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Federated Hermes: l’inflazione USA non ha ancora raggiunto il picco

Federated Hermes: L’inflazione USA è aumentata ulteriormente a gennaio ed il dato di oggi ha sorpreso al rialzo attestandosi al 7,5%, nuovo massimo fin dalla metà del 1982.

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A cura di Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes


Anche l’inflazione core (la valutazione che esclude dal computo cibo ed energia) è aumentata dal 5,5% al 6%, anche questo un massimo da addiruttura 40 anni. I beni di base hanno continuato a registrare i maggiori rialzi (in aumento dell’1% su base mensile e dell’11,7% su base annua), rispecchiando probabilmente l’impatto dei vincoli di fornitura su scala globale ed una modifica sulla scia della pandemia nei modelli di consumo dai servizi ai beni. Tuttavia, la maggior parte delle voci (comprese le componenti degli affitti e degli OER, fortemente ponderate) ha registrato aumenti superiori al trend, suggerendo come l’inflazione sia diventata più pervasiva.

Guardando avanti è probabile l’inflazione USA raggiunga il picco a febbraio per poi iniziare una graduale discesa a marzo-aprile. Gli effetti di base, la stabilizzazione dei prezzi dell’energia e, soprattutto, un allentamento dei vincoli dell’offerta globale ed il miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro, dovrebbero contribuire a far scendere l’inflazione più rapidamente nel secondo semestre. Detto ciò, c’è ancora molta incertezza sulle prospettive. Più a lungo l’inflazione rimarrà su livelli elevati, maggiore è il rischio che si radichi, attraverso le aspettative e le dinamiche salariali. In effetti, le aspettative d’inflazione a lungo termine sono già salite (anche se non sembrano essersi disancorate) e l’inflazione salariale è aumentata nel corso degli ultimi due trimestri nel contesto di un mercato del lavoro rigido.

Il dato di oggi mette ulteriore pressione sulla Fed per un restringimento aggressivo nel prossimo meeting di marzo. Il nostro scenario di base prevede ancora un aumento dei tassi di 25 punti base, ma non escludiamo un intervento più ampio (50 punti base), se la Fed vorrà dare un segnale più forte. Detto questo, l’incertezza è elevata e i rischi che circondano le prospettive sono eterogenei, considerazione che giustificherebbe un approccio graduale. In particolare, non mancano le ragioni di cautela rispetto alle prospettive sui consumi, alla luce del doppio effetto della stretta fiscale e della compressione dell’inflazione sui redditi reali. Mentre l’inflazione salariale è aumentata negli ultimi trimestri, è stata pur sempre superata dall’inflazione dei prezzi al consumo, aspetto che implica come i consumatori siano in condizioni peggiori in termini reali rispetto a prima della crisi.

Fonte: BondWorld.it


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