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Columbia Threadneedle: Le tre sfide che attendono l’ Italia

1.  Dinamiche demografiche  Si stima che l’Italia abbia 62 milioni di abitanti. Il PIL medio pro capite è pari a circa USD 35.900. La popolazione è stata relativamente stabile nel tempo e se ne prevede un modesto calo entro il 2020. L’immigrazione netta ha contribuito a stabilizzarla……..


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Philip Dicken Columbia Threadneedle Investments


Secondo l’Istat, la quota di residenti stranieri è aumentata dal 4,5% nel 2005 all’8,3% nel 2015. Ciò ha aiutato a controbilanciare l’emigrazione netta di giovani italiani. Inoltre, il tasso di natalità tra gli immigrati è più elevato rispetto a quello della popolazione indigena. Le opportunità di lavoro sono limitate, quindi non è detto che l’immigrazione prosegua. Negli ultimi anni l’Italia è divenuta un punto di riferimento per migranti e rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, ma a nostro avviso ciò non modificherà in misura significativa i dati sulle forze di lavoro dichiarate. Ipotizziamo che i rifugiati e i migranti economici saranno rimpatriati o si trasferiranno in paesi con migliori prospettive lavorative. Tuttavia, le modifiche delle politiche di frontiera all’interno dell’UE potrebbero influire su questa tesi. La popolazione in età lavorativa ovrebbe diminuire dello 0,04% annuo tra il 2016 e il 2020. Per contro, si prevede un modesto incremento delle forze di lavoro impiegate in ragione dell’impatto della partecipazione femminile e delle recenti riforme pensionistiche.

2. Produttività e contesto economico

I servizi e l’industria rappresentano rispettivamente il 74% e il 24% del PIL. Le piccole e medie imprese (PMI) dominano il panorama corporate e per i finanziamenti dipendono in misura significativa dai prestiti bancari. L’aliquota dell’imposta sulle società è pari attualmente al 27,5%2, ma vi sono anche altre imposte regionali e prelievi speciali per sostenere il sistema di welfare. L’aliquota più elevata dell’imposta sul reddito si attesta al 43%. Supponendo che vengano avviate le riforme in programma, il punteggio relativo attribuito al contesto economico italiano migliorerebbe, ma va sottolineato che ad oggi il livello è estremamente basso. Secondo l’Economist Intelligence Unit (“EIU”), l’Italia è in 16a posizione tra 18 paesi dell’Europa occidentale, seguita solo da Grecia e Turchia. Anche sul fronte dell’efficienza della giustizia e del governo il punteggio dell’Italia è deludente. Ciò sembra riflettere la complessità del processo decisionale più che un’interpretazione negativa delle intenzioni, anche se vengono rivolte critiche specifiche alla “debole attuazione dei contratti”. In base alla classifica della Banca mondiale, l’Italia si colloca al 20° posto fra 31 paesi dell’OCSE per risoluzione dei casi di insolvenza e al 30° su 31 per l’attuazione dei contratti. Una revisione del sistema giudiziario e della regolamentazione delle imprese sembra necessaria.

3. Leva finanziaria – debito del settore pubblico e privato e solidità del settore bancario

Nel 2015 il debito pubblico dell’Italia si attestava al 132,7% del PIL e dovrebbe scendere sotto il 130% entro il 2020. Rappresenta circa il 25% del debito pubblico dell’UE. L’attuale disavanzo pubblico è pari al 2,6% del PIL, grazie ai rendimenti obbligazionari e ai tassi d’interesse contenuti. Le regole dell’UE cercano di mantenere i disavanzi degli Stati membri sotto il 3% e, se rispettate, ostacolerebbero la spesa pubblica, soprattutto se l’Italia desidera raggiungere entro il 2019 il target di avanzo di bilancio fissato dalla Commissione europea. Il settore bancario nazionale è un grande detentore di debito pubblico. Si stima che abbia accumulato EUR 360 mld in prestiti in sofferenza, pari al 21%. Di conseguenza, sia il settore pubblico che quello privato sono costretti a incrementare la leva finanziaria per sostenere la crescita, accentuando la necessità di riforme.

Fonte: BondWorld.it


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