– Continuiamo a privilegiare obbligazioni a breve/media scadenza ed emittenti con rating più bassi……
Monthly Global Research – Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (1 Marzo 2011) – Credit Suisse
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– BUY MOL Hungarian Oil & Gas 3,875% 10/15 in EUR.
– BUY WIND 7,375% 02/18 in EUR.
Le dinamiche della volatilità implicita sono di particolare rilievo, perché hanno evidenziato un crescente nervosismo a partire dal 22 febbraio, con un’impennata che ha riportato il Vix sui livelli del giugno-luglio 2010 (quando l’azionario aveva toccato un minimo di periodo). L’allarme rosso della volatilità è però rientrato altrettanto velocemente come si era prodotto, nonostante le crescenti tensioni sul fronte geo-politico, il rialzo del prezzo del greggio con i connessi rischi di ricadute inflazionistiche, le perduranti difficoltà del settore immobiliare ed i miglioramenti molto lenti dal fronte occupazione. Neppure la catastrofe naturale nipponica è riuscita a produrre in Usa ed in Europa una correzione mediamente superiore al 10%, come d’altra parte il cambio euro/dollaro è rimasto sui massimi di periodo nonostante il rinnovarsi della crisi irlandese e l’acuirsi di quella portoghese. Verrebbe da dire che viviamo nel migliore dei mondi possibili, che l’azionario è talmente solido che nulla riesce a scalfirlo.Ma è proprio così? Un mercato “sano” probabilmente sarebbe sceso di più nelle passate settimane e se fosse proprio vero che non ci sono rischi non si spiegherebbe il comportamento schizofrenico della volatilità implicita. La tenuta dell’azionario è stata anche “troppo” buona, tanto da far pensare ad un mercato “drogato” dalla liquidità, in cui continuano a confluire flussi di investimento che non hanno alternative, visto il trend oramai ribassista sul mercato obbligazionario e le tensioni inflazionistiche, con tassi reali negativi, che rendono in perdita anche il parcheggio di liquidità. Il denaro facile delle due ondate di easing quantitativo della Fed (QE 1 e QE 2) – e c’è chi ipotizza addirittura un QE 3 dopo giugno, ma questo parrebbe davvero troppo – continua a supportare l’azionario e le commodities, col rischio però di creare bolle speculative che dovranno prima o poi sgonfiarsi bruscamente. Politiche monetarie che alterano il valore del denaro – che è l’unità di conto su cui si fonda il sistema economico-finanziario – rischiano di creare scompensi a molti livelli, dalla penalizzazione del risparmio all’incoraggiamento all’indebitamento ed alla speculazione, con probabili “tensioni” con le altre aree monetarie se il dollaro continuerà a deprezzarsi a questi ritmi. Se e quando il dollaro inizierà ad apprezzarsi (contro euro sotto 1,3750- 1,3850) si avrebbe un segnale di probabile sgonfiamento del carry trade in dollari e contestuali forti prese di beneficio su azioni e materie prime.
Il dubbio che gli Usa stiano perseguendo una strategia di uscita “inflazionistica” dalla crisi, per ridurre cioè il valore reale del debito aumentando contestualmente il valore nominale delle attività finanziarie, rimane molto elevato. Pur di non rivivere l’esperienza depressivo-deflazionistica giapponese dell’ultimo ventennio, lo scenario “auspicato”, anche se non “dichiarato”, pare quello di una crescita dell’inflazione, accompagnata da un rialzo dei tassi di interesse ritardato ed inadeguato rispetto alle dinamiche inflazionistiche, così da mantenere tassi reali negativi: una sorta di “tassazione” occulta con cui i risparmiatori ignari pagheranno un po’ per volta ilconto della crisi, con una costante anche se non drammatica limatura del propriopotere d’acquisto: niente di nuovo sotto il sole.
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