Bussola della BCE: nuova guida, stessa linea

Non ci aspettiamo un repentino cambio di linea a Francoforte con l’insediamento di Draghi. La BCE dovrà continuare a difendere la stabilità dell’Eurozona con il programma di acquisto dei titoli di Stato, pur giustificandolo in base al …


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principio della piena separazione e alla necessità di garantire la trasmissione della politica monetaria. I rischi di una recessione a inizio 2012 sono in aumento: la BCE segnalerà probabili revisioni allo scenario macroeconomico e potrebbe preannunciare un primo taglio del refi a dicembre. La soglia minima dell’1% sarà raggiunta entro marzo 2012. La riunione dovrebbe fornire i dettagli sul nuovo programma di acquisto di covered bond.

Il dopo Trichet
La riunione di novembre vede l’insediamento del nuovo Presidente della BCE. Riteniamo che l’evento non determinerà un cambio di linea significativo, almeno nell’immediato. Le decisioni della BCE riflettono difatti le posizioni del Consiglio e non solo quelle del suo Presidente. Draghi, alla Conferenza sul Risparmio italiano tenutasi a Roma il 26 ottobre, ha indicato che la BCE è determinata a combattere la crisi e a sostenere sia il funzionamento del mercato interbancario, sia gli emittenti sovrani. Tuttavia, Draghi ha anche specificato che le misure non convenzionali in essere sono per natura temporanee. Il Presidente entrante ha ribadito che la BCE da sola non può risolvere i problemi della zona euro e che sono i Governi a dover trovare una soluzione definitiva alla crisi. Ha riguardo ha reiterato la posizione di altri Membri del Consiglio BCE sull’urgenza di rendere operativo l’EFSF II.

Il risultato dei Summit europei del 23 e del 26 ottobre ha fissato i cardini di un meccanismo di salvataggio tramite un doppio binario, ma i dettagli operativi in particolare del veicolo deputato a intervenire sui mercati primario e secondario sono ancora da definire. Le attese si sono spostate al dopo G-20. Ma se anche per la fine della settimana prossima tutti i dettagli fossero definiti, ci vorranno dei tempi tecnici per implementare il piano e rendere operativi i veicoli.

Riteniamo che nella fase di transizione, probabilmente destinata a durare qualche mese, la BCE non potrà tirarsi indietro e dovrà continuare a garantire la stabilità del sistema finanziario mediante gli attuali programmi. Nonostante l’imbarazzo interno (non solo del fronte tedesco) la BCE, quindi, non potrà fare altro che operare quasi come un prestatore di ultima istanza, giustificando gli acquisti come una misura di credit easing piuttosto che di quantitative easing perché sterilizzata e volta a garantire la trasmissione della politica monetaria. Gli acquisti di titoli saranno ancora dettati dalle condizioni di mercato. La scorsa settimana la BCE è intervenuta per 4,5 miliardi portando gli acquisti totali da inizio agosto a 95,5 miliardi e l’ammontare totale a 169,5 miliardi.

Riteniamo che la BCE proseguirà almeno allo stesso passo di qui a marzo 2012 e potrebbe quindi arrivare a detenere titoli per oltre 200 mld di euro. Si noti che a oggi gli acquisti della BCE sono pari solo all’1,8% del PIL area euro a fronte del 11,4% del PIL USA acquistato dalla FED e del 13,7% del PIL UK detenuto dalla BoE. La sterilizzazione degli acquisti non dovrebbe presentare difficoltà dal momento che il sistema è ampiamente approvvigionato con liquidità in eccesso (198 miliardi di euro). Tuttavia, questo modus operandi non è particolarmente efficiente: come esplicitamente indicato da Victor Constancio, vice presidente della BCE, il 10 ottobre scorso l’impatto sarebbe massimizzato se le risorse fossero utilizzate direttamente sul mercato primario. L’optimum sarebbero modifiche al Trattato che creino un organo europeo di gestione e controllo delle politiche fiscali e nel contempo investano direttamente la BCE del ruolo di garante ultimo della stabilità sistemica, soluzione che però è al momento categoricamente esclusa.

Nessuna misura aggiuntiva, qualche dettaglio in più sul CBPP2

Non ci aspettiamo l’introduzione di nuove misure non convenzionali dopo l’annuncio di due aste annuali (una si è tenuta ieri ed ha visto l’assegnazione di fondi per 56,9 miliardi di euro) e l’estensione del full allotment fino a luglio 2012. In futuro, se le tensioni sui mercati dovessero intensificarsi la BCE potrebbe introdurre un’asta con scadenza a 18 o 24 mesi per abbattere il costo del funding delle banche oltre l’anno e/o rivedere i requisiti sulle garanzie. Dovrebbero
invece aversi dettagli in più sul CBPP2 (Covered Bond Purchase Programme) per 40 miliardi.

Gli acquisti saranno completati entro ottobre 2012, ma non è escluso che, a differenza degli acquisti effettuati nel 2009-10, che ebbero una cadenza piuttosto regolare, la BCE possa procedere a un ritmo più veloce a seconda delle esigenze. Il Programma potrebbe aiutare il mercato dei covered bond spagnoli e francesi, dato il forte allargamento degli spread. Non è escluso che la misura possa essere di sostegno anche alle banche greche. Il precedente programma CBPP prevedeva egualmente la possibilità di intervenire sia sul primario, che sul secondario. Gli acquisti nel CBPP erano divisi tra la BCE (8%) e le banche centrali nazionali in una porzione determinata dalla quota nel capitale BCE. Le caratteristiche dei titoli utilizzabili nel precedente programma erano: I) i titoli dovevano essere ammessi come garanzia nelle operazioni di politica monetaria; II) dovevano soddisfare i criteri indicati all’art. 4 della direttiva UE 22 sugli investimenti collettivi (UCITS); III) il volume emesso doveva tassativamente superare 100 milioni di euro e, di norma, 500 milioni di euro; dovevano avere un rating tassativamente pari o superiore a BBB-/Baa3, ma di norma superiore ad AA (su questo punto si potrebbero vedere requisiti meno stringenti); IV) erano ammessi titoli coperti da attivi rappresentanti esposizione al settore pubblico; V) le controparti erano le stesse che potevano prendere parte alle operazioni di credito, nonché controparti basate nell’Eurozona e che erano oggetto degli investimenti dell’euro sistema. Molto probabilmente gli acquisti non saranno sterilizzati perché i titoli sono già stanziabili come collateral e perché non emessi da Stati sovrani.

Il peso reale della crisi: tassi all’1,0% per marzo 2012 La BCE alla riunione di novembre potrebbe invece fornire indizi di un imminente taglio dei tassi, dato il peggioramento dello scenario macro. Già alla riunione di ottobre la BCE aveva spianato la strada a una riduzione dei tassi ufficiali, dal momento che valutava in aumento i rischi verso il basso per la crescita e non giudicava più come “accomodante” la politica monetaria. Draghi, nell’intervento del 26 ottobre, nel riconoscere che i rischi per la crescita sono verso il basso, ha indirettamente confermato che l’opzione di allentamento delle condizioni monetarie sarà almeno discussa.

La BCE ha a più riprese ribadito che il sentiero dei tassi rimane fortemente dipendente dal contesto macro. Ebbene, nell’ultimo mese i rischi per la crescita economica nell’area euro sono aumentati. La domanda estera è rallentata ulteriormente. Permane un elevato grado d’incertezza sui tempi per l’implementazione di una soluzione istituzionale alla crisi. La politica fiscale potrebbe diventare anche più restrittiva il prossimo anno: stimiamo che l’impatto delle misure già adottate dai Paesi membri sia di oltre un punto di PIL, ma la Francia potrebbe annunciare una nuova manovra correttiva per circa 9 miliardi di euro per compensare l’effetto della revisione delle stime di crescita 2012, ora a 1,75%. Non possiamo escludere nuovi interventi neppure in Spagna e in Italia (si veda lo Scenario Macroeconomico del 21 ottobre 2011). Dato il quadro internazionale meno propizio e una situazione domestica ancora fortemente incerta, gli indicatori di fiducia stanno perdendo quota rapidamente. Il PMI composito per l’area euro è sceso a 47,3 dal 53,3 di giugno. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea è ben sotto quota 100, livello coerente con una crescita in linea con la media storica. Gli ordini stanno cadendo a ritmi vertiginosi e le scorte sono ormai giudicate eccessive. La consapevolezza che il processo di risanamento richiederà tempi lunghi sta deprimendo il morale delle famiglie in particolare in Italia, dove sono stati superati i minimi del 2008, e in Spagna. Prospettive occupazionali meno rosee e la morsa della politica fiscale penalizzeranno i consumi. Le imprese sono attese ridimensionare sensibilmente i piani di spesa dato il calo di domanda e la scarsa viabilità sulle prospettive a medio termine. Non può escludersi, inoltre, che le condizioni al credito diventino anche più stringenti rispetto a quanto evidenziato dall’ultima Bank Lending Survey della BCE (dal 2% al 16%). Dato il contesto di riferimento l’economia dell’area euro potrebbe fare anche peggio del modesto 0,6% incorporato nelle nostre stime e in quelle di Consenso per il 2012. Lo scenario macro BCE di dicembre potrebbe quindi mostrare significative revisioni al ribasso della stima di crescita per il prossimo anno (1,3%).

Nel contempo, l’inflazione non rappresenta un problema: stimiamo che la variazione dei prezzi ritorni al 2% nella prima metà del 2012. La dinamica dei prezzi al consumo è ancora alimentata dalle pressioni sui prezzi delle commodity e dalla revisione di tassazione indiretta e prezzi amministrati; al netto di questi fattori stimiamo che l’inflazione “ciclica” sia rimasta circa stabile nel 2011 e che non vi sia spazio per rialzi nel corso del 2012. È probabile che la BCE lascerà quasi invariate le stime d’inflazione 2012.

Dato il peggioramento del quadro di riferimento e il rischio di una ricaduta recessiva per la zona euro, riteniamo che la BCE potrebbe segnalare la probabilità di un taglio dei tassi a dicembre di 25 punti base, che avverrebbe allora in concomitanza con la presentazione delle nuove previsioni di crescita e inflazione. Non si può escludere in tale occasione un taglio “secco” di 50 punti base, anche se ci sembra più probabile che la BCE voglia mantenere qualche cartuccia di riserva per l’inizio del 2012. In linea di principio la BCE potrebbe spingersi anche al di sotto dell’1,0% ma tale livello è stato finora percepito come soglia minima e non è stato valicato neppure nel 2009 quando la zona euro veniva dalla recessione più severa dal 1992. Si noti che un taglio di 50pb a fronte di stime di crescita nominali più deboli sarebbe facilmente giustificabile, in quanto lascerebbe invariata la stance di politica monetaria.

A dicembre, la BCE presenterà le stime per il 2013 e quindi offrirà un primo indizio sul percorso futuro dei tassi. Riteniamo che anche se si dovesse raggiungere una soluzione alla crisi in tempi brevi e le ripercussioni dovessero essere contenute, gli effetti sulla crescita saranno piuttosto duraturi e ci sembra improbabile che l’area euro possa crescere significativamente in eccesso dell’1,5% dal 2013. Nel contempo, l’inflazione a meno di impennate dei prezzi delle commodity dovrebbe rimanere sotto il 2%. In questo contesto la BCE potrebbe lasciare i tassi fermi per buona parte del 2013.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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