Il Forum di Davos si è concluso con un’iniezione di ottimismo per l’area euro, nonostante la lenta crescita dei Paesi sviluppati. La difesa della moneta unica è avvenuta anche ad…
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opera di Angela Merkel, che ha parlato di un patto per la competitività basato sull’unificazione dei sistemi retributivi, fiscali e pensionistici che potrebbe essere il nuovo scudo anti-crisi di Eurolandia. Quanto agli aspetti sull’economia globale, a Davos è stata confermata la doppia velocità strutturale su cui il pianeta si muove, con le economie emergenti in piena corsa e quelle mature, tra cui Europa e Usa, che rincorrono a gran distanza. Ma il discrimine interno al mondo industrializzato, che gioca in favore dei Paesi di Eurolandia, è quello relativo agli impegni di politica fiscale, o se vogliamo, di bilancio. Se la zona euro, infatti, lancia da tempo messaggi concreti di ordine di bilancio e di rigore, l’amministrazione di Barack Obama oscilla tra assicurazioni ai mercati di minore spesa pubblica e promesse di mantenimento dei livelli attuali di spesa federale, fino a che la ripresa non sarà del tutto avviata.
S&P taglia il rating al Giappone. Standard & Poor’s ha tagliato il rating di lungo termine del Giappone da AA ad AA- con outlook stabile. L’agenzia ha motivato il taglio con la visione di un progressivo aumento dei parametri di debito pubblico del Paese. In particolare S&P ritiene che il deficit giapponese rimarrà alto nei prossimi anni, riducendo ulteriormente la già debole flessibilità fiscale del governo. Tuttavia, prosegue l’agenzia, la forte posizione in termini di bilancia con l’estero, insieme alla flessibilità monetaria, dovrebbe permettere al Paese di contenere le pressioni derivanti dal lato fiscale. Da qui la decisione di S&P di mantenere l’outlook stabile. Il rating di breve periodo del Giappone è stato invece confermato a A-1+.
Portogallo, pressioni sui dividendi bancari. La banca centrale lusitana ha raccomandato alle banche portoghesi di non pagare dividendi per l’esercizio 2010. La scelta è necessaria per permettere agli istituti di credito di rafforzare i propri livelli di liquidità in vista del nuovo quadro normativo imposto dalla direttiva Basilea III. Il Banco BPI aveva già annunciato l’azzeramento dei dividendi, nonostante profitti netti per il 2010 in crescita del 5,6% a 184,8 milioni di euro. Da parte sua, anche il Banco Espirito Santo aveva indicato una politica moderata sui dividendi.
Australia, le inondazioni valgono lo 0,5% del Pil. Le inondazioni che hanno colpito alcune zone dell’Australia comporteranno secondo il governo australiano un taglio del prodotto interno lordo nel corrente anno fiscale dello 0,5%. La stima preliminare per il costo diretto delle inondazioni per il bilancio federale è di 5,6 miliardi di dollari australiani (4,07 miliardi di euro). Per far fronte alle spese per il ripristino delle infrastrutture, il governo introdurrà una tassa redistributiva sul reddito dello 0,5% per coloro il cui reddito supera i 50 mila dollari australiani nell’anno fiscale 2011/12.
Russia, calano le barriere sul petrolio. Exxon Mobil e la società energetica russa Rosneft hanno siglato un accordo per esplorazioni congiunte nel Mar Nero. Le due società formeranno una compagnia operativa congiunta per sviluppare la Tuapse Trough, una piattaforma marina in un’area offshore a largo della costa del Mar Nero. I due colossi petroliferi coopereranno per lo sviluppo di risorse di gas e petrolifere nel Mar Nero attraverso una joint venture che prevede una partecipazione del 66% di Rosneft e del 33% di Exxon. Si conferma quindi la tendenza di un’apertura da parte della Russia sul fronte del petrolio, considerato che si tratta del secondo accordo di questo genere dopo quello siglato da Rosneft con la BP. A proposito di Exxon Mobil, il il trimestre si è chiuso con risultati superiori alle attese del mercato. Il gruppo ha infatti registrato nel quarto trimestre dell’anno un utile netto di 9,25 miliardi di dollari, in rialzo del 53% rispetto allo scorso anno, con un eps pari a 1,85 dollari dagli 1,27 del 4° trimestre 2009 e dagli 1,63 dollari del consensus. I ricavi sono risultati pari a 105,2 miliardi di dollari, dai 100 miliardi indicati dagli analisti. Si tratta del trimestre più ricco dal 3° del 2008.
Prada sbarca ad Hong Kong e Icbc approda a Milano. Il cda di Prada ha deciso di avviare il processo di quotazione della società sul mercato azionario di Hong Kong. Si tratta della prima impresa italiana che si quota sul listino asiatico. La decisione permette di ottenere una valutazione superiore dal mercato, che si aggira ad Hong Kong intorno ai 12,5 volte l’ebitda per le imprese del settore lusso. Secondo i conti finali del 2011, l’ebitda si è attestato a 330 milioni di euro nei primi nove mesi del 2010 e un consensus intorno ai 500 milioni per l’esercizio 2010. L’ipo potrebbe quindi superare i 6 miliardi di euro. In contropartita, l’Industrial & Commercial Bank of China, prima banca al mondo per capitalizzazione di borsa, con all’attivo 235 milioni di clienti e 16.397 sportelli nel mondo ha aperto la sua prima filiale a Milano.
Ford delude le attese e per GM è boom in Cina. Ford ha pubblicato i risultati del 2010 che si è chiuso con un utile netto di 6,6 miliardi di dollari corrispondenti a 1,66 dollari per azione, in crescita di 3,8 miliardi dal 2009. Il risultato operativo ante imposte del 2010 si è attestato a 8,3 miliardi di dollari corrispondenti a 1,91 dollari per azione, in crescita di 8,3 miliardi dal 2009. Nel quarto trimestre l’utile netto si è attestato a 190 milioni di dollari corrispondenti a 5 centesimi ad azione, in calo rispetto ai 696 milioni dal quarto trimestre del 2009. Il trimestre di riferimento si è chiuso con un risultato operativo prima delle tasse di 1,3 miliardi di dollari corrispondenti a 30 centesimi ad azione, in flessione di 322 milioni dal quarto trimestre 2009. Il consensus degli analisti era per un eps di 48 centesimi. Intanto continua la crescita del settore automobilistico cinese con la General Motors che nel 2010 ha venduto più auto in Cina (2.351.610 vetture, +28,8% rispetto al 2009) rispetto a quelle vendute negli Stati Uniti (2.215.227 vetture, +6,3% dal 2009).
La rivolta nei Paesi nordafricani arriva all’Egitto e alla Giordania. La crisi dell’area mediorientale ha colpito anche Egitto e Giordania. Per quanto riguarda l’Egitto, la situazione è ben più grave, con le proteste che chiedono le dimissioni del presidente Mubarak che si rifiuta di lasciare il potere e ha modificato parte della compagine di governo che tuttavia non si è rivelata sufficiente a riportare la calma nel Paese. Negli scontri ci sono già stati diversi morti e per la giornata odierna è prevista una protesta che coinvolgerà 1 milione di egiziani e l’esercito ha dichiarato di non avere intenzione di usare la forza contro di essa. L’ondata di rivolta è arrivata anche in Giordania dove 3 mila persone hanno protestato venerdì scorso nelle strade di Amman. Scomoda la situazione di Israele che assiste con allarme crescente al dilagare della protesta divampata in Egitto e Giordania che sono gli unici partner arabi. A preoccupare maggiormente è la situazione egiziana che ha portato il Governo israeliano a chiedere agli Stati Uniti e ai Paesi europei di sostenere la stabilità del regime di Mubarak. Sul fronte dei cds, da segnalare quello egiziano che è schizzato sopra i 450 bp da una quotazione che si manteneva stabilmente da mesi sotto i 250 bp
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