AMERICA 6

US: reddito personale e consumi di agosto

Il reddito personale ad agosto ha registrato una crescita in termini congiunturali sostanzialmente in linea con le nostre attese, scendendo dello 0.1% mom con il dato di luglio rivisto al ribasso a 0.1% mom da 0.3% mom originariamente rilevato. Si tratta del primo calo congiunturale nel reddito personale da ottobre 2009…..


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Aletti Gestielle SGR – Laura Cavallaro -Ufficio Studi


Il reddito personale ad agosto ha registrato una crescita in termini congiunturali sostanzialmente in linea con le nostre attese, scendendo dello 0.1% mom con il dato di luglio rivisto al ribasso a 0.1% mom da 0.3% mom originariamente rilevato. Si tratta del primo calo congiunturale nel reddito personale da ottobre 2009. Ad agosto la dinamica dei salari risulta in calo dello 0.2% mom dopo il +0.3% mom di luglio, in linea con quanto implicato dalla dinamica degli weekly earnings (-0.4% mom nel mese). Il calo così forte della componente salari è imputabile sia al calo negli hourly earnings (-0.1% mom), che al calo della settimana lavorativa media. Quest’ultimo, in particolare, risente solo parzialmente dello sciopero a Verizon che ha avuto luogo ad agosto, mentre risulta più in generale penalizzato dalla debolezza del mercato del lavoro, a cui le imprese cercano di far fronte in primo luogo tagliando l’orario lavorativo.

Su base tendenziale il reddito personale rallenta oggi a 4.5 yoy da +5.0% yoy di luglio, registrando la crescita tendenziale più bassa da giugno 2010. Sempre in termini tendenziali la componente wage & salary sale del 3.7% yoy dopo il 3.8% yoy di giugno.

Sempre in termini nominali, il reddito disponibile è salito dello 0.3% mom, in linea con il risultato del Personal Income.

Oggi il tasso di risparmio è sceso di 2 decimi a 4.5%, riflettendo la crescita dei consumi nominali superiore rispetto a quella del reddito nel mese. Si tratta di un valore inferiore rispetto a quanto registrato durante la recessione, ma comunque ben al di sopra dei valori prerecessione, indicando un miglioramento nella qualità dei bilanci dei consumatori US.

Per quanto riguarda la dinamica del personal spending, il risultato di agosto ha registrato una crescita in linea con le nostre attese, 0.2% mom in termini nominali. Il dato di luglio è stato rivisto al ribasso a 0.7% mom da 0.8% mom originariamente rilevato. Il rialzo più consistente si registra nella componente di consumi di beni non durevoli (0.311% mom), spinto al rialzo dal rincaro della benzina. In rialzo anche i consumi di beni servizi (0.222% mom), risentendo dei rincari dell’elettricità e dell’aumento della sua offerta durante i mesi estivi per l’utilizzo dei condizionatori. Invece sono in calo i consumi di beni non durevoli (- 0.061% mom).

In termini reali, lo spending ha registrato una crescita inferiore, 0% mom da 0.4% mom di luglio, con il deflatore del PCE headline in rialzo dello 0.2% mom, in linea con quanto implicato dal risultato del CPI di agosto. In tal modo, i consumi reali risultano in rialzo dell’1.2% annualizzato mediamente a luglio ed agosto rispetto alla media di Q2. Alla luce del dato odierno, le nostre attese di crescita dei consumi reali in Q3 sono intorno a 1.5%, per un GDP di Q3 nel complesso che ci aspettiamo di poco superiore al 2%.

Il deflatore del PCE headline registra un risultato in linea con quanto implicato dal CPI di agosto, con una crescita dello 0.24% m/m, 2.86% y/y, massima crescita tendenziale da ottobre 2008. Invece, il core PCE Deflator, la misura di inflazione utilizzata dalla Fed, resta più basso, in rialzo dello 0.146% mom oggi ed in crescita dell’1.6% yoy, massimo da marzo 2010 e restando ampiamente all’interno della “Comfort Zone” della Fed. Nonostante il rallentamento della crescita, questo indicatore continua ad accelerare. Infatti, per i prossimi mesi ci aspettiamo una continua accelerazione di questa serie, che dovrebbe chiudere l’anno al 2% yoy. Quindi, nonostante il rallentamento e contrariamente a quanto accadeva esattamente un anno fa, la deflazione non pare più un rischio rilevante.


Disclaimer: La source dei dati è Bloomberg e/o Datastream. Il presente documento è destinato esclusivamente al soggetto destinatario ed ha quale unico scopo quello di illustrare dati e/o pensieri ritenuti degni di nota. Pertanto tale documento ha finalità esclusivamente informative, e non può essere in alcun modo inteso o interpretato quale offerta, invito, consiglio, suggerimento o indicazione di investimento. In nessun caso il presente documento può essere diffuso al pubblico senza preventiva autorizzazione da parte della SGR. Inoltre, anche se la SGR intraprende ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni da fonti ritenute affidabili, non assicura in alcun modo che le informazioni, i dati, le notizie, o le opinioni contenute nel materiale siano esatte, affidabili o complete. Inoltre, la SGR non può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne viene fatto.

Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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