La prima ricerca di respiro paneuropeo sul gap previdenziale condotta in 27 Paesi dell’Unione Europea mette in luce la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica a un risparmio maggiore e preventivo…
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Aviva invita il settore assicurativo e i governi a collaborare per sensibilizzare le persone sul proprio gap pensionistico.
Aviva suggerisce alcune azioni per permettere ai cittadini di decidere in modo consapevole del proprio reddito futuro: creare uno standard europeo per i prodotti pensionistici, rivedere alcune misure per incentivare il risparmio, prevedere comunicazioni istituzionali che permettano di valutare la propria situazione pensionistica, e stabilire un obiettivo di risparmio pensionistico nazionale.
Il gap pensionistico totale in Europa si attesta a €1.9 mila miliardi l’anno, una cifra pari al 19% del PIL europeo. Questo è il primo risultato che emerge dalla ricerca condotta da Aviva – in collaborazione con Deloitte – sulle pensioni dei dipendenti pubblici e privati, e che ha coinvolto 27 Paesi dell’Unione Europea, con un’analisi bottom up per undici di essi tra cui, oltre all’Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Irlanda, Lituania, Romania e Polonia. In Italia il gap previdenziale ammonta a €97,6 miliardi su base annua, con un’incidenza sul PIL nazionale stimato per il 2010 di circa l’8%.
Il divario previdenziale, come emerge dalla ricerca, è maggiore nei Paesi dalle economie più solide dell’Europa occidentale: Germania (€468,8 miliardi), Regno Unito (€379 miliardi), Francia (€243,5 miliardi), caratterizzate generalmente da redditi lavorativi maggiori e da standard di vita più alti, in particolare rispetto ai Paesi dell’Europa orientale. È necessario fare anche una considerazione di natura demografica, il divario è maggiore nei Paesi più popolati. Facendo un’analisi pro capite, il gap si attesta su base annua a €12,3 mila per il Regno Unito, €11,6 mila per la Germania, €9,1 mila per l’Irlanda e €7,9 mila per la Francia.
L’Italia è apparentemente meglio posizionata rispetto agli altri Paesi europei, quinta dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna per gap pensionistico totale. Tuttavia è necessario considerare che nella ricerca non è incluso il reddito dei lavoratori autonomi che in Italia sono il 24,5%, contro una media UE del 15,6%1. È fondamentale considerare la significativa differenza di redditi tra i vari Paesi occidentali, come tra l’Italia e gli altri Paesi UE con il gap più profondo – Germania e Regno Unito – ma anche gli aspetti demografici della popolazione attiva nei vari paesi, e i redditi dell’economia sommersa, tradizionalmente una fonte di entrate per molti italiani.
Oltre a fotografare la situazione a livello nazionale, la ricerca Aviva esamina il gap pro capite: gli italiani in media dovranno risparmiare singolarmente €3.100 l’anno per colmare il divario e riuscire a mantenere dopo il ritiro dal lavoro un tenore di vita adeguato, intendendo con questo il livello fissato dall’OCSE al 70% dell’ultimo stipendio percepito. Esaminando in dettaglio fascia di reddito, sesso ed età, vediamo che il valore del gap oscilla notevolmente arrivando a €5.700 annui – €475 al mese – per le donne con reddito alto che nel 2010 hanno 50 anni. Anche gli uomini con reddito basso dovranno scontare un gap notevole di €3.600 per la fascia di età intorno ai 50 anni.
L’età della pensione sarà per i prossimi pensionati un momento di scelte difficili: impiegare gli asset non pensionistici (proprietà immobiliari, beni di famiglia), prolungare il lavoro oltre la pensione, o accettare uno standard di vita inferiore, sono le poche opzioni che allo stato attuale potranno essere utilizzate per sostenere le proprie entrate. Si tratta però di “palliativi” che allevierebbero il disagio di un minore reddito, senza però risolvere interamente il problema. Le migliori aspettative di vita con il progressivo invecchiamento complessivo della popolazione, e l’aumento del carico previdenziale sullo Stato, rendono necessarie misure concrete e urgenti per prevenire una problematica di portata generazionale con un forte impatto sociale.
“Persone e governi hanno davanti la sfida rappresentata dal gap pensionistico, e risparmiare prima e di più sarebbe un sostanziale aiuto ad aumentare le entrate in pensione” ha commenta Andrea Moneta, Ceo di Aviva EMEA. “È il momento di un nuovo approccio – una partnership tra Commissione Europea, governi nazionali e mondo delle assicurazioni per sviluppare una cultura del risparmio. Le misure prese di recente dai governi nazionali e la pubblicazione del Green Paper sulle pensioni da parte della Commissione Europea sono passi positivi, ma ora è arrivato il momento di agire.”
Aviva suggerisce a istituzioni e privati di agire sinergicamente alla formazione di una cultura del risparmio pensionistico in Italia. La Commissione Europea dovrebbe giocare un ruolo chiave, rafforzando la fiducia dei consumatori verso gli strumenti di risparmio attraverso la creazione di uno standard di qualità per i fondi pensione.
Inoltre, i già esistenti incentivi al risparmio dovrebbero essere resi effettivi ed è importante stabilire una comunicazione periodica con i cittadini mettendoli in grado di monitorare la propria posizione previdenziale.
Andrea Battista, Amministratore Delegato di Aviva Italia ha dichiarato: “Questa ricerca dà fondamento a un’affermazione spesso ripetuta, ovvero che l’Europa vive al di sopra dei propri mezzi, questo non perché consuma più di quel che produce, ma nella misura in cui quanto risparmia non è sufficiente a coprire il fabbisogno di consumi nell’arco dell’intera vita.
È ora necessario che i cittadini siano sensibilizzati sull’esistenza del gap previdenziale – un valore molto eterogeneo per sesso e fascia di reddito – perché il risparmio non previdenziale non sarà sufficiente a coprire le esigenze future, a meno che non si vogliano stravolgere modelli socialmente radicati, ad esempio la volontà di lasciare beni, come la casa di famiglia, ai propri discendenti” conclude Andrea Battista.
1 Dati Eurostat, aggiornati al 2005.
Fonte: IFAWorld – Aviva
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