Questa settimana Spagna e Belgio hanno ratificato le modifiche all’EFSF, ma il voto Parlamentare è stato rimandato in Olanda e Austria. Germania, Finlandia e altri paesi votano a ridosso di fine mese. Nel frattempo, è la BCE che continua a sostenere il sistema tramite il programma di acquisto titoli…..
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e l’annuncio di operazioni trimestrali in dollari, di concerto con la BoE, SNB e la BoJ. USA: Let’s twist again… La riunione del FOMC si dovrebbe concludere con l’annuncio di un programma per allungare la durata del portafoglio titoli, senza modificarne l’ammontare, con l’obiettivo di abbassare il tratto lungo della curva.
Questa settimana, la BCE si è mossa ancora a sostegno della stabilità finanziaria dell’Eurosistema: per far fronte alle difficoltà di finanziamento in euro delle banche europee, la BCE ha annunciato tre operazioni trimestrali in dollari che saranno condotte di concerto con Banca d’Inghilterra, Banca del Giappone e Banca Nazionale Svizzera il 12/10 il 9/11 e il 7/12, per prevenire tensioni sulla chiusura d’anno.
La BCE andrà avanti con il programma di acquisti di titoli governativi europei per contenere le tensioni sugli spread. In linea di principio la BCE potrebbe sospendere l’acquisto di titoli nel momento in cui le modifiche all’EFSF saranno ratificate e implementate. In realtà, rimane ancora un elevato grado di’incertezza sugli sviluppi istituzionali propedeutici a una soluzione alla crisi del debito nell’area euro. Dopo la Francia, questa settimana la Spagna e il Belgio hanno votato a favore, mentre Olanda e Austria hanno invece rinviato la ratifica. Germania, Finlandia e altri paesi si pronunceranno a ridosso di fine mese e non è escluso che si possa verificare qualche slittamento in connessione alla diatriba sulle garanzie. Come dovrebbe essere chiaro dalle dichiarazioni di ministri, capi di governo e commissari europei, è invece disinnescato il rischio di congelamento della 6a tranche del prestito alla Grecia.
Nella riunione di settembre del FOMC si discuterà dell’adozione di nuove misure di stimolo monetario. La previsione, supportata dalla comunicazione recente dei membri del FOMC, è che venga adottato un programma per allungare la durata del portafoglio, attraverso la vendita di titoli sul tratto breve (0-3 anni) e il contestuale acquisto di Treasuries sui tratti intermedio e lungo della curva. L’”operazione Twist” ha un precedente storico nel 1961 quando la Fed, d’accordo con il Tesoro, attuò interventi mirati ad appiattire la curva dei rendimenti attraverso una riduzione sul tratto lungo a fronte di tassi a breve invariati. L’effetto dell’operazione è stato stimato dalla Fed in una riduzione dei rendimenti a lungo termine di circa 15pb, analogo a quello teoricamente associato a un taglio inatteso dei fed funds di 100 pb (stime Gurkaynak et al.). La dimensione dell’operazione era di 8,8 mld di dollari, pari all’1,7% del PIL e al 4,6% del debito del Tesoro.
In parte l’effetto dell’operazione venne ridimensionato a due mesi dall’introduzione del programma da una svolta del Tesoro, che a sorpresa aumentò le emissioni sul tratto lungo della curva, determinando un rialzo dei rendimenti. Al 7 settembre 2011, il portafoglio titoli della Fed è pari a 2,65 tln di dollari, di cui 1,65 tln (pari al 16% del debito federale detenuto dal pubblico) in Treasuries. La composizione per scadenza mostra 163,5 mld di titoli con scadenza 0-1 anno, 715,2 mld con scadenza 1-5 anni, 579,7 mld con scadenza 5-10 anni e 197,2 mld sul tratto 10-30 anni. I titoli del tratto 0- 3 anni, ancorato dall’annuncio di fed funds fermi fino almeno a metà 2013, sono pari a circa 500 mld di dollari; questo rappresenta il 5% circa del debito negoziabile, poco meno della dimensione complessiva dell’Operation Twist del 1961 (OT1).
Ipotizzando un annuncio di vendita di circa 300 mld, il programma rappresenterebbe circa il 3% del debito federale (2/3 di OT1). Se il Tesoro non modificherà la propria strategia di gestione del debito dopo l’annuncio della Fed allungando le scadenze delle nuove emissioni, l’esperienza del passato suggerirebbe un effetto di riduzione dei rendimenti sul tratto lungo di circa 10pb, equivalente in linea teorica a una riduzione dei fed funds di circa 67pb. La decisione di varare un’eventuale Operation Twist 2 lascerebbe il FOMC spaccato come ad agosto, con tre dissensi espliciti. Il programma potrebbe essere spalmato su 1-2 trimestri, in attesa di valutare l’evoluzione dello scenario macroeconomico e di politica fiscale.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).
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