Wellington Management : Le principali determinanti dei mercati obbligazionari

Wellington Management : Le banche centrali proseguono il ciclo di rialzi. Le autorità monetarie globali stanno riconoscendo, implicitamente e in alcuni casi esplicitamente, che i tassi di riferimento non sono sufficientemente restrittivi per contrastare l’aumento dell’inflazione.

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da Investment World iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente


A cura di Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management


A settembre, la Fed ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75%-4,00%, e ha segnalato un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno. I policymaker hanno inoltre innalzato al 3,25% la loro stima del tasso neutrale, indicando che la stretta aggiuntiva derivante dalla decisione è stata inferiore a quanto suggerito dall’entità del rialzo. Il presidente Warsh ha mantenuto salda l’attenzione sull’obiettivo di riportare l’inflazione al target, lasciando i rischi sui tassi orientati al rialzo. Altrove, la Bank of Japan ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli all’1,25%, e prosegue nel percorso di normalizzazione, con un ulteriore rialzo probabile entro fine anno. Tuttavia, come abbiamo osservato in passato, una svolta duratura per lo yen e il mercato dei JGB richiederà probabilmente sia una politica monetaria restrittiva sia una maggiore fiducia nella sostenibilità delle prospettive fiscali del Giappone in un contesto di tassi più elevati. Anche la BCE ha mantenuto un orientamento decisamente restrittivo, aumentando i tassi di 25 punti base e segnalando la volontà di mantenere una politica restrittiva per preservare la propria credibilità nella lotta all’inflazione. Per contro, la Bank of England ha lasciato i tassi invariati, ma ha espresso crescenti preoccupazioni per l’inflazione trainata dai prezzi dell’energia, aumentando la probabilità di un rialzo dei tassi a novembre.

Si intensifica il sell-off in Francia. L’entità del debito pubblico francese e gli elevati deficit di bilancio sono diventati una crescente fonte di preoccupazione nell’area euro. Nonostante un’ambiziosa proposta di bilancio volta a delineare un percorso credibile verso il consolidamento fiscale, i mercati hanno mostrato pochi segnali di fiducia nella possibilità che tali misure riescano a superare lo stallo politico. Ciò continua a suggerire una crescente preoccupazione degli investitori per la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche francesi, proprio mentre iniziano ad attirare l’attenzione le elezioni presidenziali del prossimo anno. L’aumento dei rendimenti rischia di creare un circolo vizioso: costi di finanziamento più elevati peggiorano le prospettive fiscali e rendono necessari interventi di aggiustamento sempre più incisivi. Essendo la Francia un paese sistemico dell’area euro, un ulteriore ampliamento degli spread potrebbe ripercuotersi anche su altri mercati. Ciò pone la BCE in una posizione difficile: mantenere un orientamento restrittivo per contrastare l’inflazione rischia di aggravare le pressioni fiscali, mentre un allentamento potrebbe comprometterne la credibilità. Di conseguenza, qualora gli spread francesi continuassero ad ampliarsi, i mercati potrebbero guardare sempre più al Transmission Protection Instrument della BCE come al più probabile meccanismo in grado di interrompere questa dinamica.

In questo contesto, a settembre si è registrata una significativa accelerazione del sell-off dei titoli di Stato francesi, con gli spread rispetto ai Bund che hanno superato i 100 punti base.

Si restringono i margini di manovra fiscale del Regno Unito. La posizione fiscale del Regno Unito è diventata sempre più complessa in vista della legge di bilancio del 28 ottobre. L’indebitamento supera di circa 8 miliardi di sterline le previsioni, mentre l’aumento dei rendimenti dei gilt e dei prezzi dell’energia ha probabilmente eroso gran parte del margine di manovra fiscale del governo, aumentando la probabilità di ulteriori misure volte ad accrescere le entrate, nonostante i vincoli imposti dal programma elettorale. Più in generale, il Regno Unito si trova ad affrontare una sfida fiscale strutturale, caratterizzata da una spesa elevata, un’elevata pressione fiscale e uno spazio di manovra limitato per le politiche economiche. Con l’intensificarsi delle pressioni fiscali, le preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici sono destinate ad assumere un’importanza crescente per i mercati e per le prospettive politiche. In un mese caratterizzato da un significativo sell-off dei tassi, il Regno Unito ha registrato una performance marginalmente migliore, dovuta principalmente al fatto che i gilt sono stati scambiati su livelli prossimi ai massimi pluridecennali per gran parte dell’estate.

Il vertice USA-Cina si conclude con una tregua precaria. Il vertice tra Stati Uniti e Cina si è svolto in un clima cordiale, ma ha prodotto pochi risultati concreti, lasciando la tregua commerciale su basi fragili. In particolare, le due parti hanno prorogato la tregua di appena due mesi, mantenendo alta la pressione sui negoziatori e il rischio di nuovi dazi e restrizioni sulle terre rare. Sebbene i due paesi abbiano concordato riduzioni tariffarie su 30 miliardi di dollari USA di beni non sensibili e compiuto alcuni progressi nella lotta al narcotraffico, restano irrisolte importanti aree di disaccordo. Anche la competizione strategica nel campo dell’intelligenza artificiale sembra destinata a intensificarsi, mentre rimangono aperte questioni cruciali relative alle restrizioni sulla capacità di calcolo, ai controlli sulle esportazioni e all’accesso offshore. Nuove misure commerciali o ritorsioni geopolitiche potrebbero aumentare la volatilità, pesare sulla propensione al rischio e rafforzare il premio per il rischio sui mercati globali.

Le obbligazioni cinesi si muovono in controtendenza rispetto al resto del mondo. A settembre, i rendimenti dei titoli di Stato cinesi sono diminuiti, in controtendenza rispetto al sell-off registrato nella maggior parte dei mercati sviluppati. Mentre altrove l’inflazione, le aspettative di una politica monetaria più restrittiva e le preoccupazioni fiscali hanno spinto al rialzo i rendimenti, in Cina la debolezza della domanda interna, l’inflazione contenuta, l’eccesso di risparmio privato e la persistente correzione del mercato immobiliare hanno contribuito a mantenere bassi i rendimenti. Le esportazioni rimangono resilienti, ma il loro contributo potrebbe attenuarsi nel 2027, accentuando la debolezza interna. Con i policymaker concentrati sul consolidamento fiscale piuttosto che su misure di stimolo generalizzate, questa divergenza potrebbe persistere fino alla fine dell’anno. Un ulteriore deterioramento potrebbe infine determinare nuove misure di sostegno, contribuendo ad ancorare le aspettative sui tassi cinesi mentre i rendimenti negli altri mercati continuano a subire pressioni al rialzo.

La crescita globale si conferma resiliente. Nonostante i prezzi elevati dell’energia e l’incertezza geopolitica, l’attività economica si è mantenuta resiliente. A settembre, le rilevazioni preliminari degli indici PMI hanno mostrato un’accelerazione della crescita nelle economie del G4, al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni e mezzo, trainata dalla solidità dell’economia statunitense. La crescita si è estesa oltre il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale, che rimane concentrato negli Stati Uniti, grazie al rafforzamento dell’attività nei servizi. Ciò suggerisce che le pressioni inflazionistiche potrebbero rimanere elevate, contribuendo al contempo a sostenere la crescita globale nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia. Sebbene nel 2027 una politica monetaria più restrittiva e il venir meno del sostegno fiscale siano destinati a pesare sull’attività, le indagini indicano che non si è ancora delineato un rallentamento significativo. Nell’area euro, l’indice PMI preliminare ha raggiunto il livello più elevato dall’aprile 2023, mentre il Giappone è rimasto saldamente in territorio di espansione. Anche i mercati del lavoro si sono dimostrati resilienti, con una forte creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti, un ritorno alla crescita dell’occupazione nell’area euro e, in Giappone, il ritmo di assunzioni più rapido da febbraio. Il Regno Unito è rimasto l’economia più debole del G4, sebbene l’attività si sia mantenuta in territorio espansivo e il deterioramento del mercato del lavoro abbia continuato a moderarsi. Più in generale, sia gli indicatori dell’occupazione sia quelli della crescita economica hanno registrato un significativo miglioramento nei mercati sviluppati, con gli indicatori anticipatori dell’occupazione sui livelli più elevati dalla riapertura post-Covid.

Fonte: InvestmentWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.