Ramenghi Matteo UBS WM Italy

UBS WM : Lo snodo delle materie prime

UBS WM : Le materie prime sono il carburante che muove il mondo e la base di ogni prodotto: sono quindi un’imprescindibile fonte di ricchezza.

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


La loro domanda continua a crescere di pari passo con l’aumento della popolazione mondiale e degli standard di vita, ma l’estrazione è spesso dannosa per l’ambiente.

Contenere questo impatto sarà sempre più importante: l’innovazione può venire in aiuto, insieme al ricorso all’economia circolare per ridurne il consumo.

Le materie prime rappresentano anche un termometro delle tensioni geopolitiche. Spesso sono gas e petrolio a fluttuare sulla base dei rapporti internazionali, mentre l’oro rappresenta il bene rifugio per eccellenza. Di recente, anche i metalli necessari alla transizione energetica, come litio e cobalto, hanno rappresentato un’area di confronto.

Da inizio anno l’indice UBS CMCI (Constant Maturity Commodity Index) ha registrato un apprezzamento a doppia cifra; i rialzi sono stati guidati dal comparto dei metalli, sia preziosi che industriali. Le materie prime energetiche hanno sofferto invece una maggiore volatilità.

Il fascino dell’oro e dell’argento è millenario: rappresentano ricchezza e potere, sono pilastri dei mercati finanziari e trovano impiego in alcune industrie. Volendo semplificare, potremmo dire che il prezzo dell’oro dipende dalla paura sui mercati finanziari, in quanto bene rifugio, e dall’andamento dei tassi d’interesse americani, essendo scambiato in dollari. Tuttavia, su queste basi non si spiega il rialzo di quest’anno, perché la volatilità del mercato azionario è rimasta bassa e i rendimenti in dollari sono marginalmente cresciuti a fronte dei buoni dati economici.

In effetti, sui mercati è subentrato un elemento nuovo: il forte incremento degli acquisti di oro fisico da parte delle banche centrali dei Paesi emergenti e in particolare della Cina che, probabilmente per via della complessa situazione geopolitica, sembrano aver diversificato in questo modo parte delle loro riserve valutarie (tipicamente sbilanciate sul dollaro). Il World Gold Council ha quantificato in 290 tonnellate la domanda di oro nel primo trimestre di quest’anno, un record assoluto.

Per questo, nonostante i forti rialzi da inizio anno, ci aspettiamo ulteriori incrementi del prezzo nei prossimi mesi e riconosciamo che, nell’ambito di un portafoglio diversificato, qualche punto percentuale può avere un ruolo di stabilizzatore. Argento e platino tendono a seguire l’andamento dell’oro, spesso con una maggiore volatilità, e risentono anche di una maggiore domanda industriale, dall’industria automobilistica alle energie rinnovabili.

Pertanto ci aspettiamo che anche questi metalli possano subire aumenti di prezzo.

Il petrolio viene soprannominato «oro nero» per sottolineare la sua importanza per la produzione di energia e il ruolo, per ora insostituibile, che svolge nei trasporti (quasi il 55% dei consumi nel 2022; di cui il trasporto su strada rappresenta la quota principale) e nella produzione di plastica e altri prodotti (quasi il 20%). A dispetto delle attese di un rallentamento economico che guiderebbe al ribasso la domanda, i dati in tempo reale che monitoriamo indicano un aumento del traffico.

Nell’ultimo decennio, gli investimenti in esplorazioni petrolifere sono stati ridimensionati per dare la precedenza alle energie rinnovabili. Ma, anche considerando gli sforzi per la transizione energetica, il consumo di greggio continuerà ad aumentare almeno per un altro decennio. A questo riguardo, il caso della Norvegia è eloquente: il Paese è un grande esportare di combustibili fossili, ma da anni gran parte delle auto vendute sul territorio nazionale sono elettriche, per via di generosi sussidi. Tuttavia, il consumo di petrolio è rimasto stabile essendo centrale per il trasporto pesante, il riscaldamento, la produzione di plastica e altri utilizzi.

L’OPEC+ ha annunciato che non estenderà automaticamente i tagli alla produzione varati in precedenza per sostenere i prezzi. Ciò ha creato una certa volatilità dei prezzi ma, a ben guardare, l’annuncio subordina ogni decisione all’andamento del mercato e pertanto, a nostro avviso, non graverà sulle quotazioni. Potremo aspettarci oscillazioni nel breve periodo, ma il basso livello delle riserve suggerisce che le quotazioni potrebbero riprendere a salire.

Inoltre, il petrolio potrebbe risentire degli scontri in corso. Se ci fosse un’escalation e, per esempio, il trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz divenisse impossibile o ci fosse un attacco ad alcuni pozzi petroliferi, il greggio potrebbe salire anche oltre i 100 dollari al barile.

La domanda di litio e cobalto è in forte crescita, trainata dalla transizione energetica, ma le riserve geologiche sono concentrate in pochi Paesi.

L’estrazione del litio richiede grandi quantità d’acqua, con riflessi per gli ecosistemi locali, mentre Il cobalto è spesso estratto in condizioni precarie e con contaminazione dell’ambiente.

Il ruolo di questi metalli nella transizione energetica, la concentrazione delle riserve di cobalto nella Repubblica del Congo e il controllo della raffinazione del litio da parte della Cina potrebbero creare in prospettiva notevoli tensioni.

Per esempio, è di poche settimane fa la decisione di Joe Biden di aumentare i dazi al 25% sulle batterie al litio, al 50% su chip e pannelli solari e a oltre il 100% sulle auto elettriche.

Il rame è uno dei protagonisti degli ultimi mesi e poche settimane fa ha raggiunto un record storico, dopo un apprezzamento di oltre il 20% da inizio anno. A spingere le quotazioni del rame è la combinazione di un’offerta limitata (scarseggiano le nuove miniere) e delle aspettative di una ripresa degli investimenti industriali, che potrebbe portare a un aumento della domanda.

Nelle nostre stime, il deficit di produzione potrebbe perdurare per tutto quest’anno e ci aspettiamo quindi un ulteriore aumento dei prezzi.

Dall’industria vengono segnali di ripresa e la discesa dei tassi d’interesse dovrebbe dare ossigeno al settore immobiliare, un grande consumatore di materiali. Inoltre, l’offerta di petrolio e alcuni metalli potrebbe rivelarsi insufficiente. Per queste ragioni, abbiamo ancora aspettative positive sul comparto delle materie prime.

Fonte: InvestmentWorld.it


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