Obbligazioni Italia Continuiamo a intravedere del potenziale di crescita sul mercato europeo high yield

– I titoli europei high yield hanno registrato sino ad ora una solida performance nonostante i timori di rialzo dei tassi di interesse e la volatilità dei mercati.
– Intravediamo del potenziale di crescita per i titoli europei high yield……

Monthly Global Research – Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (1 Marzo 2011) – Credit Suisse


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Idee per un investimento di qualità:
– BUY Wind Telecomunicazioni in EUR al 7,375% scad. 02/2018 (prezzo di 104.8 e spread di 379 pb rispetto ai Bund).
– BUY BUY HeidelbergCement in EUR al 6,5% scad. 8/2015 (prezzo di 106 e spread di 256 pb rispetto ai Bund).
La solida performance dei titoli europei high yield nel 2010 (+14,2%) è proseguita finora anche nel 2011, con un rendimento totale pari del 3,8% dall’inizio dell’anno (rivalutazione dei prezzi più reddito da interessi). A tutt’oggi questa classe d’investimento si è dimostrata solida, nonostante le preoccupazioni riguardanti il rialzo dei tassi di interesse e la volatilità del mercato. Sebbene la maggiore volatilità derivante dai recenti eventi in Giappone e nella regione MENA abbia creato pressione sui profitti, la performance globale resta solida, persino rispetto a obbligazioni e azioni investment grade (v. fig. 1). In generale, i titoli high yield sono stati trainati al rialzo da una combinazione di tassi di insolvenza modesti (previsti in ulteriore calo), tassi d’interesse poco elevati ed un facile accesso ai finanziamenti, sostenuti da indicatori macroeconomici in miglioramento, buoni parametri creditizi e risultati positivi sul piano degli utili.
06042011 3Le favorevoli condizioni del mercato ed il protrarsi di buone performance giustificano quegli investitori che si domandano se il mercato stia diventando compiacente nelle sue aspettative di ulteriori guadagni.
A questo stadio del ciclo siamo rassicurati da solidi indicatori anticipatori, da cui si evince un’attività economica priva di sbandamenti. Il quadro degli utili è positivo e, unitamente ad un buon accesso al finanziamento (banche od obbligazioni), indica che i tassi di insolvenza presentano un ulteriore margine di riduzione nel 2011. Siamo anche incoraggiati dal fatto che molti titoli high yield stanno rifinanziando le scadenze del 2012–2013, e ciò aiuta a ridimensionare
l’elevata riserva di titoli con scadenza nel breve periodo.
Con l’inizio dell’inevitabile ciclo di rialzi dei tassi di interesse, i rendimenti nel reddito fisso devono fare i conti con difficoltà crescenti. È interessante come il cambiamento di prospettive delle politiche degli ultimi mesi non si sia quasi per nulla registrato sul mercato creditizio. Uno sguardo ai passati cicli di rialzi indica che gli spread creditizi hanno inizialmente un margine di riduzione, ma che, con il maturare del ciclo economico e la posizione più espansiva da parte delle aziende, che mirano alla crescita attraverso una maggiore spesa in conto capitale e a fusioni e acquisizioni, il ciclo creditizio giunge ad un massimo, terminato il quale si avvia solitamente un deterioramento creditizio. Riteniamo di trovarci tuttora nelle prime fasi espansionistiche della ripresa economica, pur riconoscendo che non ci sono mai due cicli identici.
Consideriamo attualmente improbabile un rialzo significativo dei rendimenti dei titoli benchmark nel breve termine. La previsione del Credit Suisse per i rendimenti sui titoli benchmark sull’EUR a 10 anni evidenzia un aumento solo modesto, dal 3,2% attuale al 3,4% nei prossimi 12 mesi. Cedole più elevate, unite alle duration più brevi tipiche dei titoli high yield, offrono una protezione contro aumenti dei tassi graduali e modesti, sebbene sbalzi di tasso notevoli ed inaspettati possano verosimilmente mettere sotto pressione tali titoli.
Nel complesso, data la qualità creditizia generalmente buona e le prospettive sui tassi di interesse, continuiamo a intravedere del potenziale di crescita nel mercato dei titoli europei high yield.


Disclaimer globale / Informazioni importanti
I riferimenti al Credit Suisse contenuti nella presente relazione includono le succursali e le affiliate. Per maggiori informazioni sulla nostra struttura, si prega di usare il seguente link: https://www.credit-suisse.com/who_we_are/it/ . Le informazioni e le opinioni espresse in questa relazione sono state prodotte dal settore Global Research della divisione Private Banking del Credit Suisse al momento della pubblicazione e sono suscettibili di modifiche in ogni momento. Le opinioni espresse in merito ad un particolare titolo in questa relazione possono differire o non corrispondere alle osservazioni e opinioni del settore Research della divisione Investment Banking del Credit Suisse, a causa delle differenze nei criteri di valutazione. Il documento è stato redatto unicamente a scopo informativo e non rappresenta pertanto né un’offerta né un invito, da parte o per conto del Credit Suisse, ad acquistare o vendere un determinato titolo o strumenti finanziari collegati, o a partecipare ad eventuali strategie di trading in un determinato ordinamento giuridico. La presente relazione è stata redatta senza prendere in considerazione gli obiettivi, la situazione finanziaria o le esigenze di determinati investitori. Sebbene le informazioni sono state raccolte e hanno preso spunto da fonti ritenute attendibili, Credit Suisse non rilascia alcuna garanzia sulla loro accuratezza o completezza. Il Credit Suisse declina ogni responsabilità per eventuali perdite derivanti dal loro uso. Il prezzo e il valore degli investimenti citati e di qualsivoglia rendimento che può eventualmente maturare sono soggetti a oscillazioni e possono registrare un ribasso o un rialzo. Il documento non contiene alcuna raccomandazione di natura legale, contabile, fiscale o d’investimento. Inoltre, non costituisce in nessun modo una dichiarazione d’investimento o di strategia personalizzata o adeguata alle condizioni individuali del cliente, né qualsiasi altra raccomandazione personale rivolta a determinati investitori. Qualsiasi riferimento a performance passate non costituisce necessariamente un’indicazione per i risultati futuri. Il prezzo e il valore degli investimenti citati in questo documento e di qualsivoglia rendimento che può eventualmente maturare sono soggetti a oscillazioni dei tassi di cambio. Gli investimenti alternativi, i prodotti derivati o strutturati sono strumenti complessi che per loro caratteristica implicano un elevato grado di rischio. Per tale ragione sono rivolti soltanto a investitori in grado di comprenderne e assumerne tutti i rischi. Gli investimenti sui mercati emergenti hanno carattere speculativo e sono notevolmente più volatili di quelli sui mercati consolidati. I rischi includono ma non sono necessariamente limitati a rischi di natura politica, economica, di credito, di valuta e di mercato. Prima di effettuare qualsiasi transazione, l’investitore è tenuto a valutare l’adeguatezza della stessa in rapporto alla propria situazione personale e ai propri obiettivi. In giurisdizioni in cui il Credit Suisse non è ancora registrato o non ha ancora ottenuto la licenza a negoziare in titoli, le transazioni possono essere effettuate solo in conformità con la vigente legislazione sui titoli, che varia da una giurisdizione all’altra e può richiedere che l’operazione sia svolta nel rispetto delle esenzioni dai requisiti di registrazione ed autorizzazione vigenti. Il Credit Suisse raccomanda all’investitore di esaminare in proprio (eventualmente con l’ausilio di consulenti professionisti) gli specifici rischi finanziari, come pure le conseguenze legali, normative, creditizie, fiscali e contabili. Una società del Credit Suisse potrebbe, entro i limiti concessi dalla legge, partecipare o investire in altre transazioni finanziarie con l’emittente dei titoli qui contemplati, prestare servizi o acquisire operazioni da tali emittenti e/o detenere una posizione o effettuare transazioni nell’ambito dei titoli o delle rispettive opzioni.


I disordini politici nell’area MENA, la conseguente impennata
dei prezzi del petrolio e i disastri naturali in Giappone
si sono manifestati in un momento di solidità della dinamica
economica a livello globale. Gli indicatori anticipatori di
molte economie avanzate, come l’Ifo tedesco e il PMI USA,
hanno toccato, o addirittura superato, i massimi storici. La
solida dinamica indica che la ripresa globale probabilmente
non è stata seriamente compromessa, soprattutto perché
la politica monetaria rimane favorevole (v. grafico). Prevediamo,
però, un indebolimento almeno temporaneo della
crescita.
Giappone: l’impatto globale sarà probabilmente
limitato
Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno provocato perdite
terribili in termini di vite umane e distruzione fisica. Le
aree interessate incidevano per il 6%–7% circa sul PIL,
ma produzione industriale e commercio sono stati pesantemente
colpiti in molte altre regioni del paese e in marzo e
aprile riporteranno cali significativi. Successivamente sarà
però probabile un forte rimbalzo. La perdita delle forniture
elettriche provenienti dalle centrali di Fukushima dovrebbe
essere presto colmata grazie alle capacità inutilizzate di altre
regioni, e anche le opere di ricostruzione dovrebbero dare
una forte spinta alla crescita. La speranza è che l’impatto
ecologico di lungo corso sarà limitato alle zone immediatamente
circostanti alle centrali. Dovrebbe essere ridotto
anche l’impatto sulla crescita globale. Nel breve termine,
alcune catene di fornitura dipendenti dal Giappone saranno
interrotte; nel lungo termine, potremmo assistere a un certo
abbandono del nucleare.
Gli aumenti dei prezzi del petrolio provocano rischi
per la crescita
Le stime degli effetti sulla crescita degli aumenti del prezzo
del petrolio nell’ambito della fornitura non sono omogenee.
Non sorprende comunque che, secondo gran parte
degli studi, l’effetto negativo sulla crescita tende a essere
maggiore quanto più grande, veloce e durevole è il picco
dei prezzi del petrolio. A nostro parere, la crescita globale
potrebbe ridursi dello 0,5% circa a seguito di un aumento
del 50% del prezzo del petrolio. Ma per supportare la stabilità
sociale, le spese di alcuni governi, come quello saudita,
saranno più alte dei rispettivi maggiori ricavi derivanti dal
petrolio. Ciò dovrebbe imprimere una spinta alla crescita
globale.
Politiche di inasprimento per BCE e BoE, Fed in attesa
I rischi al rialzo per l’inflazione rimangono elevati nei ME,
e di conseguenza è probabile che prosegua la politica di
inasprimento. Gli accordi dei leader europei – per maggiori
fondi destinati alla crisi (EFSF/ESM) e minori (e perciò più
sostenibili) costi di finanziamento – dovrebbero ridurre le
limitazioni per la politica della BCE. I dati indicano un’inflazione
elevata, pertanto prevediamo un primo aumento dei
tassi in aprile. Un’inflazione ben oltre il target del 2% suggerisce
un’azione anche da parte della Bank of England,
probabilmente a maggio. Al contrario, per quest’anno la
Fed dovrebbe rimanere in attesa. Non dovrebbero esserci
interventi della BNS, a meno che non si verifichi un notevole
indebolimento del CHF.

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