Gran parte degli shock finanziari degli ultimi 30 anni sono stati originati nei mercati emergenti. Tuttavia, l’epicentro della peggiore delle recenti crisi economiche si è verificata nel mondo sviluppato. E mentre l’economia globale fatica a stabilizzarsi, Europa, Giappone, ma anche Stati Uniti, continuano ad essere le principali fonti di rischio sistemico....
Articolo a cura di Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di iShares
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I mercati emergenti non sono esenti da problemi macroeconomici quali, solo per citarne alcuni, inflazione, corporate governance e potenziali bolle creditizie. Ma molti di questi Paesi hanno fatto passi da gigante negli ultimi dieci anni e attualmente appaiono più stabili e con meno squilibri di dieci anni fa. In realtà, non solo la maggior parte dei mercati emergenti regge bene il confronto con il proprio passato, ma oggi è anche in grado di competere con i più affermati mercati sviluppati.
Il miglioramento della stabilità del quadro macroeconomico sta cominciando a riflettersi anche sulla volatilità. Mentre i mercati emergenti hanno sofferto nel mese di settembre, nel corso degli ultimi anni il differenziale di volatilità tra mercati emergenti e mercati sviluppati si è ridotto. Il calo della volatilità relativa registrato appare giustificato alla luce del miglioramento della stabilità macroeconomica e dalle migliori prospettive di crescita migliore e, dato l’attuale scenario, ci aspettiamo che questo trend continui.
Alla luce di questi cambiamenti, riteniamo che gli investitori dovrebbero adottare una visione più sfumata dei mercati emergenti. Piuttosto che considerarli meramente investimenti ad elevato beta, giocando quindi la carta del rischio, gli investitori dovrebbero concentrarsi sulla capacità difensiva di alcuni mercati emergenti in caso di una recessione nel mondo sviluppato – con l’avvertenza che una nuova recessione potrebbe avere impatti globali, come accadde nel 2008.
Fonte: BONDWorld – iShares
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