BCE confidente sull’economia, paziente ma presente sui prezzi…
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Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda
Nel meeting di ieri la Bce ha mantenuto invariata la propria politica monetaria ma ha modificato leggermente la forward guidance del comunicato stampa:
– tasso rifinanziamento principale 0%
– tasso di prestito marginale +0.25%
– tasso di deposito -0.40%
– acquisti mensili di 60 miliardi almeno fino a dicembre 2017 e reinvestimento di ciò che arriva a scadenza
– indicazione che i tassi resteranno ai loro livelli attuali per un esteso periodo di tempo ma, diversamente dai precedenti comunicati, è stato omesso il richiamo a livelli eventualmente anche inferiori.
La modifica nella forward guidance soddisfa i “falchi” della commissione e costituisce il primo passo di un’eventuale ulteriore modifica dell’impostazione della politica monetaria in settembre e, se le cose procederanno per il verso auspicato, per preparare semmai il mercato alla comunicazione a dicembre del possibile avvio del tapering del QE.
Tuttavia, nella successiva conferenza stampa, Mario Draghi ha mantenuto un tono prudente che sostanzialmente ha bilanciato l’impatto della modifica del testo del comunicato.
Nel dettaglio, il presidente Draghi ha ribadito che i tassi resteranno ai livelli attuali a lungo anche dopo la fine del QE. Questo anche perché la Bce resterà a lungo sui mercati attraverso il reinvestimento di ciò che arriverà a scadenza. Inoltre, Draghi ha precisato che il QE è sufficientemente flessibile, che la Bce crede fermamente nella sua potenza, può essere esteso in caso di peggioramento delle prospettive e che l’omissione dell’orientamento a tassi ancora più bassi non implica cambi nella funzione di reazione della Bce e conseguentemente nella sequenza delle sue linee guida. Infine, ha chiarito che tassi più bassi sarebbero ancora possibili qualora fossero necessari.
Nella riunione non ci sono stati dissenzienti e non è stato necessario il voto per la decisione. Durante il meeting non si è neanche parlato di quando annunciare il futuro tapering del QE e ci sono solo state alcune osservazioni sulla futura normalizzazione da parte di due membri.
L’aggiornamento trimestrale delle stime economiche da parte dello Staff della Bce, fatte ipotizzando la piena implementazione degli stimoli, ha portato Mario Draghi a descrivere una situazione economica migliorata che però non impatta ancora sui prezzi e rende opportuno il permanere del supporto monetario.
La Bce vede ora rischi per la crescita bilanciati col momentum orientato al rialzo: gli indicatori anticipatori segnalano una crescita solida e diffusa e i principali rischi al ribasso restano legati a fattori globali.
Gli stimoli e la ripresa globale stanno agendo attraverso il supporto alla domanda domestica e l’agevolazione alla ripresa degli investimenti porta anche a un aumento dell’impiego e a una riduzione dell’output gap. Tuttavia, la creazione di lavoro riguarda spesso ruoli di bassa qualità e non si abbina quindi agli aumenti salariali che sarebbero utili per un recupero dell’inflazione. A questo proposito, Mario Draghi ha reiterato la necessità che gli altri attori politici dell’eurozona procedano più speditamente alle opportune riforme strutturali perché da sola la politica monetaria non può essere risolutiva.
Il permanere dell’inflazione a livelli bassi resta la principale insoddisfazione della Bce che la prevede stabile nei prossimi mesi e in rialzo graduale solo nel medio termine. Secondo la Bce il recente temporaneo aumento e la successiva revisione al ribasso sono legate esclusivamente a cibo ed energia mentre la componente base resta bassa senza trend convincenti di ripresa ma neanche rischi estremi di deflazione, tanto che la stessa Bce ha ritenuto di poter modificare la forward guidance del comunicato.
Anche in questa occasione Draghi si è dimostrato un abile diplomatico. Ha dato un contentino ai “falchi” con la forward guidance ma ha lasciato tutto invariato e la porta aperta alle “colombe”. Ha trasmesso fiducia ai mercati sulla crescita, cercando però di evitare che questo si traducesse in eccessivo apprezzamento dell’euro con l’enfasi della permanenza nei mercati della Bce. Di conseguenza, il meeting di oggi non dovrebbe modificare i trend in corso sui mercati.
Fonte: BONDWorld.it
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