Euro e dollaro deboli in settimana, ognuno alle prese con le proprie difficoltà. Si avvantaggiano le valute difensive quali franco svizzero e yen giapponese, ma anche la Sterlina, che non risente particolarmente delle deboli prospettive congiunturali…….
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Un accordo tra Obama e i Repubblicani aprirebbe le porte ad un recupero per la divisa USA, che potrebbe approfittare della crisi debitoria UE per riportarsi al di sotto di 1,4000.
USD – Il dollaro si è portato in settimana su nuovi mini di periodo contro lo yen, scivolando fino a quota 78,45, e ha perso qualche posizione anche contro la sterlina, avvicinandosi a 1,6200. La divisa USA è penalizzata dalle aspettative di nuovi stimoli monetari nei prossimi mesi, un’eventualità manifestata dal presidente Bernanke davanti al Congresso, e giustificata dai rischi di un rallentamento economico (che comunque non è ancora fattorizzato dai forecast Fed), con potenziali pressioni ribassiste sui prezzi. Il lancio del Q3 è un’ipotesi da valutare attentamente, ma non rappresenta un baseline scenario, e lo stesso Bernanke ha successivamente questionato la sua efficacia attuale, essendo i problemi di oggi diversi da quelli vigenti al momento del lancio dei piani di QE. L’incertezza sul quadro macro è comunque in aumento, e si somma alle tensioni politiche, con la questione del limite al debito federale ancora irrisolta nonostante si avvicini la data chiave del 2 agosto, quando si supererà il tetto massimo. Le conseguenze di un tale evento sono difficilmente stimabili in questa fase, ma appare plausibile un congelamento nei pagamenti governativi, che comporterebbe conseguenze negative per i consumi e, a cascata, per la Domanda Aggregata. Le trattative tra Obama e i repubblicani non sembrano portare ad una soluzione rapida, e i moniti di Moody’s e S&P – che in settimana hanno messo sotto osservazione il rating statunitense in vista di un possibile downgrade – riecheggiano ancora sui mercati. Non sorprende quindi come nel breve la divisa USA rimanga complessivamente debole: il cambio effettivo nominale si è svalutato di circa 1 punto dalla chiusura di lunedì, con il Dollar Index che ha toccato quota 74,69 prima di recuperare qualche posizione, rimanendo comunque distante dal picco infrasettimanale di 76,72.
EUR – Il bilancio settimanale per l’euro è pesante, nonostante il recupero delle ultime sedute, che comunque non è stato sufficiente a compensare il crollo di lunedì e martedì. In realtà la divisa europea ha beneficiato solo in parte della debolezza idiosincratica del dollaro, mentre ha evidenziato forti perdite contro franco svizzero e commodity currencies. Relativamente alla divisa elvetica, giovedì sono stati aggiornati i minimi storici a quota 1,1496; il trend sembra inarrestabile, e appaiono veramente lontani i tempi in cui la Banca centrale svizzera si impegnava a mantenere il cambio sopra il livello di 1,5000 (fine 2009). Per quanto riguarda l’euro/dollaro, il nuovo range operativo di breve è 1,4065-1,4340.
GBP – La sterlina ha vissuto una settimana positiva, nonostante un newsflow macro non favorevole. L’apprezzamento più marcato è stato quello messo a segno contro dollaro, con il raggiungimento di un massimo da tre settimane a quota 1,6192 un livello più basso della media mobile a 100 sedute, che transita per 1,6246 e che adesso rappresenta una valida resistenza di breve. Le aspettative del mercato sono per un mantenimento dello status quo da parte della Bank of England fino alla seconda metà del 2012, nonostante un tasso di inflazione persistentemente superiore al target. In realtà, le pressioni sui prezzi hanno dato segnali importanti di rientro, e una componente non trascurabile dell’inflazione deriva da elementi transitori come l’aumento delle imposte indirette e l’incremento nei prezzi dei prodotti importati, due elementi non modulabili dalla politica monetaria.
JPY – Lo yen rimane complessivamente forte, in particolare contro le major currencies, e questo rappresenta un motivo di forte preoccupazione per il governo e la Banca centrale. Al momento la strategia seguita dalle autorità è quella di paventare un intervento, utilizzando la retorica già nota in passato con un wording aggressivo ma complessivamente poco credibile, tanto che il mercato non sembra crederci. Una parte del rialzo è comunque legata alla ripresa della risk aversion sul mercato, che tende a sostenere la divisa nipponica, se vogliamo anche in maniera contro-intuitiva, e che dovrebbe rientrare una volta che le tensioni sui mercati venissero placate. Quello che è certo comunque è che in settimana le posizioni rialziste sulla divisa si sono portate su nuovi massimi di periodo: la speculazione gioca a favore dello yen.
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