il « Whatever it takes » (Draghi, luglio 2012), ecco il « Draghi put » che prende piede, filiazione diretta del « Greenspan put », del « Bernanke put » e del probabile « Yellen put »

A seguito di queste decisioni, si pongono soprattutto due domande :

La Bce sarà in grado di sradicare il rischio di deflazione ?

È la ripresa del credito e quindi dei salari (al lordo o al netto della tassazione) che permetterà di eliminare definitivamente i timori di deflazione.  Far riaccelerare l’inflazione non è possibile per una banca centrale se non favorendo la domanda : liquidità abbondanti, aliquote minime e settore bancario in buono stato, senza parlare della fiducia. Tutti i paesi della zona euro non sono posizionati ugualmente su questi criteri, ma i paesi periferici, con una politica di bilancio meno penalizzante, potranno reagire più velocemente a queste nuove condizioni monetarie.

Le stime di crescita (1% nel 2014; 1,7% nel 2015 e 1,8% nel 2016) e d’inflazione (0,7% nel 2014, 1,1% nel 2015 e 1,4% nel 2016) della Bce appaiono modeste e sono state riviste al ribasso per quest’anno. Draghi ha insistito sulla lotta contro i rischi di deflazione e ha lasciato la porta aperta per altre misure in caso di bisogno. Il calo dell’euro portato dall’abbassamento dei rendimenti darà anche un contributo contro questo
rischio.

La Bce ha pensato a una « exit strategy » ?

La Fed ha rassicurato e tentato di convincere i mercati che non avrebbe problemi ad avviare una fase di rialzo dei tassi, dopo la fine del suo Quantitative Easing. La Bce ha compiuto un passo simile, che richiederà da uno a due anni prima di dimostrare tutti i suoi effetti positivi. Bisognerà dunque attendere l’estinzione dei LTRO (2018) per parlare di «exit strategy» in zona euro, a meno che l’inflazione non sorprenda tutti gli attori e non risalga oltre il previsto (a causa di un gap di produzione meno importante e che si riduca più velocemente).

In tutte le aree, l’uscita da queste politiche monetarie non convenzionali non può essere che progressiva e le banche dovranno essere prudenti e procedere per tappe. Questo lascia dunque un quadro monetario sempre favorevole a i mercati finanziari per ancora molti trimestri e spiana la strada agli asset rischiosi europei.

Fonte: BONDWorld.it


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