Ramenghi Matteo UBS WM Italy UBS Global Real Estate Bubble Index

UBS WM : Tassi e dintorni

UBS WM : La bolla inflattiva seguita alla pandemia si è rapidamente sgonfiata e, nell’ultimo trimestre, l’inflazione globale si è attestata a circa il 2%, al di sotto del livello pre-Covid.

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


L’inflazione globale «core», cioè al netto dell’energia, resta leggermente superiore, ma è comunque in diminuzione. In gran parte dell’economia mondiale l’inflazione non sembra più essere un problema.

Gli Stati Uniti sono visti come una possibile eccezione perché l’economia e il mercato del lavoro continuano a battere le attese degli economisti. L’indicatore statistico GDPNow della Fed di Atlanta, che proietta la crescita sulla base dei dati più recenti, suggerisce che l’economia statunitense è cresciuta a un ritmo del 2,7% nel quarto trimestre.

Dazi e deportazioni potrebbero contribuire a spingere l’inflazione. Inoltre, la posizione fiscale del governo degli Stati Uniti è fragile, con il deficit che si mantiene sopra il 6%, e alcuni investitori sembrano pretendere rendimenti più elevati. Infatti, nonostante il taglio dei tassi della Federal Reserve (Fed) a dicembre, i rendimenti americani a lungo termine sono aumentati dal 3,6% in autunno al 4,5-5% da inizio anno.

A nostro avviso queste preoccupazioni sono, almeno in parte, eccessive. L’ultimo dato relativo all’inflazione è stato migliore delle attese, assestandosi al 2,9%. Ma questo dato è gonfiato dai costi degli alloggi, che rappresentano più di un terzo dell’indice dei prezzi al consumo. I prezzi degli alloggi sono infatti aumentati del 4,6%, ma i dati più recenti indicano un rallentamento. Escludendoli, l’inflazione complessiva sarebbe stata dell’1,9%.

Di conseguenza, riteniamo che il mercato stia sottovalutando la possibilità di un ulteriore allentamento della politica monetaria e ci aspettiamo che la Fed riduca i tassi di 50 punti base nel 2025, anche se i tagli potrebbero riprendere solo verso la metà di quest’anno. Ci attendiamo quindi una diminuzione dei rendimenti dei Treasury decennali fino al 4% a metà 2025.

Tornando in Europa, il 2024 è stato un altro anno difficile per l’economia dell’area dell’euro, che di fatto è da due anni in stagnazione. Con tassi elevati e politiche fiscali più rigide, gli investimenti delle imprese sono diminuiti, la spesa per le costruzioni è calata e la tanto attesa ripresa dei consumi sta appena iniziando a dare qualche timido segnale.

La crescita ha continuato a dipendere dalla spesa pubblica, che vedrà dei tagli per l’applicazione del Patto di stabilità a partire da quest’anno, e dalle esportazioni, che però non sembrano più in grado di trainare l’economia a fronte delle crescenti tensioni commerciali.

In Germania, dopo due anni di crescita negativa, gli elettori torneranno alle urne il 23 febbraio. Il governo è infatti caduto a causa di dispute sulla politica economica e la CDU (centrodestra) potrebbe prendere la guida di un nuovo governo di coalizione. Dopo due anni di crescita negativa, la speranza è che vengano varati stimoli fiscali.

La Francia, dove si sono alternati quattro primi ministri dal 2023, sta tentando di approvare la legge di bilancio in un contesto instabile dell’Assemblea nazionale. Il nuovo governo aumenterà le tasse sulle grandi imprese e le plusvalenze per puntare a un deficit 2025 del 5,5%. Tuttavia, secondo le nostre stime, il disavanzo pubblico potrebbe attestarsi su livelli simili a quelli di quest’anno, intorno al 6%.

La Francia ha rispettato la soglia del 3% del deficit prevista dal Trattato di Maastricht solo in sette degli ultimi 24 anni e non ha registrato un avanzo dal 1974. A nostro avviso, il debito pubblico francese rappresenta la minaccia più significativa per i mercati obbligazionari europei nel breve termine.

In questo complesso scenario, la Banca centrale europea (BCE) ha tagliato i tassi d’interesse di un punto percentuale nel 2024 e ci aspettiamo che faccia altrettanto quest’anno, portando il tasso sui depositi al 2%. Ma non è chiaro se si fermerà lì. Con una crescita economica vacillante, la BCE potrebbe dover fare di più, anche in considerazione del protezionismo americano.

Questa fase dovrebbe quindi essere favorevole per le obbligazioni in euro. I titoli investment grade presentano ancora rendimenti ampiamente superiori all’inflazione attesa, con potenziale di apprezzamento in caso di un rallentamento economico più marcato. Da questo punto di vista, la correzione delle ultime settimane sembra rappresentare un’opportunità di bloccare rendimenti interessanti a medio termine.

Fonte: InvestmentWorld.it


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