Il Punto (sulla crisi)

Notizie positive sono giunte nell’ultima settimana dallo sblocco dell’impasse sulla Grecia e dall’approvazione dell’EFSF2 in tutti i Paesi dell’area euro. Sui “nodi” cruciali (utilizzo a leva del fondo, ricapitalizzazione del sistema bancario) crescono i consensi, ma per ora nulla di concreto è emerso (le attese sono per il Consiglio Europeo del 23 ottobre e per il G-20 di inizio novembre)…..


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Nell’ultima settimana si sono avuti due sviluppi positivi circa la crisi del debito europeo:

1) Lo sblocco blocco dell’impasse sulla Grecia:
a) la quinta review della Troika (l’equipe di esperti FMI-UE-BCE) si è conclusa con un comunicato1 in cui, pur riconoscendo che la recessione sarà più profonda del previsto e ulteriori misure fiscali potranno essere necessarie nel 2013-14, nonché i ritardi nei processi di privatizzazione, si dà un sostanziale via libera al pagamento della tranche da 8 miliardi di aiuti FMI-UE, che dovrebbe avvenire a inizio novembre (è necessaria l’approvazione da parte del Consiglio Europeo e del Comitato Esecutivo del FMI).

b) Sta crescendo un consenso in merito alla revisione dei termini del tanto dibattuto “PSI” (Private Sector Involvement, il programma di concambio di titoli con il settore privato). In base ad alcune dichiarazioni di membri della Commissione gli haircut proposti sarebbero dell’ordine del 30-50% (rispetto al 21% contenuto nella proposta IIF); peraltro, haircut di
quella entità potrebbero configurarsi come credit event e far scattare i CDS (ma non sembra esserci alternativa a questo punto). Juncker ha ammesso che sono in corso consultazioni con l’IIF in modo da arrivare ad una proposta agli appuntamenti di Eurogruppo e Consiglio Europeo del 21-23 ottobre.

2) La conclusione della tornata di “ratifiche” nazionali delle modifiche al fondo EFSF decise al Consiglio Europeo del 21 luglio: l’unico Paese in cui si è avuto un “finale da thriller” è stato la Slovacchia dove, avendo messo la fiducia sul voto, il Governo è caduto, ma le modifiche al fondo sono state successivamente approvate grazie all’appoggio del maggior partito di opposizione (che in cambio ha ottenuto la fissazione di una data per le elezioni anticipate, che dovrebbero tenersi il 10 marzo 2012).
Questi sviluppi, certamente positivi, erano però oramai abbastanza attesi e possono essere considerati come condizione necessaria, ma non sufficiente, a far cessare stabilmente le tensioni di mercato.
I “nodi cruciali” che potrebbero a nostro avviso rappresentare un vero punto di svolta nella crisi del debito sono: a) il potenziamento ”a leva” del fondo EFSF; b) la ricapitalizzazione delle banche. Su questi due punti sta crescendo un consenso, ma per ora ci sono solo vaghe dichiarazioni di intenti. Infatti:

1) potenziamento del fondo EFSF: nel documento “Una tabella di marcia per la stabilità e la crescita”2, la Commissione propone di:
a) “massimizzare l’uso dell’EFSF, senza aumentare le garanzie” fornite dagli Stati (non viene però mai usata la parola “leva”);
b) aumentare la “flessibilità ed efficacia” del fondo, consentendogli esplicitamente la possibilità di acquistare titoli di Stato (sia pure in circostanze riconosciute “eccezionali”) sul mercato (non solo secondario ma anche) primario;
c) accelerare la preparazione tecnica e le procedure di ratifica in modo da far sì che il nuovo ESM sia operativo (anziché dal 1° luglio 2013) già indicativamente a metà 2012.

Una modalità “operativa” per utilizzare l’EFSF “a leva” consisterebbe nella possibilità per l’EFSF di usare i 440 miliardi di “lending capacity” o i 725 miliardi di garanzie per garantire a sua volta una certa percentuale di perdite potenziali sulle nuove emissioni di titoli di Stato dei Paesi periferici: se la percentuale fosse del 25% sui titoli italiani e spagnoli e del 50% su titoli greci, irlandesi e portoghesi, 440 miliardi sarebbero sufficienti a “coprire” la raccolta di tutti questi Paesi sino al 2014 (circa 1.800 miliardi).
Sono circolate anche voci di possibile trasformazione dell’EFSF in una banca. La possibilità in questo caso che l’EFSF riceva liquidità dalla facility BCE ci sembra comunque improbabile in quanto esclusa da diversi membri del Consiglio, ideologicamente contrario a una commistione tra un fondo “gestito” dai Governi e una banca centrale indipendente.

2) Ricapitalizzazione delle banche. In merito segnaliamo crescenti consensi:
– l’accordo di massima per la ricapitalizzazione emerso dal vertice Merkel-Sarkozy del 9 ottobre. Il punto però è che la Germania vorrebbe che la ripatrimonializzazione fosse fatta prevalentemente con fondi nazionali, la Francia utilizzando l’EFSF;
– la proposta dell’EBA (che sarebbe stata inviata ai ministri delle Finanze, in attesa dell’update agli stress test di luglio i cui risultati dovrebbero essere disponibili prima del summit europeo del 23 ottobre), che poggerebbe su due punti: a) ricapitalizzazione con obiettivo “Core Tier I” al 7% o più probabilmente al 9% (gli stress test estivi imponevano come
requisito minimo un 5%), il che implicherebbe esigenze di ricapitalizzazione tra i 200 e i 300 miliardi a seconda del requisito scelto; b) adozione di garanzie pubbliche (non europee ma da parte degli Stati membri) accessibili a tutte le banche, al fine di facilitare il rifinanziamento a medio e lungo termine sul mercato a costi più attraenti rispetto a quelli
attuali;
– anche su questo tema la Commissione ha incluso nel documento testé citato solo dichiarazioni molto generiche, chiedendo in tal senso uno “sforzo coordinato” da parte degli Stati, dell’EBA e della BCE assieme alla Commissione stessa. Il capitale dovrebbe essere aumentato usando fonti private, solo se necessario i Governi dovrebbero fornire supporto pubblico; come ultima risorsa potrebbe essere usato l’EFSF.

In sintesi, questi due temi (il potenziamento del fondo e la ricapitalizzazione delle banche) vanno affrontati a nostro avviso congiuntamente (è vero che le banche soffrono dell’aumento del rischio sul debito sovrano, dunque la crisi bancaria rappresenta un sintomo e non la causa del “male”, ma sostenere le banche dei Paesi in difficoltà rende più agevole la copertura delle aste di titoli di Stato e attenua gli effetti della crisi sul circuito del credito e dunque sul ciclo). Nel caso in cui su entrambi i temi fosse trovata una risposta condivisa in sede europea “efficace” e in tempi rapidi, ciò potrebbe rappresentare un punto di svolta nella crisi, e rendere durevole il recupero di fiducia sui mercati visto sinora ad ottobre. Le autorità europee sembrano avere capito l’importanza di muoversi in tempi brevi: è auspicabile che una proposta condivisa su questi temi venga discussa al Consiglio del 23 ottobre (preceduto dall’Ecofin), in vista del G-20 di Cannes del 3-4 novembre.

Il G-20 potrebbe essere la sede appropriata per una decisione definitiva visto che sarebbe in discussione anche la proposta di un aumento del contributo del FMI per risolvere la crisi europea. Si parla di possibili prestiti precauzionali a Spagna e Italia. Aperture in tal senso sono giunte sia da Lagarde, che da Borges. Come nell’aprile del 2009, le risorse aggiuntive potrebbero venire da prestiti bilaterali o dall’acquisto di quote da parte di alcuni Paesi (BRIC in primis) più che da un aumento delle risorse permanenti del FMI. Una soluzione in discussione potrebbe prevedere la creazione di un veicolo speciale.

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1 http://www.imf.org/external/np/sec/pr/2011/pr11359.htm
2 http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/11/1180&format=HTML&aged=0&language
=EN&guiLanguage=en


3 R. Ilg, How long before the unemployed find jobs or quit looking? Issues in Labor Statistics, Bureau of Labor Statistics, maggio 2011.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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