Lombard Odier : Uno degli effetti della crisi di Covid potrebbe essere il passo decisivo verso una maggiore integrazione tra i paesi dell’Unione Europea, dal momento che gli Stati membri stanno investendo nel rinnovamento delle infrastrutture.
a cura di Stéphane Monier, Chief Investment Officer di Banca Lombard Odier
Principali evidenze:
- Gli Stati membri dell’UE hanno iniziato a comunicare i piani previsti dall’accordo “Next Gen” da 750 miliardi di euro
- Il pacchetto di aiuti e investimenti post-pandemia si concentra sul cambiamento climatico e sulle infrastrutture digitali
- Le quattro maggiori economie dell’UE – Germania, Francia, Italia e Spagna – rappresentano quasi la metà del budget.
- L’accordo include la mutualizzazione del debito, un passo significativo verso la cooperazione fiscale dell’UE che migliora le prospettive dell’euro.
Lo shock innescato dalla pandemia ha dato vita a una svolta storica alla collaborazione fiscale europea tramite un meccanismo di emissione di debito a bassi interessi, detto anche mutualizzazione del debito, che migliora la solvibilità degli Stati e elimina alcuni dei rischi per l’euro.
La crisi di Covid ha inizialmente colpito duramente l’UE. A marzo 2020, quando la pandemia ha iniziato a propagarsi nel vecchio continente, l’Italia è stato il primo Stato europeo ad esserne maggiormente esposto, costretto a implementare per primo le misure di lockdown per fronteggiare la carenza di attrezzature mediche, accettando forniture dalla Russia, perché gli Stati confinanti avevano dato priorità all’utilizzo di queste risorse sul territorio nazionale. La mancanza di sostegno tra i paesi europei ha alimentato le critiche sulla capacità e sulla volontà dell’Unione stessa di voler agire congiuntamente durante una crisi.
Le critiche alla mancanza di azione coordinata si sono però attenuate quando, il 21 luglio dello scorso anno, l’UE ha messo a punto il Next Generation EU, un accordo che stanzia 750 miliardi di euro per far fronte alla crisi di Covid-19 e alle sfide della transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio. Prevede 360 miliardi di euro di prestiti, 312,5 miliardi di euro di sovvenzioni e altri 77,5 miliardi di euro a supporto di altri programmi e fondi. Le sovvenzioni distribuite agli Stati membri sono soggette ad alcune condizioni: non meno del 37% deve essere destinato a questioni legate al cambiamento climatico e il 20% alle digitalizzazione delle infrastrutture.
Il cambiamento maggiore fissato dall’accordo riguarda i prestiti e coinvolge gli investimenti dell’Unione Europea: la Commissione Europea può emettere debito a interessi bassi per conto dei 27 Stati membri, con il supporto della Banca Centrale Europea.
Sul lungo periodo, questa nuova dinamica cambia la funzione finanziaria della Commissione Europea, offrendo ai governi come quello italiano l’accesso a tassi di prestito più bassi. Prima della pandemia, si pensava fosse impossibile mutualizzare il debito attraverso obbligazioni emesse dalla Commissione Europea. Da luglio 2020, ovvero quando è stato sviluppato il Next Generation EU, anche lo spread tra i titoli di stato italiani a 10 anni e i bund tedeschi ha rispecchiato l’ottimismo nei confronti dell’accordo, riducendosi di 45 punti base all’1,2%.
Questo accordo stipulato per far fronte alla pandemia di Covid ha creato un precedente ma un eventuale successivo utilizzo del meccanismo di prestiti e sovvenzioni dipende solamente da come verranno allocati questi fondi.
Confronto internazionale
Si stima che il budget stanziato ammonti al 5% del prodotto interno lordo complessivo dell’UE. Con l’accelerazione dei programmi nazionali di vaccinazione nell’intera area europea, riteniamo che le prospettive di espansione economica siano aumentate, in linea con il nostro outlook per la crescita del PIL dell’Eurozona per il 2021 che abbiamo rivisto al rialzo, passando dal 4,3% al 4,6%.
Cina, Regno Unito e Svizzera stanno tutti investendo una quota simile del PIL nelle rispettive riprese (grafico). A prima vista, lo stimolo dell’UE è inferiore ai tre pacchetti di stimolo statunitensi annunciati quest’anno, per un totale di 4.000 miliardi di dollari da destinare a infrastrutture, healthcare e welfare. Il confronto però non tiene conto del fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di investimenti in infrastrutture pubbliche e ammortizzatori sociali molto più elevati rispetto all’UE e nemmeno degli stabilizzatori automatici di bilancio dell’UE, che equilibrano le tasse e i benefit disponibili attraverso i cicli economici.
Infine, il budget comune europeo esclude gli investimenti nazionali per far fronte alle sfide del cambiamento climatico. Ad ogni modo, il pacchetto di stimoli dell’UE non sembra abbastanza ambizioso per rispettare gli impegni dei Paesi membri di ridurre del 55% le emissioni di carbonio entro il 2030, e raggiungere il target di emissioni nette pari a zero entro il 2050.
I quattro grandi budget
Ad aprile, gli Stati membri hanno iniziato a presentare le loro priorità di spesa alla Commissione Europea. Complessivamente, i quattro maggiori membri dell’UE – Germania, Francia, Italia e Spagna – rappresenteranno circa il 45%, o più di 342 miliardi di euro del budget totale. Le risorse dovrebbero iniziare ad essere allocate già a metà 2021.
La spesa prevista per l’Italia è la più ingente. Per un totale di 205 miliardi di euro, esclusi altri 30,6 miliardi di euro di finanziamenti nazionali, l’Italia è l’unico dei quattro Stati membri che prevede di utilizzare immediatamente il prestito. L’economia dell’Italia, ovvero lo stato dell’UE più colpito dal Covid, ha registrato un calo del PIL di quasi il 9% nel 2020, rispetto a una contrazione del 6,2% nell’intera UE. Il paese ha registrato oltre 123.000 morti, il più alto tasso di mortalità a causa del Covid nella regione dopo il Regno Unito.
A febbraio l’Italia ha nominato l’ex presidente della BCE Mario Draghi come Presidente del Consiglio a capo di un esecutivo tecnico con il doppio mandato di supervisionare il programma di vaccinazione del Paese e la distribuzione delle risorse del fondo “Next Generation”. Il governo ha stimato investimenti pari a 261,1 miliardi di euro o l’equivalente del 15,1% del PIL attuale dell’Italia. Questo, secondo l’esecutivo, si tradurrà in un incremento del PIL del 3,6% in un orizzonte di cinque anni. In totale, gli investimenti e le spese per la ripresa durante la crisi potrebbero aumentare il debito pubblico fino al 160% del PIL, secondo le stime.
Il piano di investimenti di Draghi sottolinea il distacco dell’economia italiana e gli altri paesi europei. Nei due decenni precedenti al 2019, il PIL italiano è cresciuto solo del 7,9%, rispetto al 30,2% della Germania e al 32,4% della Francia. Il Paese ha anche registrato un calo della produttività, ha investito meno nelle sue infrastrutture digitali e ha registrato una minore velocità di adozione delle nuove tecnologie. Inoltre, secondo il governo, l’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici dovuti all’aumento del livello del mare, l’aumento delle temperature, alla siccità e alle frane.
Grandi ambizioni
La Spagna prevede di investire 70 miliardi di euro di sovvenzioni UE, lasciando aperta la possibilità di prendere altri 70 miliardi di euro in prestiti prima del 2026. Il piano del governo si concentra sulle energie rinnovabili e sulla mobilità su rotaie, così come sugli investimenti nella sanità e nelle telecomunicazioni. 23 miliardi di euro sono destinati a rimodernare e digitalizzare le industrie e a sostenere il turismo, mentre un altro quinto dei fondi è destinato all’agricoltura e allo spopolamento delle aree rurali.
Anche il piano “Next Gen” della Francia, del valore di circa 40 miliardi di euro, è concepito per integrarsi in un insieme più ampio di riforme. Il governo prevede di utilizzare la metà delle sovvenzioni dell’UE per progetti legati al clima, tra cui l’idrogeno green, la riduzione delle emissioni di carbonio, il miglioramento della rete energetica, la modernizzazione del sistema ferroviario e la spesa per formazione digitale, ricerca e sanità. Il governo francese punta a migliorare la crescita economica anche attraverso misure per accelerare le riforme del mercato del lavoro e dei sussidi di disoccupazione, delle pensioni e della politica abitativa
La Germania investirà il 40% dei suoi 28 miliardi di euro sulla politica climatica e sulla spesa per la transizione energetica, comprese le infrastrutture a idrogeno.
Gran parte di questi investimenti per le infrastrutture green riguarda le auto elettriche, oltre che il network per la ricarica, gli autobus e le ferrovie, mentre 15 miliardi di euro sono destinati a rafforzare le infrastrutture digitali, molto deboli secondo una serie di studi, tra cui quello dell’OCSE, e l’istruzione digitale.
Emergenza politica
Oltre all’urgenza relativa all’allocation degli investimenti, assisteremo a un cambiamento delle le priorità politiche nei prossimi 12 mesi in Germania e Francia, che hanno fissato l’agenda dell’UE negli ultimi anni. In Germania, il successore del cancelliere Angela Merkel sarà eletto a settembre. Armin Laschet è diventato capo dell’Unione cristiano-democratica a gennaio 2021, ed è il candidato del partito per ricoprire l’incarico di cancelliere. Il rischio non riguarda il successore, dal momento che ci aspettiamo una certa continuità politica, ma piuttosto chi assumerà la leadership europea. Senza il sostegno del cancelliere Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron potrebbe avere difficoltà a guidare l’agenda dell’Unione.
Inoltre, tra un anno, Macron si presenterà alle elezioni per un secondo mandato di cinque anni. Il suo programma per la ripresa economica post-Covid è già oggetto di discussione. Le elezioni regionali in Francia del mese prossimo daranno un’indicazione se nel 2022 l’attuale presidente dovrà affrontare una maggiore minaccia da parte di Marine Le Pen dell’estrema destra rispetto a cinque anni fa. Tutto questo può distogliere l’attenzione da altre questioni a livello europeo.
L’adozione del piano “Next Gen” è stata in gran parte promossa dal cancelliere Merkel e Macron, e i loro ministri delle finanze hanno illustrato i loro piani nazionali in una conferenza stampa congiunta il 27 aprile.
Qualsiasi evoluzione in questa partnership politica può creare incertezza per i progetti futuri, comprese le riforme fiscali, le relazioni con la Cina e l’amministrazione Biden, e le tensioni con la Turchia.
La svolta dell’euro
Il piano Next Generation segna anche un punto di svolta per l’euro. I rischi di una disgregazione della zona euro hanno tormentato la moneta unica negli ultimi dieci anni. L’accordo di luglio 2020 sull’emissione congiunta di debito ha effettivamente messo delle basi per il tasso di cambio euro/dollaro, rimuovendo gran parte di questo rischio di disgregazione dell’UE, aumentando il merito creditizio di alcuni stati membri. Se attuati in modo efficace, l’impatto di questi investimenti può anche fungere da catalizzatore per future performance al rialzo in ambito valutario, man mano che la regione attira un maggior numero di portafogli e di flussi di investimenti esteri. Un’implementazione di successo rafforzerebbe anche una più profonda mutualizzazione del debito nell’UE e, nel lungo periodo, implicherebbe probabilmente un livello di equilibrio più alto per il tasso di cambio.
Continuiamo a credere che le azioni europee, soprattutto nei settori energetico e finanziario, offrano opportunità in scia con il consolidarsi della ripresa economica.
Fonte: BondWorld.it
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