L’inflazione CPI – Consumer Prices Index – nel Regno Unito è balzata dal 4.0% al 4.5%, contrariamente alle aspettative che prevedevano solo un leggero aumento all’4.1%. Il paniere Core CPI, che non comprende i prezzi degli alimenti e dei prodotti energetici, è salito da 3.2% a 3.7% ed è ora a un livello record (i dati partono dal 1997). Un istituto bancario ha definito ‘scioccanti’ i numeri dell’inflazione, sostenendo che le altre economie non stanno registrando niente di simile a questa impennata nell’inflazione core, che la politica monetaria britannica è troppo rilassata e che il Monetary Policy Committee dovrebbe aumentare i tassi in agosto…
di Michael Riddell, Team Fixed Interest di M&G Investments
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La prima cosa da considerare è che i dati CPI comprendono l’aumento dell’IVA al 20% di gennaio.
L’aumento dell’IVA è probabilmente temporaneo, a meno che non ce ne sia un altro l’anno prossimo, e quindi uscirà dai numeri dell’inflazione nei primi mesi del prossimo anno. È difficile determinare il momento esatto in cui questo accadrà, poiché dipende dalle tempistiche e dalla portata del trasferimento dell’IVA dai rivenditori ai consumatori.
Il grafico seguente fornisce un’immagine realistica e di lungo termine dell’inflazione britannica, eliminando l’effetto della tassa. Come si può vedere, un livello del 2.8% rientra ancora nel target della Bank of England, nonostante gli aumenti dei prezzi dell’energia e degli alimenti lo abbiano portato in una posizione scomoda, avvicinandolo al 3%. Si noti che nel corso del 2009 l’inflazione CPI ‘headline’ ha temporaneamente raggiunto un livello più basso rispetto alla misurazione costante della tassa, a seguito del taglio dell’IVA a gennaio 2009, mentre negli ultimi due anni l’inflazione CPI ‘headline’ è stato temporaneamente alto.

Un altro elemento da considerare riguarda il comportamento che adotterà la Bank of England: se l’inflazione continuasse a salire nel corso di quest’anno (e se inaspettatamente non dovesse scendere l’anno prossimo) la Bank of England alzerà davvero i tassi? Il mercato sembra pensare che sia così, poiché stima due rialzi dello 0,25% nel Regno Unito entro questo periodo l’anno prossimo, con il primo rialzo a novembre.
Tuttavia il grafico mostra in modo evidente quanto il mercato abbia sbagliato le previsioni sui tassi d’interesse nel Regno Unito. Ciascuna linea formata da punti mostra le aspettative del mercato relativamente al futuro corso del tasso base della Bank of England a ogni report trimestrale sull’inflazione a partire dall’agosto 2009. In quel momento, il mercato stimava un tasso ufficiale di sconto della Bank of England del 3.25% per maggio 2011. Al contrario, il tasso ufficiale di sconto è rimasto fermo al 0.5%. Questo è ancora più sorprendente se consideriamo che l’inflazione nel Regno Unito ha costantemente superato le aspettative in occasione degli annunci (ufficiali), quindi se l’inflazione è il driver principale del tasso ufficiale di sconto, ci saremmo aspettati che il mercato sottostimasse il tasso ufficiale di sconto in quel periodo.

Per quale motivo il mercato ha sbagliato così tanto? La risposta è interamente legata alla crescita: gli investitori hanno posto troppa enfasi sull’inflazione nelle loro previsioni sul tasso ufficiale di sconto.
L’economia britannica non è più forte di quanto lo fosse sei mesi fa. Il consumo è statico. Con consumatori, mercato immobiliare e settore bancario così vulnerabili, non si può rischiare con tassi più alti. Tenendo presente questo punto, è utile rileggere con un nuovo sguardo la seconda parte del paragrafo di apertura del report trimestrale sull’inflazione della Bank of England:
“Per mantenere la stabilità dei prezzi, il Governo ha dato al Monetary Policy Committee della Banca un target del 2% per il tasso d’inflazione annuale del Consumer Prices Index. In conseguenza, si richiede all’MPC di sostenere gli obiettivi del Governo per mantenere forti e stabili la crescita e l’occupazione.”
Fonte: BONDWorld – M&G Investments
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