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Intesa Sanpaolo : Liquidità euro, verso la grande discesa

Intesa Sanpaolo – La BCE ha adottato una strategia di riduzione delle misure straordinarie di allentamento sul collaterale introdotte nell’aprile 2020 in tre tappe fino a marzo 2024.

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A cura di Chiara Manenti Fixed Income Strategist Intesa Sanpaolo


Analizziamo i fattori per cui a nostro avviso questa decisione della BCE non rappresenterà nel breve termine un serio pericolo per la stabilità dei tassi di mercato monetario.

La BCE ha adottato una strategia di riduzione delle misure straordinarie di allentamento sul collaterale introdotte nell’aprile 2020 in tre tappe fino a marzo 2024 che prevede:

– a partire dall’8 luglio 2022

1) la riduzione dell’haircut del 20% sarà dimezzata al 10%;

2) non saranno più consegnabili le attività quotate che dopo aprile 2020 avevano perso il merito di credito minimo;

3) verrà reintrodotto il limite nell’aggregato di garanzie di un ente creditizio per quanto riguarda gli strumenti di debito non garantiti emessi da un altro gruppo bancario dal 10% al 2,5%, come prima dell’aprile 2020;

4) saranno reintrodotti alcuni requisiti tecnici per l’ammissibilità dei prestiti bancari aggiuntivi (additional credit claims, ACC);

– a giugno 2023 verranno annunciati nuovi haircut e sarà eliminata la riduzione del 10%.

– a marzo 2024 saranno rivisti i requisiti di ammissibilità degli ACC, sebbene le banche centrali nazionali abbiano la facoltà di terminare anticipatamente il regime favorevole.

Inoltre, le banche centrali nazionali potranno accettare come garanzia i titoli governativi greci, che non soddisfano i requisiti minimi di qualità creditizia dell’Eurosistema, ma soddisfano tutti gli altri criteri di idoneità applicabili, almeno fino a quando continueranno i reinvestimenti in GBB nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) ovvero fino a dicembre 2024 in base a quanto annunciato a fine anno.

L’impatto sulla disponibilità di garanzie dell’introduzione del regime agevolato ad inizio 2020 è stato rilevante. Secondo una stima fornita dalla stessa BCE la riduzione degli scarti di garanzia generava una maggiore disponibilità di collaterale di circa 140 miliardi di euro, a cui si aggiungevano circa 160 miliardi di euro derivanti dall’aumento del limite di concentrazione sui titoli bancari non garantiti. Una delle motivazioni dell’aumento del limite di concentrazione era stata quella di mitigare lo stress sui tassi di mercato monetario nelle prime settimane della crisi COVID-19: il limite di concentrazione più elevato ha infatti incentivato le banche ad acquistare il debito a breve termine di altre banche, inclusa la carta commerciale, consentendo loro di assorbire i deflussi dai fondi del mercato monetario, come osservato durante.

Durante la fase pandemica, le garanzie non marketable stanziate sono infatti quasi triplicate da inizio 2020, grazie essenzialmente alla disponibilità delle garanzie statali sui prestiti bancari: i prestiti bancari stanziati in BCE sono aumentati di 447 miliardi nel 2020 e di 92 mld nel 2021, per un totale di ben 540 miliardi, rispetto ad un aumento di 340 miliardi dei covered bond stanziati e di 254 miliardi di euro di governativi stanziati. A dicembre 2021, il monte garanzie stanziato in BCE, che ammontava a 2,838 miliardi di euro, era rappresentato per oltre il 32% da prestiti bancari, per il 25% da covered bond e per il 18% da titoli governativi.

La decisione della BCE di dare avvio alla normalizzazione delle regole sul collaterale non rappresenterà a nostro avviso un serio pericolo per la stabilità dei tassi di mercato monetario per tre ordini di ragioni:

a) prima di tutto la gradualità dell’aggiustamento così come annunciata dovrebbe permettere alle banche di adattare le loro strategie di funding senza creare eccessiva volatilità sulle diverse categorie di attività. Il settore di mercato maggiormente esposto a rischi è quello dei prestiti bancari, ma il lasso temporale di due anni per la transizione finale ad un regime definitivo dovrebbe consentire di valutare le necessità del mercato non solo da parte della BCE ma anche e soprattutto da parte delle banche centrali nazionali, che hanno la facoltà di terminare parzialmente il regime straordinario sugli ACC.

b) Le riserve in eccesso sono comunque destinate a ridursi nel corso dei prossimi due anni per effetto dei rimborsi e/o rimborsi anticipati delle TLTRO III e successivamente anche per una riduzione del portafoglio titoli dell’Eurosistema. Per quanto riguarda TLTRO III, secondo la Survey of Monetary Analyst della BCE, le attese sono per una riduzione dello stock di TLTRO pari a 1 trilione di euro quest’anno (di cui 560 miliardi il prossimo giugno), 743 miliardi nel 2023 e 290 miliardi nel 2024. Indicazioni sull’intenzione delle banche di ridurre il riscorso in BCE emergevano già anche dalla survey sulle intenzioni di finanziamento del sistema bancario EBA di settembre 2021, da cui si rileva che “A dicembre 2020, i finanziamenti del settore pubblico hanno contribuito per quasi il 7% al finanziamento totale delle banche. Secondo le previsioni delle banche, questa quota è destinata a scendere a circa il 2,5% entro il 2023. Anche se le banche prevedono di aumentare i volumi di emissione di debito nei prossimi tre anni, l’aumento previsto non sarebbe sufficiente a sostituire interamente il grande volume di OMRLT in scadenza nel 2023.” Sulla base del campione su cui si basa la survey EBA, la riduzione attesa del funding in BCE sarebbe del 70% entro il 2023 ovvero circa 700 miliardi di euro e ciò è coerente con l’aspettativa della SMA BCE in base a cui l’esposizione in BCE scenderebbe a circa 500 miliardi di euro a fine 2023.

Anche considerazioni di costo-opportunità spingono per la sostituzione da parte delle banche del funding in BCE con funding di mercato. Se si considera un tasso medio sull’intera durata di tre anni di ogni operazione TLTRO, anche in uno scenario di futuri rialzi dei tassi da parte della BCE per le banche che hanno ottenuto in tutto o in parte i vantaggi dei due periodi speciali di tasso (giugno 2020-21 e giugno 2021-22) esiste un carry positivo rispetto al tasso sui depositi. Se si considera invece il costo medio delle TLTRO per la parte di vita residua rispetto al costo del finanziamento su strumenti di mercato il vantaggio si azzera e su alcuni emittenti core risultano più bassi i tassi di mercato rispetto a quelli delle TLTRO. Secondo i nostri calcoli basati sulla curva ESTR OIS corrente, il tasso medio atteso da giugno 2022 in poi sulla vita residua delle TLTRO è compreso tra 0,29% (media DFR) e 0,79% (media MRO), a seconda del posizionamento di ogni banca rispetto al benchmark. Questo costo è penalizzante per i paesi core rispetto ai tassi di mercato, come per esempio quelli sui covered bond, pari a circa 0,40% per gli emittenti tedeschi e a 0,43% per gli emittenti francesi.

c) La liquidità in eccesso si manterrà comunque al di sopra del livello critico che storicamente ha generato un allargamento tra tassi di mercato e tassi ufficiali. Come dimostra anche un recente studio della BCE la relazione tra tassi di mercato e liquidità in eccesso è influenzata da campione di rilevamento: nel periodo pre QE tra il 2007 e il 2014 il livello critico della liquidità in eccesso oltre il quale si generano tensioni al rialzo sui tassi di mercato monetario si colloca introno a 400 miliardi di euro, mentre sul campione successivo questo livello critico sale a circa 1 trilione di euro. La nostra stima (grafico sotto) che utilizza il tasso ESTR sul periodo da gennaio 2014 a marzo 2022 su dati settimanali conferma che spinte al rialzo sull’ESTR rispetto al tasso sui depositi si verificano per valori di liquidità in eccesso inferiori a 1 trilione di euro, ma un livello così basso di liquidità difficilmente sarà raggiunto entro i prossimi quattro anni. La nostra previsione è che il principale fattore drenante della liquidità euro sarà fino a fine 2023 la riduzione delle TLTRO, mentre da fine 2023 in poi la BCE potrebbe iniziare a ridurre anche lo stock di titoli in portafoglio: secondo le nostre previsioni, la liquidità in eccesso potrebbe scendere nel range pre-pandemia tra 1,5-2,0 trilioni di euro a fine 20262.

Nel breve termine, l’effetto più rilevante dell’avvio della normalizzazione delle regole sul collaterale sembra quello di cancellare dallo scenario dei prossimi mesi la possibilità che siano introdotte nuove misure di rifinanziamento straordinarie, rafforzando quindi la decisione presa a dicembre dalla BCE di chiudere TLTRO III.

Fonte: BondWorld.it


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