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UBS WM – Diversificare in una fase d’incertezza

UBS WM: Il collasso della Silicon Valley Bank e le turbolenze che ne sono seguite per il sistema bancario hanno fatto riaffiorare i ricordi della crisi finanziaria globale del 2008.

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A cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


Il nervosismo aleggia sui mercati e probabilmente la volatilità rimarrà elevata per qualche tempo, ma rispetto ad allora la struttura del sistema finanziario e la capacità di risposta delle istituzioni sono state fortemente potenziate.

Per esempio, alla fine del 2022 il sistema bancario americano presentava un indicatore CET1 del 13,6%, oltre 3 punti percentuali superiore al livello del 2007. I valori di mercato delle obbligazioni in portafoglio sono scesi per via dell’aumento dei tassi e l’immediato realizzo potrebbe erodere in maniera significativa il capitale delle banche americane. Ma nella crisi finanziaria globale di quindici anni fa si manifestarono forti perdite su prodotti che si rivelarono tossici. Invece per i titoli di Stato come i treasury americani l’impatto negativo verrà recuperato man mano che ci si avvicina alla scadenza e la liquidità viene assicurata dalla banca centrale.

Dopo la crisi finanziaria globale è stato introdotto il sistema degli stress test proprio per assicurarsi che anche in condizioni estreme le banche rimangano solide. L’applicazione di questi stress test non è stata richiesta per alcune banche regionali americane, ma probabilmente verrà introdotta a breve.

Negli ultimi sei mesi l’economia americana è andata meglio del previsto, ma le tensioni sul settore finanziario avranno un impatto economico. Le banche regionali, che rappresentano il 50% dei prestiti alle aziende e il 60% dei mutui, potrebbero ridurre il credito all’economia. Una frenata del credito avrebbe un impatto deflattivo e condizionerebbe le scelte della Federal Reserve, per questo i mercati anticipano un taglio dei tassi quest’anno nonostante indicazioni opposte provengano dalla banche centrale.

Nella zona euro, la regolamentazione più rigorosa ha imposto il riconoscimento del valore di mercato su quasi tutte le obbligazioni nei bilanci bancari, anche per gli operatori di medie dimensioni. Se anche si forzassero le banche a riconoscere immediatamente il valore di mercato su tutti i titoli obbligazionari detenuti, l’erosione del capitale regolamentare sarebbe trascurabile (0,4 punti percentuali rispetto a un totale superiore al 13,5%).

Una settimana fa la Banca centrale europea (BCE) ha confermato un aumento da mezzo punto, ma le indicazioni riguardo alle mosse future sembrano essere state ammorbidite in considerazione di un contesto più incerto. La BCE sembra ora intraprendere un percorso più flessibile e dipendente dai dati economici.

In questo scenario, gli investitori che hanno già portafogli ben diversificati dovrebbero concentrarsi sugli obiettivi di medio termine tenendo presente anche il costo opportunità di uscire dagli investimenti esistenti. La storia ci insegna che, in presenza di una buona diversificazione, a medio termine il rischio principale non è la volatilità, bensì rimanere troppo a lungo fuori dal mercato.

I rendimenti offerti dal mercato obbligazionario sono ai massimi da quindi anni e in uno scenario di inflazione in ritirata e di tassi d’interesse vicini al picco ci sembrano offrire una buona opportunità. Per questo abbiamo aumentato l’esposizione alle obbligazioni.

Le obbligazioni corporate investment grade e i titoli di Stato di alta qualità offrono buoni rendimenti e possono rappresentare un cuscinetto in caso di un rallentamento economico più marcato. Siamo invece più cauti sulle obbligazioni high yield, che presentano anche una liquidità inferiore, per via del rischio di riduzione del credito bancario e di rallentamento economico.

L’azionario resta un pilastro dei portafogli per la sua capacità di generare ritorni di lungo termine ma, a corto raggio, potrebbe risentire di maggiore volatilità. Siamo cauti in particolare sugli Stati Uniti, mentre vediamo favorevolmente i mercati emergenti e alcuni settori come l’industria, i beni di prima necessità e le utility. Queste ultime possono offrire l’opportunità di posizionarsi su alcuni temi legati alla sostenibilità, come l’energia rinnovabile e la gestione dell’acqua.

Fonte: BondWorld.it


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