Ramenghi Matteo UBS WM Italy

UBS WM : Simultanea di scacchi

UBS WM : Questa estate mi ricorda una simultanea di scacchi, in cui un maestro conduce contemporaneamente più partite contro diversi avversari su scacchiere separate, spostandosi rapidamente da una all’altra.

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


Allo stesso modo, gli investitori devono affrontare molti eventi sovrapposti: innumerevoli elezioni spesso contraddistinte da colpi di scena, l’alba di una rivoluzione tecnologica, protezionismo, guerre e cambiamenti nelle politiche monetarie e fiscali.

Da inizio anno le borse sono state dominate da due temi: tassi d’interesse e intelligenza artificiale. Eventi importanti come le elezioni francesi e i conflitti in Ucraina e Medio Oriente hanno avuto tutto sommato un impatto marginale sui mercati finanziari.

Dopo la Banca centrale europea (BCE) e altre banche centrali occidentali, anche la Federal Reserve (Fed) si sta avvicinando al primo taglio. All’Economic Club di Washington pochi giorni fa il Presidente Jerome Powell ha parlato con ottimismo della discesa dell’inflazione.

Tra pochi giorni le aziende cominceranno a pubblicare i risultati del secondo trimestre. Gli utili aziendali delle società appartenenti all’indice S&P 500 dovrebbero risultare nuovamente in crescita in media di circa il 10% rispetto allo scorso anno. A spingere gli utili è anche l’aumento degli investimenti in intelligenza artificiale stimati in circa 400 miliardi di dollari, una dimensione tale da influire non sono sugli utili, ma anche sul prodotto interno lordo (PIL) statunitense.

Ma, man mano che ci avviciniamo a novembre, le elezioni statunitensi saranno sempre più oggetto delle analisi di economisti e investitori.

Democratici e Repubblicani hanno visioni molto diverse su come gestire l’economia: i primi vogliono tasse più alte per le élite e un ruolo più attivo del governo nell’industria, mentre i secondi mirano a ridurre tasse e immigrazione.

Una delle poche cose che nella sostanza condividono è il protezionismo.

Le modalità sono però diverse: Trump favorisce i negoziati bilaterali e ha proposto dazi universali del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti e del 60% su quelle provenienti dalla Cina; al contrario, i Democratici desiderano preservare l’alleanza transatlantica concentrandosi sugli scambi con la Cina.

Dazi più elevati sarebbero negativi per le aziende con export verso gli Stati Uniti, come i produttori automobilistici europei. A medio termine, ciò potrebbe accelerare la tendenza a riportare alcune produzioni vicino ai mercati di sbocco. Bisogna comunque ricordare che oltre la metà del commercio internazionale avviene all’interno delle multinazionali e tra queste ci sono le aziende statunitensi che potrebbero fare pressione sulla nuova amministrazione.

La probabilità che vinca Trump è vista in aumento: si stimava un vantaggio di circa 5 punti percentuali già prima dell’attentato in Pennsylvania. I repubblicani potrebbero riuscire a controllare entrambe le Camere del Congresso.

Poi il Presidente Joe Biden ha ritirato la sua candidatura per un secondo mandato facendo un endorsement per la Vicepresidente Kamala Harris, che però dovrà convincere il suo partito prima di ricevere la nomination. Ad oggi è difficile ipotizzare quanto questo possa influenzare i sondaggi perché l’elettorato americano è altamente polarizzato.

Non ci aspettiamo un cambiamento significativo nelle priorità politiche da parte dei possibili contendenti democratici sui temi di rilevanza economica: cambiamento climatico, antitrust, pressione sulla Cina e diseguaglianze rimarranno le priorità politiche.

Una vittoria repubblicana potrebbe essere nell’immediato positiva per le borse, per via delle aspettative di minor tassazione e regolamentazione.

A livello settoriale, i principali beneficiari potrebbero includere i finanziari statunitensi.

In generale, non è mai consigliabile modificare radicalmente i propri piani d’investimento prendendo alla lettera la retorica elettorale. L’effetto combinato di crescita e inflazione in calo, tassi d’interesse più bassi e boom dell’intelligenza artificiale guiderà ancora i mercati, sebbene il rally (soprattutto negli Stati Uniti) rimanga concentrato su pochi titoli. Vediamo un’opportunità particolare nella costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale, dai semiconduttori alle mega cap.

Favoriamo anche le azioni di qualità in senso ampio, cioè quelle di società con posizioni competitive forti, poco debito e flussi di cassa resilienti. A livello di Paese, ci piace il mercato azionario del Regno Unito date le valutazioni interessanti, l’esposizione alle materie prime e la nostra aspettativa di una ripresa degli utili.

Rimaniamo positivi sulle obbligazioni investment grade per i rendimenti interessanti, il potenziale di apprezzamento in un contesto di diminuzione dei tassi d’interesse e il ruolo di stabilizzatori dei portafogli. Preferiamo le obbligazioni a media durata, senza spingersi oltre i 10 anni nemmeno per i rating più elevati, data la possibilità che aumentino le preoccupazioni sul deficit degli Stati Uniti.

A nostro avviso, il lungo periodo di forza del dollaro potrebbe volgere al termine nei prossimi mesi, poiché la crescita e l’inflazione negli Stati Uniti rallentano e la Fed con tutta probabilità taglierà i tassi entro la fine dell’anno.

Inoltre, l’elevato deficit peserà sulla valuta nel lungo termine.

Siamo più positivi sul franco svizzero, perché è un bene rifugio ed è improbabile che la Banca nazionale svizzera tagli ulteriormente i tassi d’interesse. Forti acquisti da parte delle banche centrali dei Paesi emergenti e tassi americani più bassi dovrebbero sostenere anche l’oro, che può rappresentare una copertura dai rischi geopolitici.

Fonte: InvestmentWorld.it


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